Ricorda Maggie Rose – James Patterson #JamesPatterson

james-pCiao, sono Agata e mi piace James Patterson. Lo dico a voi, del mio gruppo di auto-aiuto preferito. Quindi ora, vi prego, rispondetemi con il vostro “Ciao Agata!” e comprendetemi. Di Patterson mi piace la capacità di lasciar sottintendere le emozioni, la brevità dei periodi che lasciano gli occhi scorrere rapidi sulle pagine. Mi piace Alex Cross, e lo dico senza aver mai visto un film tratto dai libri di Patterson, mi piace la figura del Cavaliere Nero con le mani grandi, lo sguardo fiero, la rabbia e il dolore nascosti, il padre affettuoso e il nipote rispettoso. Mi piace perché si fa coinvolgere anche se non vuole, perché è empatico con le vittime, ma anche, talvolta, con i loro carnefici e questo lo addolora. Ricorda Maggie Rose l’avevo letto tantissimi anni fa e ora ho deciso, visto che il tempo e la testa per letture più impegnate mi mancano, di riprendere in mano Alex Cross e di rileggere tutto il ciclo di libri. Preparatevi dunque a un anno di recensioni in sua compagnia. Buone letture a tutti!

Agata Pagani

Il passaggio – Justin Cronin #JustinCronin

SECONDO LIBRO
Un libro post apocalittico

passaggio

Secondo me la recensione di Lorenza ha detto tutto. È davvero un buon incrocio fra Io sono leggenda, The walking dead e The road. Ma è anche un libro di evasione: davvero iniziarlo nuoce gravemente a chi ha troppi impegni o scadenze perché poi si ha solo voglia di continuare a leggere e finirlo.
Ha qualche dialogo di troppo che magari poteva essere tagliato su 870 pagine, ma ciononostante è un libro equilibrato e ben scritto: Cronin ha un sacco di buone idee su come condurre la narrazione e dà la possibilità al lettore di considerare The passage un’opera a sè, oppure di continuare la narrazione con I dodici, secondo capitolo della trilogia.
Mi è piaciuta l’idea che ha mutuato da qualche mistica ebraica, credo, della “convenienza delle essenze”, il modo in cui tutte le anime siano in fondo liberate dalle catene (e il riferimento a Canto di Natale di Dickens è più volte citato) anche grazie alla realizzazione di una soltanto che però realizza il senso di tutte le altre.
È uno di quei libri che non vorresti finire mai perché ti affezioni ai personaggi: merita tutto il punteggio che la capa gli ha assegnato.

Stefano Lillium