Dante – Alessandro Barbero #Dante #AlessandroBarbero

Visto che nessuno ancora si pronuncia su questo libro, mi cimento io per rompere il ghiaccio.

Questo libro mi ha lasciato un po’ confuso (niente di nuovo, devo dire). E’ un libro per specialisti scritto in maniera semplice, dote rara di chi evidentemente si è scartavetrato per il diritto e per il rovescio tutti i testi che cita. Il libro solleva il velo sulla vita e sulle vicende dell’epoca di Dante, ma si scontra con il limite oggettivo di una colossale ignoranza: la mia. Non lo dico per malinteso snobismo, ma per un senso di inappagato sapere riguardo Dante. Procedendo con la lettura mi sono reso conto che avevo bisogno di allargare la conoscenza del periodo storico per apprezzare meglio le sfumature del testo. E’ una cosa che sicuramente succede a tanti, ma ad ognuno accade per libri diversi: in questa occasione ho sperimentato l’ansia di non sapere o di non comprendere, per questo motivo ritengo che il libro abbia raggiunto appieno il suo scopo, che è stato quello di stimolarmi nella ricerca. Barbero, lo sappiamo, è un autore dall’erudizione sterminata ed il testo ha una bibliografia corposa, spesso inaccessibile agli umani, cosa che gli permette di sollevare una vastità di questioni storiche e storiografiche, di svelare ‘misteri’ sulla vita di Dante, ma soprattutto, di sollevare dubbi dove sembra esserci chiarezza e consenso unanime degli studiosi. A questo riguardo va detto che il libro sembra mettere il punto sullo stato attuale della ricerca storica e Barbero con consueta leggerezza, pare togliersi qualche sassolino dalla scarpa (quelli che a noi ignari lettori paiono innocue citazioni e commenti, probabilmente sono lontani echi di feroci battaglie fra accademici). Ho trovato meno avvincenti le parti in cui l’autore, da specialista, si addentra nelle diatribe di come valutare la redditività del podere di Pagnolle di proprietà di Dante, oppure ci avvisa degli errori degli storici riguardo il cambio fra fiorino bolognese e fiorino di Firenze; tutte questioni che sono sicuramente avvincenti se segui il corso monografico di Storia Economica del Trecento, ma che lasciano un po’ ‘spiazzati’ (soprattutto se leggi quelle pagine nel primo pomeriggio dopo un lauto pasto) perché sembrano non spostare di molto la questione della genesi letteraria della Commedia.

Allo stesso modo non ho trovato particolarmente avvincente l’analisi quasi certosina dello strumento principe della ricerca storica: L’ATTO NOTARILE. Ma si sa, è il popolo che fa la STORIA, però sono i notai che ce la raccontano. Quindi se vogliamo sapere tutto su Dante, dobbiamo seguire la famiglia Alighieri attraverso le fideiussioni, i prestiti, le alienazioni, etc…

Il punto è proprio qui: come ci dice l’autore, questo è un libro di uno storico su Dante ed il suo tempo, non è il libro di un dantista e sulla Divina Commedia, quindi non vi fate intortare dal fatto che casualmente Dante e la sua opera sono connessi, perché qui analisi letterarie non se ne fanno. Tuttavia rimane un libro piacevole da leggere soprattutto per la vastità delle conoscenze messe in campo con semplicità dall’autore, sia che parli delle usanze riguardo funerali e matrimoni nella Firenze del Trecento, sia che ci descriva lo schieramento degli eserciti in battaglia.Resta secondo me un’opera monumentale nonostante la sua alta fruibilità e mole ridotta. Molto bello il capitolo iniziale sulla battaglia di Campaldino ed anche le pagine sulla formazione di Dante. In particolare la parte sul suo maestro Brunetto Latini e sulla dimensione etica dell’istruzione alla retorica, finalizzata al discorso politico. Temi che costantemente si ritroveranno nella biografia di Dante e nella sua concezione politica.

Tutto qua, e non è poco. Unico avvertimento: come già accennato, prima di avventurarci fra le splendide pagine, magari è bene ripescare le due paginette sulla vita e le opere di Dante sul testo delle superiori (che il lunedì c’è sempre l’interrogazione a sorpresa).

Luigi Troina

Descrizione

Il genio creatore della Divina Commedia visto per la prima volta come uomo del suo tempo di cui condivide valori e mentalità. Alessandro Barbero ne disegna un ritratto a tutto tondo, avvicinando il lettore alle consuetudini, ai costumi e alla politica di una delle più affascinanti epoche della storia: il Medioevo.

«Lo storico Alessandro Barbero ricostruisce la vita del poeta con un’istruttoria basata sulle testimonianze e sull’analisi dei documenti. Tra rigore e passione».Paolo Mauri, Robinson

«Il Dante di Barbero è un Dante che ci piace perché umanizzato, privo di quella seriosità polverosa da banchi di scuola»Amedeo Feniello, la Lettura

Alessandro Barbero ricostruisce in quest’opera la vita di Dante, il poeta creatore di un capolavoro immortale, ma anche un uomo del suo tempo, il Medioevo, di cui queste pagine racconteranno il mondo e i valori. L’autore segue Dante nella sua adolescenza di figlio di un usuario che sogna di appartenere al mondo dei nobili e dei letterati; nei corridoi oscuri della politica, dove gli ideali si infrangono davanti alla realtà meschina degli odi di partito e della corruzione dilagante; nei vagabondaggi dell’esiliato che scopre l’incredibile varietà dell’Italia del Trecento, fra metropoli commerciali e corti cavalleresche. Di Dante, proprio per la fama che lo accompagnava già in vita, sappiamo forse più cose che di qualunque altro uomo dell’epoca: ci ha lasciato la sua testimonianza personale su cosa significava, allora, essere un teen-ager innamorato, o su cosa si provava quando si saliva a cavallo per andare in battaglia. Ma il libro affronta anche le lacrime i silenzi che rendono incerta la ricostruzione di interi periodi della sia vita, presentando gli argomenti pro e contro le diverse ipotesi, e permettendo a chi legge di farsi una propria idea, come quando il lettore di un giallo è invitato a seguire il filo degli eventi e ad arrivare per proprio conto a una conclusione. Un ritratto scritto da un grande storico, meticoloso nella ricerca e nell’interpretazione delle fonti, attento a dare piena giustificazione di ogni affermazione e di ogni ipotesi; ma anche un’opera di straordinaria ricchezza stilistica, che si legge come un romanzo.

Editore: Laterza Collana: I Robinson

Anno edizione: 2020

Lei ha mai visto Hitler? – Walter Kempowski #Sellerio #WalterKempowski

“Era davvero impressionante. Oggi, non ci si può più immaginare come fosse. Mi arrabbio ancora oggi, quando leggo una qualsiasi cosa contro Hitler. Mi fa arrabbiare, anche se sono perfettamente consapevole che tutto ciò era una follia. Hitler è stato un leader e un’esperienza. Ci faceva battere il cuore più forte”.

Walter Kempowski è stato uno dei più importanti scrittori tedeschi del dopoguerra. Oltre a un ciclo di romanzi, si cimentò in un gigantesco lavoro trentennale di ricostruzione documentaria del secondo conflitto mondiale, un collage di 9000 pagine sugli anni di guerra 1941-45 che raccoglie lettere e diari dell’autore, voci di personaggi noti e di gente comune, notizie di giornale, bollettini della Wehrmacht, fotografie, estratti di registri di cimiteri e note diplomatiche, dichiarazioni di carnefici e di vittime, testimonianze dell’orrore, della speranza, del fanatismo. Dei tre volumi di interviste, il primo libro è questo Lei ha mai visto Hitler?, il cui titolo è la semplice domanda che viene posta dall’autore a parecchie centinaia di persone comuni, di ogni condizione, nelle più disparate situazioni, in un arco di trent’anni: in una stazione ferroviaria o in un negozio, per la strada o in una scuola. L’intento narrativo restituisce il ricordo di Hitler cristallizzato nella mente dei tedeschi che lo hanno visto tra il 1920 e il 1945, in una struttura corale organizzata innanzitutto cronologicamente, da quelli che hanno visto Hitler durante i primi anni di cancelliere via via fino all’ascesa al potere e alla guerra.

Le persone intervistate rispondono con ricordi diversi, a volte si dilungano, altre descrivono molto sinteticamente il loro incontro con Hitler; alcuni con sincerità ammettono di aver combattuto nell’esercito o di aver fatto parte della Gioventù hitleriana, altri confessano di aver sempre diffidato del dittatore senza ovviamente aver potuto manifestare dissenso, molti hanno confusi ricordi di quando erano bambini e i genitori li portavano alle immense adunate naziste in cui il discorso del Fuhrer era l’evento più importante. Non sappiamo con quale e quanta sincerità stiano parlando gli intervistati, però è interessante questo percorso nella Storia visto con gli occhi della gente comune, che ha vissuto – sia pure marginalmente, se erano bambini o figli di dissidenti- nel pieno della dittatura, e prima ancora nella straordinaria infatuazione di massa e nella grande illusione. Piuttosto disarmanti sono poi quei testimoni che alla domanda diretta Lei ha mai visto Hitler? rispondono sviando completamente l’argomento, mettendosi a parlare di tutt’altro. Non c’è contraddittorio, quindi non si capisce esattamente il senso della loro vaghezza, se un pudore, una rimozione, una (comprensibile) vergogna che non si vuole dichiarare o, il dubbio naturalmente rimane, un rimpianto per il mito perduto che non vogliono confessare.
Un libro molto interessante, tante storie che compongono non solo il ritratto in movimento nel tempo del tiranno, ma anche, di riflesso, del suo popolo, che attendeva ore e ore schierato nelle adunate senza potersi muovere nè mangiare, o era felicissimo di saltare la scuola perchè quel giorno il dittatore arrivava in visita nella città, o aveva piacere di essere nella Lega delle ragazze tedesche perchè si cantava e ballava nei campi tutto il giorno, all’aria aperta. Un popolo che appare quasi normale in queste storie, gente comune che viveva la propria vita mentre “altrove” accadeva l’incommentabile.
Eppure, citando la coppia di psicologi Mitscherlich: Nel 1945 non c’erano nella sfera pubblica tedesca autorità che non fossero state compromesse. Ciò valeva per i relitti della struttura feudale e della borghesia liberale: i dirigenti, gli industriali, i magistrati, i professori di università avevano accordato al regime un appoggio decisivo ed entusiastico, ma col naufragio si videro sciolti per incanto da ogni responsabilità personale. A parte una vaga speranza d’integrazione europea, non era possibile ricorrere a una concezione politica scaturita da un movimento di resistenza al nazismo.

 

“Lei ha mai visto Hitler?». Ho posto questa domanda a circa 500 cittadini della Repubblica Federale Tedesca: amici, parenti, colleghi, guardiani di musei, commercianti e pensionati. Inizialmente, ho fatto questa domanda solo per procurarmi materiale per un mio romanzo. In seguito, mi sono reso conto che le risposte potevano essere di maggiore interesse. La prima edizione di questo libro risale al 1973.”

Lei ha mai visto Hitler? – Walter Kempowski

Curatore: Raul Calzoni
Anno edizione:2015