Marbles: Mania Depression Michelangelo and me – Ellen Forney #ellenforney

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Marbles: Mania Depression Michelangelo and me – Ellen Forney

Per la voce Graphic Novel ho deciso di leggere questo diario scritto dalla cartoonist Ellen Forney, che racconta la sua lotta con il disturbo bipolare, partendo da quando le viene diagnosticato fino a qualche anno dopo, quando serenamente ha imparato a conviverci.

Questo tipo di disturbo non prevede un trattamento standard: ogni paziente deve con costanza e serietà attendere di trovare la giusta combinazione di farmaci e stile di vita che gli permetta di raggiungere una stabilità emozionale duratura, e questo può richiedere vari anni.

Il bipolarismo è caratterizzato da un’alternanza fra due condizioni dell’attività psichica, l’eccitamento (la cosiddetta mania) e al rovescio la depressione. In sostanza, come tutti volgarmente sappiamo, c’è una fase up, in cui si è veramente veramente UP (eccessivi ottimismo ed autostima, sensazione di aumentata energia e diminuzione di fame e sonno, flusso continuo di idee grandiose e iniziative, intuizioni deliranti, assenza di freni inibitori) e una fase Down, che è pericolosamente down. E quindi umore depresso per la maggior parte del giorno, quasi ogni giorno, idee ricorrenti e ossessive di autosvalutazione, di inadeguatezza e indegnità, temi di inguaribilità, pensieri di morte, propositi suicidi.

Per l’autrice, questo processo si snoda per quattro lunghi anni, raccontati con i suoi chiari disegni, ingannevolmente semplici. Il libro inizia con il momento UP, fantasticamento disegnato per varie pagine di parole, caselle, stelle, asterischi, onde che in sostanza vogliono farci “vedere”, come accade per lei, le sensazioni: lampi di luce chiara, come una scarica elettrica. Seguono la diagnosi, la difficile accettazione, l’inizio della terapia con la propria psichiatra. Come per ogni malato, l’accettare il problema è forse la fase più difficile: Ellen si perde in periodi di negazione, trascura le medicine, pensa di potersi gestire da sola. Ma intanto pur se dolorosamente ne parla con la famiglia e con qualche amico, segue con costanza un corso di yoga che la aiuta a rilassarsi naturalmente, non trascura di praticare uno sport. Il momento down è infinito e doloroso, il disegno si fa cupo, monocorde, scheletrico, claustrofobico. Riesce a superarlo e anche questo fa parte dell’accettazione: capire che non vuole mai più sentirsi così male. Ammette con sè stessa di non aver seguito tutti gli insegnamenti della psichiatra perchè essendo artista, teme nel profondo che il suo periodo UP sia il suo momento davvero creativo, quello che in sostanza le dà il talento. Per questo ci parla di famosi artisti (scrittori, compositori, pittori) che soffrirono nel tempo di bipolarismo, e non avendo cure adatte finirono spesso suicidi. Infine dolorosamente accetta di continuare a curarsi, e di farlo seriamente. Il risultato è che il talento non se ne andrà, il lavoro continuerà ad arrivare proprio perchè essendo stabile garantisce dei risultati duraturi ai committenti, la famiglia e gli amici sono a supportarla sempre.

E’ un libro molto bello, l’autrice è spietatamente onesta con sè stessa, ironica e di grande simpatia, e le due vicende, quella mentale e il percorso artistico, illustrate con uno stile che mi è molto piaciuto.

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