L’iniziazione – Saul Bellow #SaulBellow #recensione #citazioni

Volevo iniziare col botto, leggendo 3 libri in 3 giorni, per dare un segnale concreto alla capa e a tutto il gruppo che ho intenzione di detronizzarla a fine anno. Il primo dell’anno sono andato in una spa a rilassarmi e, appunto, con l’intenzione di leggere tanto, ma una serie di avvenimenti spiacevoli e piuttosto grotteschi, che preferisco tenermi per me, per la vergogna, mi hanno impedito di dare il segnale che volevo.
Quindi ne ho letto solo uno e pure il più corto, ma non per questo non bello, anzi.
E allora eccoci qua.

Descrizione

Chicago, 1933. Louie, diciassettenne introverso, sta sbrigando alcune commissioni quando si imbatte per caso in una bella donna nuda, sdraiata sul lettino di uno studio medico deserto. Raccogliendo il suo invito, il ragazzo l’accompagna a casa, diviso tra eccitazione e timore. Dopo cinquant’anni rievocherà quell’episodio e il suo sorprendente epilogo a beneficio del figlio, cui consegna questo antico emozionante ricordo come “una sorta di aggiunta alla sua eredità”, dove si ritrova a fare i conti con l’amore e con la morte, con la sessualità e i doveri, con i premi e le punizioni in un continuo vortice in cui l’arte di arrangiarsi a risolvere problemi lo ha sempre guidato. Un romanzo di impatto, veloce, esilarante, che regala una malinconica nostalgia d’altri tempi magari mai nemmeno vissuti.

Quando stanno succedendo troppe cose, più di quante tu ne possa sopportare, puoi scegliere di fare finta che non stia accadendo niente di particolare, che la tua vita stia girando e rigirando come un piatto di giradischi. Poi un giorno ti rendi conto che quello che credevi un piatto di giradischi, liscio e uniforme, era in realtà un mulinello, un vortice.

Inizia così, con un incipit meraviglioso, questo racconto di Saul Bellow. Ambientato nella Chicago di Capone, in un freddo pomeriggio invernale, mentre una madre sta morendo, un figlio: il narratore di questo racconto, si rivolge al proprio, lasciando questo messaggio come testamento spirituale. Un racconto meraviglioso che ti lascia senza parole e con lo spirito gonfio di nuove consapevolezze.
Vi lascio qualche spunto, preso un po’ a caso e un po’ no.
Mi rifiutavo di credere anche per un solo momento che qui le persone stessero facendo quello che credevano di fare. Sotto la vita apparente di queste strade c’era la loro vita vera, sotto ogni volto il volto reale, sotto ogni voce e le sue parole il tono vero e il messaggio autentico.
<Vede, signorina, questo è il mondo visibile. Noi ci viviamo, ne respiriamo l’aria e ne mangiamo la sostanza. Però quando moriamo la materia torna alla materia o a un altro mondo dal quale la materia prende ordini? >
Mi tolsi tutto, come per dissociare la mia camicia, la mia biancheria da qualunque cosa stesse per accadere, così che solo il mio corpo potesse essere colpevole. Il corpo, era l’unica cosa che non se ne poteva esimere.
Quando chiami le cose con il loro nome e basta, non ci restava dentro quasi niente.
Quando mi volto indietro a guardare il passato porto con me una massa appercittiva che matura e forse distorce, mescolando quello che è memorabile con quello che no può essere degno di menzione.
C’era una convenzione sull’ubriachezza, stabilità in parte dagli ubriachi. L’assunto fondamentale era che la consapevolezza è terribile.
Che tutto quando avevamo mai conosciuto sulla terra ci veniva mostrato nei primi giorni dopo la morte. Che la nostra esperienza del mondo era desiderata dal cosmo, e necessaria a esso per il suo stesso rinnovamento.
Una donna sa come far bruciare un uomo.
Un buon libro è il sangue prezioso di uno spirito sovrano: Milton.
È questo lo è, decisamente.

Daniele Bartolucci

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