Gli anni – Annie Ernaux #AnnieErnaux

«Tutta la forza critica che chiediamo a un romanzo è qui, in uno dei libri cruciali del nostro tempo.» Corriere della Sera

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Una scrittura piana, di brevi paragrafi, lo scorrere degli anni dal 1940 al 2008, una vita individuale che diventa collettiva attraverso il flusso continuo di ricordi, fatti, emozioni, speranze, illusioni, disillusioni soprattutto e un bilancio che sembra l’elenco fallimentare della generazione del secondo dopoguerra in cui la politica, l’amore, la liberazione sessuale, i figli, i nipoti sembrano troppo poco per bilanciare il carico di amarezze nel constatare quanto il sè stessi da settantenni sia troppo distante dalle energie, entusiasmi e obiettivi della gioventù. Annie Ernaux ha scritto una magnifica “Ricerca del Tempo perduto” contemporanea mescolando con sapienza le (poche) note autobiografiche della “lei” che si racconta in terza persona, aiutata da qualche fotografia e da una puntigliosa raccolta di annotazioni e vicende raccolte in 70 anni che si trasformano in una formidabile sintesi di quello che siamo stati e non siamo riusciti ad essere. Magistrale, vietato ai minori di 60 anni (secondo me) perché LORO non possono forse sentire come proprio tutto il fiume del tempo narrato. O, se volete, obbligatorio per i venti/trentenni, per capire quanto dolce e tremenda sia la vita che si prende possesso di ciascuno di noi con emozioni che spesso ci sembra di non poter reggere.

Renato Graziano

DESCRIZIONE

Come accade che il tempo che abbiamo vissuto diviene la nostra vita? È questo il nodo affrontato da Gli anni, romanzo autobiografico e al contempo cronaca collettiva del nostro mondo dal dopoguerra a oggi, nodo sciolto in un canto indissolubile attraverso la magistrale fusione della voce individuale con il coro della Storia. Annie Ernaux convoca la Liberazione, l’Algeria, la maternità, de Gaulle, il ’68, l’emancipazione femminile, Mitterrand; e ancora l’avanzata della merce, le tentazioni del conformismo, l’avvento di internet, l’undici settembre, la riscoperta del desiderio. Scandita dalla descrizione di fotografie e pranzi dei giorni di festa, questa «autobiografia impersonale» immerge anche la nostra esistenza nel flusso di un’inedita pratica della memoria che, spronata da una lingua tersa e affilatissima, riesce nel prodigio di «salvare» la storia di generazioni coniugando vita e morte nella luce abbagliante della bellezza del mondo.

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