Vincenzo Maisto – Mamme Vegane contro l’Invidia #ResistiVipera

mamme

Grazie alla signora Elena, da quel momento, la nostra informatrice si chiamò dunque “Vipera”. Degna di nota la menzione allo zio maresciallo, immancabile nell’albero genealogico di qualsivoglia analfabeta funzionale che si rispetti. Mentre moi diventai il  Distruggitore.

Vincenzo Maisto, alias Il Signor Distruggere, autore di un riuscito blog e relativa pagina Facebook con lo scopo di “distruggere i sogni altrui esponendo la realtà oggettiva”, in modo ironico e cinico ha raccolto in un unico volume la saga, pubblicata a puntate durante tutto l’anno nel suo blog, nota ai suo fan con il nome di Mamme Vegane Contro l’Invidia (invidia di che? eh, saperlo).
Questo è anche il nome di un gruppo segreto su Facebook in cui alcune iscritte avevano idee quantomeno bizzarre sul mangiare e crescere i figli, e in generale vivere. Un’infiltrata anonima, soprannominata Vipera dall’amministratrice del gruppo, ha iniziato ad inviare al Signor Distruggere screenshot delle conversazioni più assurde che si tenevano nel gruppo segretissimo, e da qui è nata la saga più esilarante e geniale del web del 2016.

E’ un libriccino piccino che si legge in paio di ore, si ride molto, non solo per le battute dell’autore ma per il disagio mentale di questo gruppo di mamme veg/natur/psicosociali.

Massimo Arena

 

Digressioni

È con immenso rammarico e un filino di stizza che devo fare outing: il mio primo libro del 2017 (Il libro della grammatica interiore, D. Grossman) l’ho mollato un attimino lì sul comodino. Non credo significhi iniziare male, anzi. Considerato che ho sempre adottato la filosofia “vai fino in fondo, bifolca, o ti corco di mazzate”, il prendere un altro sentiero potrebbe rivelarsi segno di una qualsivoglia raggiunta maturità. Insomma, io al buon Grossman voglio bene e da tempo, ma a ‘sto giro proprio ho bisogno d’aria. Bello, davvero; profondo e intelligente e psicologicamente validissimo, ma io in questo precisissimo momento ho bisogno di fiato e per me fiato significa o una storia che mi annulli e mi tiri dentro al punto da non sapere più dove abito, o Virginia Woolf (o Haruf, se proprio ve lo devo dire). Se ti scrivi addosso o io ho la sensazione che tu lo stia facendo non mi innamoro. Una cosa però ve la voglio dire: leggendo fino alla trecentesima pagina l’abbandonato (per il momento) di cui sopra ho scoperto molte affinità con un *libellino* che lessi poc’anzi e di cui qui scrissi: L’educazione del giovane Tjaz di Florjan Lipus. Un pochino meno chiacchierato, un filino più al centro delle cose, metodico il giusto. Nel caso, garbatevelo (che queste cosine alla <Il giovane Holden> a me mediamente piacciono assai, per dire). Per lo sconforto della capa avrei iniziato a leggere l’ultimo di Dicker e, sincera fino a raschiare il barile, almeno è una storia e mi pare di respirare. Vi farò sapere. Baci&Abbracci e buon sabato sera a tutti.

Rob Pulce Molteni