Stoner, John Williams

stoner

Ho finito di leggere “Stoner” (6/2015).
Ringrazio questo gruppo per avermi fatto scoprire questo libro. Una storia normale, una vita anche banale e noiosa, non eccezionale, raccontata magnificamente.
Ho letto tante recensioni, oltre ai vostri pareri, e il comun denominatore era “capolavoro”. E sono d’accordo. L’autore ha scritto straordinariamente questa storia. Williams ha uno stile che mi ha colpita molto, la narrazione è fluida, alcune descrizioni così reali, io vedevo ciò che leggevo. Sentimenti ed emozioni raccontati così bene da entrare in empatia con il personaggio. Posso dire di aver letto un romanzo, un bel romanzo, capace di emozionarmi, di farmi riflettere, sulla vita, sulle scelte, sull’accettazione impassibile degli eventi e del tempo che passa, sull’amore, sulla famiglia. Consiglio anche io questo libro, a cui do un bel 9 come voto!

Federica Giancane

Stoner, John Williams, The greatest American novel you’ve never heard of.

“In his forty-third year William Stoner learned what others, much younger, had learned before him: that the person one loves at first is not the person one loves at last, and that love is not an end but a process through which one person attempts to know another” .

Un libro, come si sa, non dice a tutti la stessa cosa, e non tutti reagiscono allo stesso modo a quello che ha da dire. Poi ci sono certi libri, certi grandi libri, certe superbe scritture per cui l’immedesimazione è percorso obbligato, ed entrare nella storia è inevitabile, perchè vi si trova tutto quello che costituisce le nostre stesse banali, piccole, grandi, straordinarie esistenze.

Ho amato molto Stoner personaggio, anche se a volte avrei voluto entrare nel libro e dargli degli sberloni, mi snervava proprio. E la sua storia l’ho trovata in generale deprimente a livelli galattici, infatti per l’ultima sessione ho fatto nottata pur di finirlo e non dovermi ritrovare anche la sera dopo a penare per il mio beniamino, è un dato oggettivo, Stoner è triste, nei momenti migliori solo malinconico, nei peggiori profondamente angoscioso.

Ma questo non cambia che sia una storia scritta meravigliosamente bene, una piccola vita non straordinaria che tuttavia ti risucchia per la sua intensità. John Williams intervistato su se sia giusto scrivere letteratura perchè intrattenga rispose che Sì, evidentemente non ha senso leggere se non se ne trae un grande senso di gioia, e “gioia” non è esattamente una parola che userei per descrivere come mi sentivo durante questa lettura. Ma se non c’era gioia ci sono state sicuramente empatia, attrazione, e una varia gamma di emozioni che vanno dalla commozione alla rabbia, e un senso infinito di ammirazione per la bellezza della scrittura.

E’ un libro magnifico e il professor Stoner rimarrà per sempre con chi legge, lui, la sua a volte ottusa malinconia di fondo, la sua fede infinita nei libri e nell’insegnamento, il suo tener duro nelle relazioni di padre e marito, pur con i suoi intrinsechi fallimenti, il suo essere Don Chisciotte contro i mondani giochi di potere dell’Università. E’ affascinante questo uomo dignitoso che vive una vita così normale, così triste e banale, e nonostante questo riesce a provare profondi sentimenti, amore, gioia, senso di completezza per quello che ha fatto.

He felt himself at last beginning to be a teacher, which is simply a man to whom his book is true, to whom is given a dignity of art that has little to do with his foolishness or weakness or inadequacy as a man.

Ho amato Stoner, e avrei voluto poterlo salvare dalla sua stessa esistenza, ma come dice lui stesso, provava allo stesso tempo vergogna e orgoglio, e soprattutto un amaro senso di disillusione, in sè stesso, nel tempo e nelle circostanze che lo avevano reso possibile. E’ un uomo di grande sapere che spesso non ha idea di come affrontare le varie sconfitte della propria vita, che è in genere esattamente quello che la realtà ha in serbo per tutti noi, ma non ne esce mai incattivito o rabbioso, non perde mai la propria umanità, nè l’amore per quello che la vita offre o gli ha offerto.

“You must remember what you are and what you have chosen to become, and the significance of what you are doing. There are wars and defeats and victories of the human race that are not military and that are not recorded in the annals of history. Remember that while you’re trying to decide what to do”

Come dice l’autore, Stoner viene spesso pensato dai lettori come un uomo che ha vissuto un vita triste e cattiva, ma io penso che invece abbia avuto una buona vita, davvero buona, certamente migliore di quanto la maggior parte della gente abbia. Ha potuto fare il lavoro che voleva fare, ha sempre amato quello che faceva, aveva il senso dell’importanza di quello che stava facendo, e non ha mai perso quello che davvero lo faceva sentire vivo, l’amore per l’insegnamento e per la Letteratura.

Se vi riconoscete almeno in parte in queste emozioni, leggetelo. E’ un viaggio duro, ma vale la pena farlo.

stoner

A kind of joy came upon him, as if borne in on a summer breeze. He dimly recalled that he had been thinking of failure – as if it mattered. It seemed to him now that such thoughts were mean, unworthy of what his life had been.