Lo Scimmiotto – Wu Ch’êng-ên

Traduzione di Adriana Motti
Biblioteca Adelphi

scimmiotto

Con un po’ di lentezza dovuta a crisi varie, ho finito un altro libro, che mi sento di condividere.
Si chiama ‘Scimmiotto’ ed è il testo di una leggenda famosa in tutto l’Oriente.
Racconta le avventure di Scimmiotto, una dio scimmia nato da una pietra con una personalità particolare che si mette in testa di diventare l’Eguale del Cielo dopo aver imparato la dottrina buddista e le arti magiche, causando un sacco di guai alle schiere celesti. Per punizione viene imprigionato in una montagna per volere divino finché un prete scelto dal Cielo per andare in India al cospetto di Buddha e portare in Cina le Sacre Scritture non lo libera, facendolo prete. Con la benedizione del Bodhisattva Kuan Yin (o Kannon) i due iniziano il pellegrinaggio verso l’India, accompagnati da altri due demoni convertiti: Porcellino e Sabbioso.
La storia è una favola, con termini un po’ desueti e manifestazioni di magia potentissima e mirabolanti effetti speciali, fra Draghi, testuggini parlanti, demoni, divinità e lotte sanguinose. Per chi mastica un po’ di Buddhismo è piuttosto interessante perché vi ricorrono temi importanti e si tratta di una leggenda religiosa, come potrebbero essere le ‘parabole’.. E poi, Scimmiotto ha un bastone che si allunga a comando e può viaggiare su una nuvola… Vi dice niente? Il personaggio Son Goku di Dragonball viene da qui, così come il manga Saiyuki, che è direttamente basato su questa leggenda… e chissà quante altre opere.
Mi ha divertito leggerlo. Lo consiglio per una lettura culturale ma ‘diversa’.

selena magni

Risvolto

Uno dei quattro grandi romanzi classici cinesi, Lo Scimmiotto, fu scritto dal letterato Wu Ch’êng-ên nel secolo sedicesimo, ma il materiale della storia è un immenso ciclo di leggende che si era accumulato per centinaia di anni intorno al «viaggio verso l’Occidente» – cioè verso l’India – del monaco Hsüan Tsang, poi detto Tripitaka, per raccogliervi scritture sacre buddiste e introdurle in Cina. La vicenda comincia con la nascita di una scimmia da un uovo di pietra: è lo Scimmiotto, che presto sarà eletto Re delle Scimmie. Essere prodigioso e beffardo, dalla inesauribile vitalità, Scimmiotto adopera astuzie e artifici magici per diventare immortale e, poi, per portare lo scompiglio e la guerra nel cosmo, subissando i celesti con le sue sempre eccessive trovate – ed è una delizia seguire il turbamento provocato nei cieli cinesi, affollatissimi di esseri divini, da questo indiavolato trickster. Infine, nella seconda parte, Scimmiotto, assieme a due altri compagni – Porcellino e Sabbioso, che simboleggiano due potenze dell’essere umano – si riscatterà dalle sue malefatte aiutando Tripitaka nel suo arduo viaggio.
Tutto il libro è un moto inarrestabile di fatti e sorprese, un grande romanzo di avventure che ne contiene in sé tanti altri. Aprendosi la strada nella selva di queste vicende il lettore si renderà conto a poco a poco che Lo Scimmiotto è anche un’allegoria, un viaggio mistico, una satira sociale, e vi scoprirà un immenso repertorio di pratiche e tradizioni religiose. Il cielo e i suoi abitanti sembrano qui essere un travestimento della terra e degli uomini, la terra una continuazione del cielo: sfrontatezza e devozione, familiarità con la natura e i suoi prodigi, sapienza psicologica, diffusa ilarità convivono tranquillamente in questo mondo fondato sulla magia, in queste vicende che sembrano fatte per essere raccontate a dei bambini e insieme sono cariche di sottintesi, sicché giustamente ebbe a dire di questo romanzo il suo congeniale traduttore, il grande sinologo Arthur Waley: «Lo Scimmiotto è unico nel suo complesso di bellezza e assurdità, di profondità e insensatezza».

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