22-11-1963 – Stephen King #22/11/63 #StephenKing

  “Non voltarti, non guardarti mai indietro.”

22-11

Visto che A) domani inizia la serie TV di 22.11.1963 e B) Alessandro l’ha letto da poco e non ha trovato recensioni recenti, ri-posto la mia che era ancora sul vecchio blog.Se non avete letto molto di Stephen King, questo per me è uno dei migliori. Se non avete letto niente di King e siete un po’ paurosi, potete iniziare da questo, vi piacerà e non avrete traumi particolari. Però il meglio per iniziare rimane sempre Stagioni diverse, io ve lo dico, e li ho letti tutti ehn.

“La vita è un lancio di monetina.”

Ho cominciato questo libro durante un pomeriggio, e mi ci sono immersa nel modo che solitamente mi arriva addosso con i libri belli di Stephen King: di fiato, salutando per un paio di giorni i coinquilini, vivendo con fastidio qualsiasi interruzione, sia essa coniuge, telefono, genitori, cibo, figli o amanti, togliendo tempo a tutto quello che ho intorno perchè devo tornare a quella vita e a quei personaggi, vivere con loro ogni momento possibile, devo vedere cosa succede, devo sapere (il DEVO, come i lettori di Misery ben sanno, non è usato a caso).

Mi ha preso circa dopo dieci pagine, e mi ha agganciato a: I felt good. Until I saw Derry.
Poi mi ha un po’ perso tra Jodie e Forth Knox e lo studio di Lee Oswald, è tornato ad arpionarmi nella corteccia cerebrale dall’attentato a Kennedy fino alla fine, e mi ha lasciato con la consueta desolazione di quando chiudi un bellissimo libro e vorresti solo tornare là fra quelle pagine per un altro po’.

E’ ambientato per la quasi totalità negli anni Sessanta, il periodo d’oro della White America: Camelot alla Casa Bianca, le rivoluzioni sessuali, politiche e per i diritti civili ancora lontane, Cadillac color pastello, gonne svasate, rock’n’roll e swing, milk shakes e Norman Rockwell.

Il passato, apprendiamo, è bellissimo, certo, ma non solo. Per esempio, è ostinato; ed è anche difettoso: i neri non sono animali ma neanche propriamente persone, lo dice la Bibbia; gli ebrei vanno giusto bene per farci affari, non per essere amici; un uomo è il padrone a casa propria, anche se questo significa imporre la disciplina a suon di sberle e pugni alla moglie.

Noi vaghiamo in mezzo a tutto questo mano nella mano con il protagonista, cercando di capire cosa succederà, come e se si muoverà il futuro, perchè sia giusto alterare il corso della storia, potendo. Dato che stiamo viaggiando con il Re, ben presto scordiamo ogni cautela e ci lasciamo andare completamente, siamo Jack Epping, amiamo con tutto il cuore Sadie e i ragazzi e l’insegnamento, siamo onorati di trascorrere del tempo con Deke e Miz Mimi, viviamo e danziamo. Ci scordiamo che la Plymouth Fury in un’altra vita è stata Christine, che la vita è un lancio di monetina, che l’ultima volta che siamo usciti dalla tana del coniglio The Yellow Card Man era morto e nera era la sua carta, che il passato è ostinato per dei motivi non del tutto egoistici, e che Dunning è stato armonicamente ucciso ma a volte gli uomini cattivi ritornano. Perciò anche se sappiamo che il Re non è la Cartland, continuiamo incuranti per trequattrocento pagine a godere, finchè un bel mattino ci svegliamo e il lieto fine ha i denti, denti che azzannano e fanno male: il momento da cui poi tutto andò male non è solo l’assassinio di Kennedy, il migliore dei mondi possibili non ci sta necessariamente aspettando a braccia aperte, l’amore è importante ma a volte non può essere tutto, e soprattutto what goes around turns around.

Penso che questo sia uno dei migliori libri di King per molti motivi, perchè è una buona ricostruzione storica e un ottimo romanzo, perchè è scritto bene e ha grande capacità di emozionare, perchè è maturo ed epico, e soprattutto perchè ci lascia con il messaggio dolceamaro che a volte l’ultimo vero bacio che ti hanno dato è roba di anni e anni fa, e va bene così.

Lorenza Inquisition

“Le cose accadono per delle ragioni, ma a noi piace quella ragione? Molto di rado.”

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