Il Processo – Franz Kafka

PROCESSO

Josef K. è un procuratore di banca attento ed attaccato al suo lavoro. Una mattina si ritrova delle persone in casa che sono venute ad arrestarlo e da quel momento niente sarà più la stessa cosa per K. che si ritroverà invischiato in un processo assurdo, folle, dove si susseguono situazioni senza capo né coda e dove non si conosce bene nemmeno il capo d’accusa.
Questo è l’ultimo romanzo di Kafka, rimasto incompiuto alla sua morte e pubblicato postumo. Nonostante alcuni capitoli lasciati a metà e varie cancellature nominate in lettura, è un grande romanzo e, se fosse stato terminato, non sarebbe maggiormente denominato capolavoro di quanto già non lo sia.
È un viaggio nei difficili meandri della giustizia, è un romanzo “labirintico”, claustrofobico e a tratti surreale che alla fine lascia un po’ attoniti e sconcertati, vuoi per il finale che sembra quasi da film western, vuoi per l’attualità delle descrizioni sul percorso burocratico che si attraversa per poter affrontare un processo a proprio carico nel migliore dei modi. C’è da dire che Kafka aveva studiato giurisprudenza per far piacere a suo padre anche se poi, nella propria vita, ha sempre prediletto la scrittura e la letteratura. Conosceva bene, quindi, ciò di cui scriveva, anche se a tratti ci sembra esasperato e poco credibile.
Lungi la mia dall’essere considerata una recensione, vorrebbe invece essere un consiglio letterario anche per chi Kafka è costretto a studiarlo a scuola per forza. Provate ad immaginarlo come una piacevole lettura piuttosto, e vedrete che la curiosità di conoscere le motivazioni per cui Kafka scriveva in un certo modo, saranno più forti delle costrizioni scolastiche.

simona passerini

DESCRIZIONE

Il processo (Der Prozess) è un romanzo incompiuto di Franz Kafka, pubblicato per la prima volta nel 1925. È una storia surreale di un impiegato di nome Josef K. che viene accusato, arrestato e processato per motivi misteriosi.

Il manoscritto giunse nel 1920 nelle mani di Max Brod, amico di Kafka, che lo valutò come la più grande opera dello scrittore. Brod esaminò il manoscritto, eseguendo alcune piccole modifiche per compensarne le lacune, e contrariamente alla volontà dell’autore, che desiderava che l’opera fosse bruciata dopo la sua morte, pubblicò il romanzo nel 1925. Come scrisse Bruno Schulz nella prefazione dell’edizione del 1936.  Il romanzo, che Max Brod ricevette nel 1920 dall’autore sotto forma di manoscritto, è incompiuto. Alcuni capitoli frammentari, che avrebbero dovuto trovare la loro collocazione prima del capitolo conclusivo, vennero da lui separati dal romanzo, basandosi su quanto dichiarato da Kafka, e cioè che questo processo in idea è a dire il vero incompiuto e che le sue ulteriori peripezie non avrebbero apportato più nulla di essenziale al senso fondamentale della questione.

In questo romanzo più ancora che nelle altre sue opere, Kafka usa uno stile che serve lo scopo di rendere la narrazione spersonalizzante e angosciosa. I personaggi sono spesso indicati in modo parziale e criptico; dello stesso protagonista non viene mai chiaramente esplicitato il cognome (che rimarrà sempre ‘K.’). La trama presenta diverse contraddizioni, che non sono però da attribuirsi all’incompiutezza dell’opera: in effetti, esse sono introdotte ad arte per mettere in dubbio qualsiasi punto di riferimento certo per il lettore e trascinarlo così in una condizione quasi onirica.

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