Tutta la luce che non vediamo – Anthony Doerr #AnthonyDoerr

La lista è vita.

Schindler’s List

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Potrebbe apparire un po’ forzata ma leggendo questo libro, a mio avviso superbo, questa frase è risuonata spesso nella mia testa.
Eh già perché senza lista o senza la fortuna sfacciata di incappare in una recensione capace di attrarmi, questo libro non l’avrei forse letto.
Parto da una considerazione stilistica, capitoli brevi che adoro perché con tre figli che ti chiamano in continuazione o la cena da preparare e’ piu’ facile riprendere il filo del discorso, una scrittura molto chiara e capace di portarti la’ dove l’autore vuole senza mai cadere nel patetico, infine i salti temporali, seppur in un arco di tempo breve, rendono il tutto vivace e movimentato.
La storia è molto bella, si parla in parallelo della vita di Marie-Laure e di quella di Werner, lei ragazzina di dodici anni che vive a Parigi col padre ed è cieca a causa di una malattia e lui orfano che vive con la sorella in un orfanotrofio della Germania. La vita della prima cambierà quando, in seguito all’occupazione nazista, si dovrà trasferire a Saint-Malo col padre nella casa del prozio Etienne, personaggio bizzarro che da vent’anni non esce di casa, ossessionato dai fantasmi della guerra passata: qui Marie dovrà affrontare nuove sfide ed il buio della guerra.
Werner, invece, grazie ad una sua abilità speciale nell’aggiustare apparecchi elettronici, si troverà a frequentare l’accademia della Gioventù hitleriana dove verrà messo faccia a faccia con una realtà che non gli appartiene ma che, suo malgrado, lo porterà a diventare una pedina fondamentale per la caccia ai partigiani.
Non aggiungo altro, a voi il piacere di scoprire, se lo vorrete, dove li porterà tutto ciò .

Mariagrazia Aiani

Olive Kitteridge – Elizabeth Strout #OliveKitteridge #ElizabethStrout

She didn’t like to be alone. Even more, she did’nt like being with people.

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Libro che ha portato all’autrice il Pulitzer nel 2009, Olive Kitteridge è strutturato in modo particolare, un romanzo di 13 racconti, 13 storie diverse, tutte ambientate nella stessa piccola cittadina immaginaria del Maine, in cui i personaggi di ogni racconto hanno a che fare, in varia misura, con la vera protagonista, Olive, insegnante di matematica del locale liceo, donna sarcastica, dallo sguardo franco e dalla parlata elegante, con una naturale intolleranza alla stupidità e all’ipocrisia.  La grandezza di questo libro è nella scrittura, la Strout è bravissima in tutto lo spettro della narrativa letteraria: lirismo nella descrizione dei paesaggi, lampi di profonda comprensione umana, dialoghi e fraseggio straordinari. E sa anche rendere con superba empatia i momenti di tragedia nelle piccole grandi vite di persone comuni che descrive, impossibile rimanere indifferenti al loro dolore.

I personaggi dei racconti spaziano attraverso varie generazioni e tipologie di umanità, giovani e vecchi, poveri e benestanti, felici o disperati, gente diversa di cui arriviamo a cogliere con dolcezza i pensieri più profondi, descritti con stile asciutto e spartano, sempre con una certa simpatia.

E’ un libro un po’ triste, i temi principali di queste storie sono la solitudine, la morte, l’alienazione. Generalmente c’è poca speranza, anche se la conclusione a cui io sono arrivata dopo la lettura non è di sconforto ma di una certa serenità. Olive attraversa la propria esistenza con ironia, disperazione, rabbia e amore, a volte negando i problemi ma in genere con sincerità. Alla fine accettando che ogni vita è uno strano, intricato affare, e che rimanere a galla, indipendentemente dall’inesorabile avanzare del tempo che porta tutti verso una triste comune fine, è realmente un singolo atto di coraggio.

L’esistenza di noi tutti, nella sua interezza, non è quasi mai pregna di grandi spettacolari avvenimenti, e sempre, per tutti, arrivano i piccoli accomodamenti insieme ai grandi sogni perduti, a volte splendide illuminazioni di fianco alle brutture. Tutti abbiamo i momenti persi, le cose non dette, la stupida arroganza della gioventù e il senso della meraviglia perduta dell’infanzia. Quello che rimane alla fine di Olive è la dolcezza di una fotografia sbiadita che porta ancora l’eco delle risate di una certa estate, la voglia di perdersi sempre e nonostante tutto in una passione, l’amore, infine, per questa sciocca, terribile, bellissima fiamma che chiamiamo vita.

Lorenza Inquisition