Fabio Geda, Se la vita che salvi è la tua

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Strano a dirsi, ho finito un libro (è l’anno della noia per me). Bene! Mi è piaciuto moltissimo e ve lo consiglio. Parla di me, ovviamente, ma anche di tanti di noi: c’è qualche insegnante precario in sala? Parla di dolore, di scelte pazzesche e irrazionali, del desiderio di vita autentica che forse forse abbiamo tutti in comune. Originale e ben scritto, con svolte di trama sorprendenti e personaggi complessi. Io l’avrei finito anche con 200 pagine in più, perché l’unica cosa che mi è mancata è un cucchiaino di approfondimento sulle psicologie di tutti. Non sempre tagliare è la soluzione: se un libro è bello vorresti farlo durare, come una liquirizia srotolata pian piano.

Daniela Quartu

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Fabio Geda – Se la vita che salvi è la tua

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Che a lui io ci sono affezionata tanto perché mi ha fatto conoscere la storia di Enaiat e allora ecco qui il suo ultimo romanzo.
La storia (anche qui, come nel cardellino!) di come un quadro può farci smarrire la strada tracciata da noi stessi o da altri per noi e farci prendere le backstreets che chissà dove ci portano, chissà se ci portano da qualche parte. Anche qui ci sono frontiere, interiori ed esteriori, da traversare, anche qui ci sono clandestini. Andrea è piegato su se stesso e a volte ha domande senza risposte, a volte corre senza chiedersi niente e fa del male alle persone che crede di amare, capisce che “siamo fatti dei residui delle persone che incontriamo”, prova a fermarsi. Chissà se ce la farà.

«I miei figli faranno quello che potranno, quello che la vita gli offrirà. Ciò che posso mostrargli è come. Come fare le cose, come alzarsi e andare incontro al giorno che ogni mattina Dio ci srotola di fronte quando il primo sole illumina i tetti delle case, di chiunque siano quelle case. Non ho molta fiducia nelle parole, signore. L’esempio, quello sí».

Lazzìa