Life – Keith Richards #recensione #KeithRichards

keith-2

Sono una grande ignorante per quel che riguarda i Rolling Stones per cui non mi si può accusare di essere di parte. Premesso questo, vi posso dire che ho divorato Life in tempi record. Un libro politicamente scorretto una riga si e l’altra pure, niente abbellimenti e fiocchetti. Una della autobiografie più oneste (credo) e “nude” che mi sia mai capitato di leggere. È stato un po’ come leggere un libro che ti parla della vita su un altro pianeta. Mi ha colpita ogni pagina, ogni aneddoto, praticamente tutto in tanti modi diversi, un continuo ondeggiare tra una sorta di fascinazione e una perplessità della serie “ma che davvero??”. Per riassumerla nel suo stile: ne ha di fascino questo stronzo.
Potrei riportare qualche frase sui quintali di droga, sulle crisi di astinenza, su quel pavone di Mick Jagger, sui figli, sulle pollastrelle, sui maledetti sbirri, sulla musica, sul concetto di amicizia, ecc ecc. E invece, guarda un po’, mi è piaciuta tanto l’idea di Keith Richards di inferno e paradiso.
Perché poi, in 45 anni di vita, una visione infantile ma appagante di inferno e paradiso che in fondo mi soddisfa mi sia stata data da Keith Richards non è dato sapere. Per l’arpa poi vediamo…

E se non si fosse capito: libro da leggere assolutamente.

“Io per esempio non ho mai trovato il Paradiso un posto particolarmente interessante dove andare. Anzi, la vedo così: che Dio, nella sua infinita saggezza, non si sia disturbato a creare due dimore – il paradiso e l’inferno. Sono lo stesso posto, ma il paradiso è dove ottieni tutto quello che vuoi, e trovi mamma e papà e i tuoi amici, e vi abbracciate tutti e vi baciate e suonate l’arpa. L’inferno è lo stesso posto – niente fuoco, niente zolfo – ma tutti passano senza vederti. Non c’è niente, nessuno ti riconosce. Tu gli fai segno “sono io, tuo padre”, ma sei invisibile. Sei su una nuvola, e hai la tua arpa, ma non puoi suonare con nessuno perché non ti vedono. Quello è l’inferno:”

Anna Massimino

keith-3

Annunci

La Grande Storia del Rock a Fumetti – Enzo Rizzi

mockup-heavy-bone-la-grande-storia-del-rock-3d-per-il-web-low_rgbGrande delusione per me questo volume a fumetti con disegni di Enzo Rizzi e testi di Francesco Ceccamea e Gianni della Cioppa (pochi, a dire il vero), firme note del giornalismo hard & heavy italiano.
Duecento pagine di mini-bio, anzi micro: non dice moltissimo su nessuno degli artisti, e qualche riassunto pare un pochino confuso, raffazzonato, giusto per riempire le due facciate dedicate ad ogni band; addirittura qualche aneddoto forse errato rispetto alle biografie. In questa sorta di bigino di due pagine per ogni artista/gruppo ritenuto dagli autori fondamentale nella storia del rock da Robert Johnson ai giorni nostri, i disegni (davvero belli, puliti, precisi) spesso riprendono fotografie notissime dal mondo rock’n’roll.
Due pagine però per molti artisti sono estremamente riduttive, come si fa a condensare decentemente in due pagine di fumetto i Beatles, i Rolling Stones o Bruce Springsteen? Non bastasse, le bio sono piene di errori e i testi zeppi di refusi.
Infine, il filo conduttore e presentatore delle bio è tale Heavy Bone, demone rockettaro che incarna tutti i cliché più triti del rocker duro e puro.
Se avete un figlio o nipote dodicenne che volete iniziare al rock può anche andare bene, se già ha tredici anni ve lo sconsiglio vivamente.

Massimo Arena