La stranezza che ho nella testa – Orhan Pamuk #OrhanPamuk

STRANEZZA

Leggere Pamuk è viaggiare. Dentro al come dell’essere uomini e donne, farciti di sentimenti e ambizioni, aspirazioni e limiti, amori e dolore; dentro alla geografia dell’essere famiglia, qualsiasi cosa questo abbia voglia di significare; dentro ai luoghi, fatti da chi li abita, sempre; dentro alla storia e alle sue sfumature di cicli e presunzioni, qualsiasi mare si stia guardando dalla terrazza da cui ce la raccontano; dentro ai quartieri di Istanbul, alle sue contraddizioni, alla sua straordinaria bellezza.
Leggere Pamuk è entrare in con-tatto. Con la fede e come morde ai fianchi, come placa, come innalza, quanto spoglia e ricuce e lascia che le si chieda. Con l’assenza di risposte, per tutti sempre le stesse domande e la stessa sorda, impietosa, gioiosa assenza di risposte. Con ciò che sentiamo, temiamo diverso (troppo), per impararci dentro l’identico afflato a lenire la solitudine.
Mevlut è un uomo mite. Il protagonista di questo romanzo è un uomo mite, che mangia il suo mondo perché non può farne a meno. Lo mangia con gli occhi, camminandolo, indagandolo, lasciandolo lì a spiovere malinconia sul tempo e sulle cose. Lo mangia amando interamente, intensamente, lottando contro la miseria e facendolo miseramente, ma con ingordigia. Onesto, retto, fiero. Umile e pellegrino di una modernità che lo lascia tradito eppur sognante. Fallire e crescere: ecco cosa sempre gli accade. Fallisce e cresce, va avanti, ascolta in silenzio e non dimentica, non dimentica mai nulla.
Mevlut lo tradiscono, e gli amici e la sera. Rayiha invece lo ama. Riamata. Come non si potesse fare altro.
Ringrazio chi, sapendo del mio amore per questo scrittore, mi ha immediatamente regalato l’ultima sua fatica. Ringrazio perché in questo tempo di poco tempo da dedicare alle cose che salvano, queste pagine hanno saputo salvarmi un pezzettino di cuore e anche un paio di costole.

Rob Pulce Molteni

DESCRIZIONE

Un ragazzo ama una ragazza. Tutte le storie, anche quelle piú complicate, nascono da questa semplice, universale premessa. Mevlut l’ha incontrata una sola volta: i loro sguardi si sono incrociati di sfuggita al matrimonio di un parente a Istanbul. Eppure è bastato quell’attimo di perfezione e felicità a farlo innamorare. Süleyman, il cugino, gli ha detto che delle tre figlie di Abdurrahman, quella che ha visto Mevlut, quella di cui si è innamorato, è senz’altro Rayiha. Da allora non l’ha piú rivista ma, per tre anni, Mevlut le scrive le lettere piú appassionate che il suo cuore riesce a creare. Finché un giorno capisce che l’unico modo di coronare il suo sogno è scappare con Rayiha, di fatto rapendola dalla casa paterna in cui è rinchiusa. Cosí, una notte di tempesta, mentre Süleyman aspetta con un furgone in una strada poco lontana, Mevlut e la sua amata si riuniscono. Nulla potrà andare storto ora, nulla potrà piú dividerli, pensa lui. Poi un lampo illumina la scena e rivela il volto di Rayiha: quella non è la ragazza a cui Mevlut ha creduto di scrivere per tutto quel tempo, non è la ragazza di cui si è innamorato a prima vista tre anni prima! Chi ha ingannato Mevlut? E come si comporterà ora il nostro eroe? Questa è la sua storia, caro lettore: la storia di Mevlut Karataþ, venditore di boza (la bevanda, leggermente alcolica, tipica della Turchia), lavoratore indefesso, inguaribile ottimista (qualcuno direbbe ingenuo), sognatore, profondo conoscitore delle strade e dei vicoli di Istanbul. Perché questa è anche la storia di una città e del tempo che l’attraversa, una saga grandiosa e potente degli individui e delle famiglie che lottano, si alleano, si amano e si dividono per trovare il proprio posto nel mondo. Il premio Nobel Orhan Pamuk ha fatto della sua città, Istanbul, il personalissimo teatro in cui mettere in scena l’universale dei destini umani. Con La stranezza che ho nella testa ha saputo scrivere un romanzo rutilante in cui le storie piccole di uomini e donne comuni hanno la forza irresistibile della Storia di tutti.

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