La panne. Una storia ancora possibile – Friedrich Durrenmatt #recensione

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Per chi non lo conosce, Friedrich Durrenmatt è uno scrittore svizzero che ci ha lasciato pagine molto belle (Il sospetto, Il giudice e il suo boia, ecc.). Questo libretto, meno di 100 pagine, è veramente intrigante. Quattro vecchi pensionati, un giudice, un pubblico ministero, un avvocato, un boia, per passare il tempo ogni giorno mettono in scena un grande processo della storia: quello a Socrate, a Gesù, a Dreyfus. Finché una sera si trovano ad ospitare un commesso viaggiatore rimasto in panne con la sua auto e possono quindi mettere alla sbarra un imputato vero. Il processo va avanti con un ritmo serrato fino ad un finale a sorpresa, ma non troppo. Qualcuno di voi ricorderà un film degli anni ’70: La più bella serata della mia vita con Alberto Sordi, ispirato da questo romanzo.

Paolo Messina

Friedrich Durrenmatt – La promessa

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“Non c’è niente di più crudele di un genio che inciampa in qualcosa di idiota”.
E credo ci siano pochi libri più crudeli di questo.
Fin dall’inizio, anzi, fin dal sottotitolo ci annuncia che quella che andremo a leggere non sarà propriamente un romanzo giallo, anzi.
Il libro si apre con la fine di una conferenza. Si intende che il conferenziere è lo stesso scrittore, che al termine del suo discorso si reca ad un appuntamento con l’ex comandante della polizia di Zurigo. Insieme partono in macchina fermandosi in uno squallido distributore di benzina a fare il pieno e a mangiare. Un benzinaio instupidito con lo sguardo fisso verso qualcosa che non arriverà mai, con il quale l’ex comandante scambia qualche parole, una ragazza che serve agli squallidi tavoli e una più vecchia al banco. L’ex poliziotto le saluta come se le conoscesse. Poi si rimettono in macchina e quest’ultimo inizia a raccontare.
La storia è quella di un omicidio crudele e odioso avvenuto anni prima. Il commissario Matthai, il vice del comandante che racconta, era uno dei suoi più brillanti sottoposti, e stava per essere trasferito in Giordania, per un importante incarico internazionale. L’ultimo giorno di servizio si trova però coinvolto nelle indagini sull’omicidio di una bambina, trovate nei boschi di un villaggio di montagna.
E’ lui che va a dare la notizia ai genitori, è lui che promette che troverà l’assassino.
Non è un romanzo giallo, e ci viene detto fin dall’inizio da chi racconta. “Nei vostri romanzi il caso non ha nessuna parte, e se qualcosa ha l’aspetto del caso, ecco che subito dopo diventa destino e concatenazione…”.
Non è un romanzo giallo, ma l’aspetto geniale è che è scritto in modo da coinvolgerti come se lo fosse, e nonostante quelle righe che hai letto poco prima, ti ritrovi a fianco al commissario Matthai nelle sue indagini assurde e folli, eppure sostenute da una logica ferrea e da intuizioni che riescono a convincere tutti, anche il lettore.
Però è il requiem del romanzo giallo, lo dice il titolo, e alla fine rimaniamo anche noi con lo sguardo fisso, un po’ instupiditi, come il benzinaio che abbiamo conosciuto nelle prima pagine, in attesa di un qualche destino, o concatenazione, che ci salvi dalla casualità in cui siamo nostro malgrado immersi.

luca bacchetti