Rolf Hochhuth – Il Vicario #IlVicario

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Il testo brilla di luce propria. Un testo lucido, scarnificato, che indaga dove c’è silenzio, che cerca una ragione dove ragione non c’è, che ci interpella tutti, senza scampo.
Il silenzio di Pio XII di fronte al genocidio nazista, la totale assenza di ragione dei medici di Aktion T4, l’impegno al limite del martirio di figure tanto minori quanto gigantesche, a confronto con i grandi del tempo; tutto è presente, nel testo, come in un sistema meccanico perfetto; un meccanismo con un’anima, che si interroga sulla presenza dell’anima laddove non dovrebbero esserci dubbi che ci sia, ovvero nel Vicario di Cristo, il Papa.
Cinque atti tesi, densi di parole, ma mai verbosi; cinque atti storicamente rigorosi, scevri da morbosi particolari, fitti di emozioni. Il lettore è spinto a cercare le proprie ragioni, attraverso i punti di vista che si intrecciano, si contrappongono, si contraddicono. E la storia non è magistra, no. Ma ognuno trae dalla storia le proprie coordinate di vita.

E non pretendiamo di trovarlo in libreria: non lo si stampa più. Il silenzio, anche in questo caso, è ritenuto il percorso migliore.

A margine, una nota: in questi giorni il Teatro Elfo lo mette in scena. Una versione prosciugata, assenza di scene, luci intense, una recitazione coinvolgente e perfetta. in conclusione, la lettura di una Lettera di una ragazza di Ostia, scritta da Hochhuth sintetizzando lo spirito di tutte le vittime innocenti di una barbarie che si sarebbe potuta, forse, evitare.
Lo spettacolo più emozionante a cui abbia assistito da lungo tempo.
Se potete, non perdetevelo.

Lalab

DESCRIZIONE

Il Vicario è un’opera teatrale scritta dal drammaturgo tedesco Rolf Hochhuth nel 1963. Il titolo originale dell’opera “Der Stellvertetrer” fa riferimento al Papa che è “Gottes Stellvertreter” cioè il Vicario di Cristo.

Il testo affronta la scottante questione delle responsabilità di Papa Pio XII verso l’olocausto, accusando il “Pastore Angelico” di passiva e cosciente complicità con il Nazismo nello sterminio degli ebrei.

Rappresentata a Berlino nel 1963, prodotta da Erwin Piscator, e nell’anno successivo a Londra, sollevò un forte dibattito politico e culturale, del pari alle precedenti opere di Camus e Mauriac sullo stesso tema, causando «denigrazioni accanite come consensi entusiastici», secondo la descrizione di Carlo Bo sulle polemiche seguite alla pubblicazione in Italia del testo, per i tipi della Feltrinelli.

Nel 1965 la pièce venne allestita a Roma dal regista Carlo Cecchi, all’interno d’un improvvisato teatro ricavato in una cantina di via Belsiana, con la partecipazione di Gian Maria Volonté. La versione italiana de Il Vicario fu messa in scena nella sola serata del debutto; il giorno successivo la Polizia fece chiudere il teatro per mancanza del certificato di agibilità dei locali e, nei giorni seguenti, il Prefetto di Roma vietò lo spettacolo in quanto contrario alle norme contenute nel Concordato.

La censura provocò un’azione di protesta dei teatranti e dei sostenitori che si asserragliarono nel teatro minacciando lo sciopero della fame a oltranza, circondati per tre giorni dalle forze di polizia, decise a rallentare l’afflusso di giornalisti e curiosi. Tra i partecipanti allo sciopero, lo stesso Volonté e l’attivista Franco Piperno.La protesta ebbe comunque vita breve, fors’anche per l’ironico servizio di 16 pagine pubblicato dal settimanale satirico Lo Specchio, corredato da numerose fotografie che dimostravano i rifornimenti di uova sode e salsicce agli scioperanti.

La pièce fu poi rappresentata nel teatro di Santa Apollonia a Firenze promossa dall’ORUF , Organismo rappresentativo degli studenti ; il teatro era una chiesa sconsacrata gestita nell’ambito universitario dagli studenti e quindi “autonoma” dalle regole dell’ordine pubblico.

Dall’opera teatrale, nel 2002, sono stati tratti il soggetto e la sceneggiatura del film storico Amen, diretto dal regista greco Costa-Gavras.

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