Tim Conigrave – Holding the man #TimConigrave

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Holding the man è un termine tecnico del football australiano e si traduce come trattenere l’uomo, l’uomo che si marca. Indica per esteso una penalità e per questo alla fine mi sono chiesto se non fosse proprio per un senso di pena o di colpa che Tim Conigrave abbia scritto la propria storia, dalla pre adolescenza all’età adulta, incentrata sul rapporto amoroso con il compagno di scuola e capitano della squadra di football, John Caleo.
Da questo libero scritto nel 1994 è stato tratto il film del 2015 Holding the man, che devo dire è abbastanza aderente al libro e che in tono semplice e melanconico racconta in sintesi i fatti narrati nel testo con un’equilibrata leggerezza.
Al centro di questa autobiografia vi sono diversi modi di rappresentare uno spaccato di vita dalla fine anni’70 alla fine degli anni’90: vi è una storia d’amore pervasiva ma non solo questo, vi sono le lotte per il riconoscimento dei diritti civili, il nascere e propagarsi del virus HIV, la ricerca di un’identità propria e il proporsi come voce del sentimento inquieto di una generazione.
Tim Conigrave racconta i fatti in maniera più onesta possibile, senza cercare di abbellirsi agli occhi del lettore ( per quello che ne sappiamo), a volte in maniera rude e con eccessi che non avevo veramente ben capito fino all’epilogo finale. Non è facile osservare l’evolversi della relazione tra Tim e John senza chiedersi molte volte “Ma perché fai così, Tim!??? “, ma credo che le mie domande siano solo frutto di una poca esperienza di mondo, più che di un qualche maldestro giudizio. Quello che conta è il modo in cui il protagonista riscatta il senso delle sue scelte nel finale, il modo in cui guarda alla vita, quello che ci riporta alla fine della sua esplorazione dell’esistenza attraverso il romanzo: non posso spoilerare niente, mi dispiacerebbe solo, ma credo che il libro valga almeno e se non altro per il suo epilogo, perché sono rari finali così. Trattiene il suo uomo, lo trattiene con le pagine che ha scritto, lo trattiene fino alla fine, come un buco nero, scrive, in cui lancia ogni avvenimento e ogni sensazione, ma che come un buco nero non riflette, attrae tutto con la sua forza, una singolarità sotto la quale si cela il senso di questo racconto.
Non è il romanzo del secolo, non credo neanche sia il romanzo australiano per eccellenza, anche se è stato molto molto quotato, ma è un buon libro e regge molto bene il confronto con il film con il quale si contende il primato per le immagini evocative. Unica pecca: se non parlate inglese dovrete aspettare perché sia libro che film sono disponibili solo in lingua originale ( ma non è così terribile lo slang!).

Stefano L.

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