Phil Klay – Fine missione #PhilKlay

Forse nessuno torna da una guerra. Forse anche il ritorno a casa, per chi è stato bravo o fortunato a sufficienza, non è altro che un cambiare fronte, l’ingaggio di una nuova battaglia; forse non è altro che l’inizio di una nuova missione. 

Soprattutto il Vietnam prima e poi l’Afghanistan e l’Iraq con le armi super – tecnologiche e il giornalismo embedded, hanno moltiplicato in noi la percezione e la vicinanza della guerra. Assaltati quotidianamente da reportage e videoracconti della cronaca bellica e politica, verrebbe voglia di spegnere la TV, chiudere i giornali, parlare d’altro. Ma di come vivono agiscono pensano e soprattutto subiscono individualmente ciò che fanno e ciò che subiscono i protagonisti attivi (i militari impegnati ) ancora troppo poco forse si parla. Abbiamo da tempo imparato da molti libri e film che da una guerra non si torna mai: e qui ce lo ribadisce molto chiaramente e benissimo il libro “Fine Missione” dell’ex marine Phil Klay, in Iraq nel 2008 – 2009. Il testo raccoglie una dozzina di racconti brevi e folgoranti per pulizia e precisione di scrittura, notevoli per la resa psicologica e la varietà dei temi che riesce a portare alla ribalta parlando dei marines sia impegnati nelle azioni di guerra, sia reduci in licenza o a fine missione. Racconti ovviamente duri e crudi, con il linguaggio pesante tipico dei militari ma con i sentimenti scoperti fino all’estrema conseguenza della perdita di ogni equilibrio emotivo e psicologico. Si oscilla fra orrore per la perdita dei compagni e l’ euforia per le uccisioni dei nemici, salvo poi capire che non esiste più niente dopo se non il proprio sprofondare nella perdita della capacità di relazione per arrivare al proprio “cuore di tenebra”.
Siamo insomma dalle parti di “American Sniper” del grande Clint Eastwood e dei film che raccontano l’impossibilità di stare al fronte senza sentire il profumo della caccia alla preda e dell’impossibilità di tornare e avere una vita normale.
I racconti sono densissimi e qualche volta costringono a consultare compulsivamente il glossario finale dedicato alle sigle con cui il corpo dei marines e l’amministrazione americana inventaria mezzi militari, azioni di guerra, ordigni, strutture militari,etc. E’ una piccola fatica ma che rende benissimo l’idea di una burocrazia che governa le proprie pedine sul campo come in un infinito gioco di ruolo dove perdono tutti, salvo quelli che naturalmente la guerra la dirigono da lontano. Notevole davvero, molto consigliato.

Renato Graziano

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