Sissi a Miramar – Alessandro Fullin #AlessandroFullin #Sissi

“Noi, a corte, tuti parlemo in triestin. Imparemo de pici da le balie. Tute triestine, la sa? Oh Dio, una iera bisiaca, ma sorvolemo su quella ingannatrice… Comunque, fato sta che mi parlavo triestin prima ancora che tedesco!”

Sissi a Miramar -Alessandro Fullin 

Editore:Mgs Press
Anno edizione:2013

Il romanzo, molto breve, nasce da una trasmissione radiofonica, ed è un”operetta senza musica“, dal quale hanno tratto un testo teatrale che ha avuto molto successo, e costituisce il primo capitolo di una trilogia, con i successivi Ritorno a Miramar e Oberdan, amor mio!

L’autore, scrivendo in dialetto triestino, reinventa i personaggi di Carlotta del Belgio e della cognata, l’imperatrice Sissi, triestinizzate nei modi, nel pensare e nella lingua, e il loro mondo e momento storico, riadattati alla contemporaneità triestina. Ne nasce una descrizione irriverente della vita di corte nei dialoghi e pettegolezzi tra donne, un dialogo surreale e divertente, con la principessa Sissi in incognito dopo l’attentato di Ginevra di cui è stata vittima, e Carlotta di Belgio, che insieme alla fedele governante Ottilia cerca di campare sfruttando il castello lasciatole dal defunto marito; una donna pratica, nervosa e sbrigativa, che vede la propria vita sconvolta dall’arrivo dell’invadente cognata.

In questa routine di forzata convivenza irrompe il fustacchione Guglielmo Oberdan (“quello a cui hanno intitolato una piazza“) sconvolgendo le sorti della principessa: folgorati da un colpo di fulmine travolgente, meditano di scappare dal castello a bordo della Trentasei (l’autobus di linea che congiunge Trieste a Grignano).

L’autore, Alessandro Fullin, è (tra altre cose), il cabarettista che in Zelig interpretava la professoressa Fullin, quella che insegnava il Tuscolano.

“O amore! Cosa c’è di più forte dell’amore?”
-La bora…- rispondi Sissi.

Ps1. Segnate sul calendario la mia prima (e probabilmente ultima) “recensione”
Ps2. È scritto in triestino, astenetevi se vi scappa la pazienza per il linguaggio foresto come succede a me per Camilleri!

Alessandra Filippi

 

A spasso con Daisy – Alfred Uhry #AlfredUhry #Teatro #recensione

*Rory Gilmore Reading Challenge*

A spasso con Daisy (Driving Miss Daisy) di Alfred Uhry è un testo teatrale del 1987, che vinse il Premio Pulitzer per la sezione Teatro. Nel 1989 ne fu tratto un film con protagonisti Jessica Tandy, Morgan Freeman e Dan Aykroyd, che si portò a casa tre statuette Oscar: miglior film, migliore sceneggiatura (sempre per Uhry) e miglior attrice per la Tandy.

E’ un testo semplice e intelligente, ambientato nel profondo Sud degli Stati Uniti nel 1948, all’alba dei primi movimenti per i diritti civili degli afro-americani, dove il razzismo è una realtà, un dato di fatto. Si apre con Miz Daisy, una ricca signora ebrea di settantadue anni, lingua tagliente e occhio vigile, che distrugge per la seconda volta in pochi mesi la propria auto nuova di zecca. Questo spinge il figlio Boolie, mite uomo d’affari quarantenne, ad assumere per lei un autista di colore, Mr. Hoke, un taciturno, tranquillo signore. Miz Daisy prende immediatamente in odio il nuovo assunto, che da parte sua non è molto impressionato dalla nuova datrice di lavoro, che lo tratta con sufficienza e con malcelato, latente razzismo. L’opera si dipana in una serie di scene che coprono i venticinque anni successivi, mentre i due imparano a superare le proprie diffidenze e i propri sospetti, avvicinandosi e diventando, alla fine, amici. Hoke è un uomo dignitoso, buono, poco disposto alla rabbia e a trinciare giudizi; Miss Daisy è scontrosa, severa, con un senso della propria posizione sociale ma mai ingiusta. Era un’insegnante da giovane, e quando scopre con orrore che Hoke non è mai andato a scuola si preoccuperà di insegnargli a leggere e scrivere.

Gli anni passano sulla strana coppia, che impara a rispettarsi e ad accettarsi totalmente, pur avendo ben chiaro sempre che il tempo e le circostanze in cui vivono non permetteranno mai a nessuno dei due nulla di più di una calorosa stretta di mano in pubblico. E’ un’amicizia, la loro, profonda e vera, che commuove proprio perchè due persone che vivono in un’epoca che non li considera socialmente nè soprattutto umanamente pari, imparano a conoscersi e poi rispettarsi nonostante i paraocchi che la loro educazione e la società hanno imposto.

Nella prefazione, Uhry racconta di aver scritto Driving Miss Daisy per un teatro off-Broadway che aveva bisogno di qualcosa in cartellone per cinque settimane, e che nelle sue previsioni quello sarebbe stato l’unico exploit del testo: era un’opera specifica ambientata in un posto e in un tempo molto precisi della sua infanzia, e non pensava che molti vi si sarebbero potuti identificare. Ma le rappresentazioni durarono per tre anni consecutivi, durante i quali fu tradotta in diverse lingue ed esportata in decine di Paesi, per finire anche al cinema, e quindi, ammette Uhry, mi sa che mi sono proprio sbagliato sul fascino di quest’opera e su quello che aveva da dire.

Da quella prima rappresentazione del 1985 molti anni sono passati, e molte cose sono cambiate, si potrebbe dire generalmente in positivo, nella nostra società. Ma il pregiudizio e l’odio razziale, l’etichetta amara con cui bolliamo nel nostro cuore nero l’estraneo, il diverso, quello che è di un’altra razza, o religione, sono sempre presenti, sempre è difficile sforzarsi di guardare oltre la superficie cercando la comune fratellanza umana sotto il pregiudizio. Leggere A spasso con Daisy spinge un poco nella giusta direzione di empatia sociale e antirazzista, ed è un testo sempre attualissimo e molto molto consigliato.

Lorenza Inquisition