Un’imprecisa cosa felice – Silvia Greco #silviagreco #recensione

“Non è vero che sei scemo, sembri molto più intelligente di quando eri piccolo, si vede che ti ci è voluto un po’ più di tempo degli altri, che sarà mai.”

Un’ imprecisa cosa felice – Silvia Greco

Editore: Hacca

Pessoa, subito. “Fu un momento”
Wislawa, a chiudere. “Sotto una piccola stella”.

“Mi perdonino i morti se ardono appena nella mia memoria.
Chiedo scusa al vecchio amore se do la precedenza al nuovo.
Perdonami, speranza braccata, se a volte rido”.

No, non è una storia pesante.
No, non leggerai e dirai “Dio, che pugno nello stomaco”.
Staccherai un po’ dal tuo mondo quotidiano, magari noioso e asettico,
e viaggerai di fantasia, che ti farà bene.
Leggerai e sorriderai, ti commuoverai un po’, leggerai della morte, ma sarà un sospiro, e poi farai un sorriso.
Capirai che le persone importanti che ci lasciano no, non ci lasciano mai.
Sfoglierai quei capitoli brevi, che a me piacciono tanto, perchè sono come le fotografie. Immediati. Ti sentirai come a teatro, a vedere una commedia.
Come al teatro delle marionette: sai che è per bambini, ma rifletti e ti diverti lo stesso.
La bellezza è bellezza, anche sotto un’apparente ingenuità.
Abbraccerai Nino, che arriva in ritardo su tutto, ma la lentezza gli fa restare negli occhi il sogno, e fa fuggire via le cose brutte.
Nino, che si incanta ad ascoltare una storia, Nino che ritaglia gli sguardi e i volti.
Nino, che, mentre leggo, penso no eh, non fargli succedere niente di male, a Nino,
che non lo potrei sopportare.
Che quando penso a “ritardo cognitivo” mi viene un brivido.
In cui c’è tutto, dentro, da un pianto a dirotto a Forrest Gump e alla sua piuma.
Marta è sveglia, invece. Marta corre, Marta pretende, Marta si incazza, Marta che la sofferenza se l’è ingoiata tutta.
Entrambi, a loro modo, hanno in mente un piano di risalita.
Non conoscono bene la strada, ma la troveranno.
Alla fine c’è un sorriso che li aspetta.

E’ una fiaba, una piccola magia, una poesia delicata, questo libro.
Che quando lo chiudi, alla fine, stai bene, senza dover spiegare bene perché.
Ascoltate musica. Mangiate marmellate di consolazione.
Fate a gara di stelle. Mettete un cartello con scritto “oggi chiuso per cose mie”.

“Così la brezza / dice sui rami senza saperlo / un’imprecisa cosa felice”.

Musica: Felicità, Lucio Dalla
https://youtu.be/Zw5JtUcFcAc 

“Era quel tranquillo momento della sera quando la gente del giorno è già tornta a casa dal lavoro e la gente della notte deve ancora arivare al Birdland. Dalla finestra dell’albergo guardava Broadway farsi viscida e buia sotto una pioggia indecisa. Si versò da bere e posò una pila di canzoni di Sinatra sul piatto del giaradischi…toccò quel telefono che non squillava mai e tornò alla finestra. Presto la vista di fuori si annebbiò, appannata dal suo respiro. Ricalcando la propria immagine riflessa come fosse un disegno, tracciò con il dito delle linee intorno agli occhi, alla bocca e alla testa, finchè non li vide trasformarsi in un teschio gocciolante che cancellò con il polso.”
(Natura morta con custodia di sax – Geoff Dyer)

Il cielo, la terra e quel che sta nel mezzo – Marlo Morgan

” Il nostro popolo non ha mai conosciuto la ghigliottina, né il plotone d’esecuzione, ma neppure il ruolo della polizia. Poi, non più di un’ottantina d’anni fa, l’autodeterminazione ci è stata negata da parte di stranieri che hanno insediato un loro governo senza tenere nella minima considerazione noi e i nostri diritti. Non c’e’ mai stato alcun trattato e, anzi, in tutti i documenti alla base dell’ordinamento legale australiano si afferma che il continente era privo di ogni forma di vita umana. Come se quasi un milione di uomini e donne non fossero mai esistiti. E proprio perché noi siamo un popolo pacifico, la nostra cultura si è dissolta in un tempo relativamente breve.”

Il cielo, la terra e quel che sta nel mezzo Marlo Morgan

Negli anni venti, in Australia, due gemelli aborigeni vengono strappati alla nascita alla loro famiglia d’origine e separati: il maschio, Geoff, crescerà in una fattoria e verrà successivamente adottato, mentre la femmina, Beatrice, verrà mandata in un orfanotrofio gestito da suore dove resterà fino ai sedici anni. Entrambi trascorreranno un’infanzia difficile, privati di affetto e delle loro origini, crescendo soli e senza nessuno su cui poter contare, fino alla decisione di tornare a cercare le proprie origini; in particolare la ragazza, Beatrice, finirà a vivere per un lungo periodo con gli aborigeni dell’Outback. In questo impariamo a conoscere il Paese autentico, le sue usanze, le sue origini, la sua “vera gente”, riscoprendo il significato di un modo di vivere apparentemente semplice, fatto di veri valori e pochi oggetti essenziali. Gli Aborigeni non vivono divisi in se stessi, come gli uomini delle società civilizzate, cosiddette moderne, abituati a farsi giudicare per i loro beni materiali e per l’abilità con cui espongono il meglio di sé soltanto superficialmente. Non essendoci in loro questa spaccatura tra l’essere e l’apparire essi sono autenticamente se stessi e, perciò, realmente felici.
A me è piaciuto molto, pur scadendo qualche volta nel banale, l’ho trovato un romanzo scorrevole e di gradevole lettura, e fa riflettere su temi attuali, come la mancanza di rispetto verso il diverso, ma soprattutto l’invasione di un territorio da parte di un popolo che si ritiene superiore, e che pretende di imporre il proprio grado di “civilizzazione”. Mi sento di dire che in qualche modo ricorda Australia con la Kidman e Hugh Jackman, se vi è piaciuto il film, apprezzerete anche questo romanzo.

mariagrazia aiani