La maga delle spezie – Chitra Banerjee Divakaruni #recensione

spezie

Questa è la storia di Tilo, una bambina che che nasce in India, in un povero villaggio. Le sue qualità particolari permettono alla sua famiglia di vivere in maniera agiata, ma quando la sua fama di santa si sparge, viene rapita da dei pirati, che uccidono la sua famiglia e la portano con loro, sperando che la bambina porterà la buona sorte nelle loro scorribande. La nave però affonda e la bambina si ritrova su un’isola dove vive L’antica, una maga delle spezie che istruisce le giovani donne in quell’arte. Nei dieci anni successivi Tilo e le altre bambine imparano tutti i segreti delle spezie, i loro usi comuni e quelli segreti, inoltre affina le sue capacità di vedere nel cuore delle persone, per poterle aiutare con i suoi rimedi. Le spezie ubbidiranno sempre alla maga, ma in cambio la maga dovrà usarle solo per aiutare il prossimo e mai sè stessa, inoltre dovrà dedicare la sua vita al negozio che le viene assegnato, senza poterlo lasciare, e senza potersi legare a nessun. Eccola allora ai giorni nostri in una bottega in California, a elargire cumino, neroblù e luccicante come le foreste del Sundarban, per allontanare il malocchio e sovrastare ciò che il fato ha scritto per l’amico Haroun. La vediamo spargere chiodi di garofano e cardamomo sbriciolati per aiutare Jagjit, vessato dai compagni e incompreso dalla famiglia, dandogli forza con un po’ di cannella, capace di procurare amici e di distruggere i nemici. La seguiamo mentre, con la potenza dei semi di finocchio, tenta di salvare la moglie di Ahuja dalla violenza e dalle umiliazioni di una vita matrimoniale da incubo.
Un libro delicato, che parla di grandi sofferenze e intense passioni. Le spezie, il loro utilizzo in cucina ma, soprattutto, il loro utilizzo curativo fanno da colonna sonora a questa storia. Ci si perde tra i profumi di cannella, zenzero e peperoncino e si percorre un tratto della cultura indiana, così ricca e misteriosa. Scene di violenza, anche domestica e di vite difficili si alternano ad atmosfere oniriche, a un certo eccesso di buonismo e a qualche banalità di troppo che non intaccano comunque l’importanza dei contenuti e la piacevolezza della prosa.

Mariagrazia Aiani

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