The Secret Life of Walter Mitty – James Thurber #WalterMitty

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Questo è un libriccino carinissimo, ciccissimo, troppo coccolosissimo. In realtà non è neanche un libro, è un racconto che si legge in mezz’ora scarsa, apparso per la prima volta nel The New Yorker nel 1939, e da lì divenuto leggenda, è il racconto più pubblicato nelle antologie di letteratura americana da ormai sessant’anni. E’ considerato il capolavoro di Thurber, dalla storia furono tratti due film (l’ultimo in ordine di tempo è quello del 2013 con Ben Stiller, molto differente dalla storia originale, anche se è basato sull’idea originale del libro).

Il nome di Walter Mitty e la parola Mittyesque sono entrati nella lingua inglese come è successo in tempi più recenti al nome di Murphy e della sua legge, per farvi un esempio.

La storia è molto cinematografica di suo, consiste essenzialmente in una serie di scene in sequenza che vedono protagonista il mite e distratto signor Mitty, che accompagna la moglie in città per il consueto shopping settimanale, e durante questa giornata ha 5 eroici sogni ad occhi aperti, poichè è questa la sua specialità: distaccarsi dal mondo che lo circonda e dalla realtà quotidiana per vivere nella sua mente avventure meravigliose. Durante questo breve pomeriggio il signor Mitty sarà il pilota di una nave americana durante una terribile tempesta, un luminare della chirurgia chiamato per un’operazione impossibile, uno spietato killer chiamato a deporre durante un processo e infine un pilota della RAF impegnato in una missione suicida. Ognuna di queste fantasie si scatena da un fatto normalissimo nella vita reale di Mitty, per esempio diventa un chirurgo nel momento in cui la moglie gli ricorda di mettersi i guanti mentre guida, cosa che a lui non piace, quindi li mette ma nella sua testa comincia a diventare chirurgo.

Walter Mitty è l’epitome dell’uomo comune che ha un’esistenza grigia e sogni in techicolor, così vividi che nulla nel grigiume del quotidiano riesce a impedirgli di sognare, e sognare in grande. Come dicevo, è un raccontino piccino, e per me è magistrale proprio il fatto che in poche pagine Thurber riesca a condensare tutto quello che ho raccontato, in più con un linguaggio perfetto, usando termini assurdi o inventati per dominare situazioni di cui non sa nulla (la sala chirurgia) o poco (il tribunale), e ricorrendo anche all’onomatopea per rendere il suono delle armi.

Il libro termina con il nostro omino che viene raggiunto da sua moglie di ritorno dal parrucchiere, che lo sgrida perchè sta fumando, e mentre è appoggiato al muro getta con sprezzo a terra l’ultima sigaretta guardando a testa alta il plotone di esecuzione.

Io l’ho trovato geniale, è ovvio che dal 1939 ne abbiamo letti di personaggi come lui che vivono nell’altro mondo più che in questo, ma Walter Mitty  è stato il primo e per me non è invecchiato per niente. E poi è consolante sapere che non si è soli, noi sognatori irriducibili.

L’ho letto in inglese ma c’è anche in italiano, ed è insieme ad altri racconti e vignette.

vitasegreta

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