La sposa normanna, Carla Maria Russo

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Dodicesimo libro: “La sposa normanna” di Carla Maria Russo. Romanzo storico breve, ben scritto e di piacevole lettura. L’autrice, mescolando realtà storica e leggenda, fa rivivere una Costanza d’Altavilla eroica ed indomita, che riesce comunque credibile ed attuale. Per me è stata una lettura rilassante. Lo consiglio e se insegnassi ancora lo adotterei come libro di narrativa nella scuola media.

Morena Bonetti

La vicenda tratta della vita della ‘sposa normanna’ ovvero di Costanza I di Sicilia (meglio conosciuta come Costanza d’Altavilla)

La storia comincia quando Costanza d’Altavilla, ultima erede della dinastia normanna che guida il Regno di Sicilia, è costretta a sposarsi con Enrico di Svevia, il giovane figlio dell’Imperatore Federico il Barbarossa. Un matrimonio al quale dovrà seguire il concepimento di un erede.

Ma questo matrimonio, è visto come una minaccia da gran parte dei baroni normanni ed anche dal Papato che cercherà di impedire la creazione di un potere enorme con l’unione delle due corone.

Dopo una serie di difficoltà Costanza riesce a concepire il figlio tanto desiderato. Parte così in viaggio verso il marito che era partito alla volta della Sicilia per sedare la rivolta dei baroni normanni affinché egli possa vedere con i suoi occhi la nascita dell’erede al trono. Quando finalmente il piccolo Federico nasce, non davanti agli occhi del padre, la madre fa di tutto per proteggerlo dai nemici che  lo minacciano ma quando il piccolo raggiunge l’età di tre anni ella muore.

Federico viene quindi protetto e cresciuto nelle case dei più poveri di Palermo ancora fedeli agli Altavilla. In seguito Federico ritornerà a palazzo e riprenderà il potere.

A viso aperto, Renato Curcio

https://cinquantalibri.wordpress.com/2015/04/06/sebben-che-siamo-donne-paola-staccioli/

Sebben che siamo donne – Paola Staccioli
A viso aperto – Renato Curcio

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L’insoddisfacente lettura del libro Gli anni al contrario si è lasciata dietro una sensazione di incompiuto, di necessità di approfondimento. Nel marasma di testi dedicati agli anni di piombo e alla lotta armata non è facile scegliere. Il caso e il consiglio di un amico mi hanno portata a questi due titoli, uno appena uscito, l’altro vecchio di una ventina d’anni.

Premettendo che è quasi impossibile commentare il contenuto perché si tratta di due libri profondamente di parte (Paola Staccioli è una scrittrice romana che si definisce “scrittrice militante” mentre Renato Curcio…beh, è Curcio) vediamo cosa posso dire rispetto alla forma.

Il libro della Staccioli nasce, come spiega la stessa autrice, “per dare un volto e un perché a una congiunzione.” Negli articoli degli anni 70/80 che parlavano di terrorismo e di lotta armata veniva spesso usata la formula “nel commando c’era anche una donna”.
Anche, dunque. Come se la donna fosse lì quasi per obbligo, una forzatura. Succube e condizionata da uomo che decide per lei. Non per scelta. L’obiettivo della Staccioli è dimostrare la completa indipendenza delle donne che hanno scelto la lotta armata, la lucidità e la profonda convinzione nelle proprie ideologie.
Racconta la vita di dieci donne che hanno scelto la contestazione, la clandestinità, la lotta armata. Tutte e dieci per libera scelta, per convinzione e pronte alle estreme conseguenze delle proprie decisioni. La morte in “battaglia” accomuna le dieci biografie. Da Elena Angeloni (zia di Carlo Giuliani) a Margherita Cagol fino Maria Soledad Rosas (Sole), da Annamaria Ludmann a Barbara Azzaloni. Figure che sono diventate simbolo ancora attualissimo di un certo modo di fare contestazione.

Il libro contiene anche un breve scritto di Silvia Baraldini e della sua vicenda e una serie di schede storiche che ripercorrono alcuni decenni, dalla nascita delle Br ai più recenti movimenti squatter e anarchici.

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Il libro di Curcio, invece, è un’autobiografia in forma di intervista curata dal giornalista Mario Scialoja. Dall’infanzia al carcere nei primi anni ’90. E’ datata, come dicevo. Gli studi a Trento, gli incontri importanti, la nascita delle Brigate Rosse, i primi atti clandestini, la morte della Cagol, l’arresto. E il continuo, inarrestabile, flusso di pensieri pubblicati in varie forme nel corso degli anni.

Due libri interessanti nel loro essere poco obiettivi.
La differenza sostanziale che ho notato è una sola. La Staccioli non mette mai in discussione le ragioni, le scelte, i comportamenti. C’è una latente tentazione alla “beatificazione” di queste figure femminili, un procedere a testa bassa nella difesa, la colpa è sempre altrove. Cercando di essere lettori obiettivi, questa sensazione provoca una sorta di fastidio. Manca il mettersi in discussione.
Aspetto che invece è presente nel libro di Curcio, personaggio indubbiamente discusso e discutibile, ma al quale va dato atto di possedere un’intelligenza acuta e brillante. Sull’uso di questa intelligenza potremmo discutere per mesi. In ogni caso, senza mai rinnegare le proprie convinzioni, Curcio mette in discussione strategie, comportamenti, pensieri suoi e del Br. C’è in questo libro un’autocritica del tutto assente nel libro della Staccioli.
Una curiosità: cercando notizie più recenti di Curcio ho scoperto che dopo la scarcerazione è andato a vivere in quel buco in fondo al mondo che è il mio paese di origine. Una scelta insolita.

Anna LittleMax Massimino