Vite cancellate (Boy Erased) – Garrard Conley @edblackcoffee #GarrardConley

Premessa: non inserisco ogni volta i termini cura, paziente o malattia tra virgolette solo per comodità, ma do per scontato che non sia necessario.

«La potenza della storia raccontata da Conley risiede non solo nel vivido resoconto dei dettagli grotteschi della terapia riparativa, ma anche nella liricità delle sue riflessioni sulla sessualità e l’amore nel contesto della vita famigliare e culturale del Sud degli Stati Uniti»Los Angeles Times

La vicenda si svolge nel 2004. L’autore del libro, Garrard Conley, ha 19 anni ed è al suo primo anno di college quando rivela ai genitori di essere omosessuale. Il padre, predicatore battista, e la madre, moglie perfetta di un predicatore battista, gli offrono una scelta. Non gli pagheranno più gli studi, dovrà lasciare il college e vivrà come un uomo disonorato. Oppure potrà curarsi, entrare in un programma di riabilitazione di Love in Action, associazione di ispirazione cristiana che promuove la Terapia di Conversione e tornare ad essere un perfetto ragazzo americano etero e sano.Love in Action agisce in maniera estremamente semplice: isola un gruppo di pazienti (principalmente omosessuali, ma anche pedofili o alcolisti: il gruppo è eterogeneo) e li cura riportandoli a Dio. Viene richiesto di rivelare al gruppo ogni pensiero più recondito, ogni più piccolo segreto di famiglia, ogni più piccolo frammento che possa essere indicato come “ecco, quello è il momento/pensiero/atto che mi ha fatto diventare gay. Adesso lo so e da questo punto posso iniziare a guarire e tornare ad essere non-gay.” Ci si deve esporre continuamente di fronte agli altri, vergognarsi e umiliarsi. E si deve pregare moltissimo, perché Dio è la Cura. Anche la Bibbia è curativa, a volte anche sbattuta sulla testa può avere i suoi effetti. Gli esorcismi, nel libro, sono solo accennati ma nel caso perché no. Dettaglio che sembra quasi insignificante in mezzo al resto: i promotori di Love in Action non sono terapeuti. Uno di loro parla al gruppo solo in forza della sua “prepotente virilità”.Ok, la sto facendo un po’ troppo semplice. In realtà è agghiacciante.La terapia di conversione ha diverse forme, questa era la variante americana di inizio anni 2000. Nell’ultimo ventennio è stata argomento molto dibattuto. In alcuni Stati è stata dichiarata illegale, in molti Paesi è stata fortemente sconsigliata da ogni sorta di associazione medica e scientifica. Perché ha fatto danni grandi, tanto per cominciare, e non stiamo nemmeno a cominciare il discorso etico.

Questo è un libro notevole, potente per diverse ragioni. Innanzitutto per il percorso intrapreso da un ragazzo molto giovane per rivendicare il diritto di essere se stesso, diritto che il mondo attorno non prende in considerazione, come qualcosa che non esiste: né dalla sua famiglia, né dalla società in cui vive e dal Dio a cui, gli è stato insegnato, deve cieca obbedienza. Garrard Conley deve imparare ad essere se stesso dove quello che lui è viene considerato una malattia. Una malattia che ferisce Dio. È notevole perché è un racconto onesto e diretto, a volte davvero brutale e sconvolgente. Scritto bene, con ferocia ma a volte anche con leggera ironia, quando racconta con estremo candore cosa sia per alcuni la normalità. È un libro notevole perché parla di fanatismo, di estremismo religioso. Apre un’immensa finestra su quella Bible Belt, quella zona degli Stati Uniti del Sud chiamata Cintura della Bibbia dove Dio è la Risposta, la Cura ma anche la Scusa per tante cose.

Questo libro è uscito qualche anno fa e per quello che mi riguarda è stata un’ulteriore conferma dell’attenzione che la casa editrice Black Coffee pone nel pubblicare letteratura americana “altra”, quella distante da sogni e stereotipi. Ogni libro letto finora ha aperto una finestra interessante su aspetti meno noti della cultura americana.

Da questo libro è stato tratto un film. L’ho visto e non mi è dispiaciuto ma ha una patina troppo hollywoodiana che, parere personalissimo, gli toglie un po’ di credibilità. Il libro, visto che chi racconta ha vissuto la vicenda sulla propria pelle, è molto più drammatico ma anche molto più vero.

«Un memoir coraggioso che invita a riflettere su quanto l’America sia ancora un Paese dove gli omosessuali sono costretti a combattere per reclamare il proprio posto nella società. Boy Erased è un libro bellissimo, tutti dovrebbero leggerlo»Garth Greenweel

Anna Massimino

Traduttore: Leonardo Taiuti

Editore: Edizioni Black Coffee Anno edizione: 2018

Cometa sull’Annapurna – Simone Moro #SimoneMoro #Corbaccio

Simone Moro è un alpinista d’alta quota. In questo libro, il primo che scrive, vuole raccontare la spedizione sull’Annapurna del 1997 che è costata la vita ai suoi due compagni di cordata e che lo ha visto miracolosamente sopravvissuto alla valanga che ha ucciso gli altri e che lo ha fatto precipitare per 800 metri. E così parte dalla sua infanzia e cerca di spiegare come mai ha fatto della montagna il suo mestiere, perché scalare è la sua vita e che cosa significa per lui raggiungere la vetta. Ci racconta le sue esperienze, le sue paure, i suoi dubbi e la grande, indimenticabile amicizia con Anatolij Bukreev, il grande alpinista kazako morto sull’Annapurna. Perché erano lì in pieno inverno? Come mai avevano deciso di affrontare quella parete in una stagione così ostile? Quale era il loro obiettivo? Simone racconta, descrive, spiega. Ci fa sentire il freddo e la stanchezza e poi la solitudine e la disperazione della sua discesa dopo la valanga, con le mani ferite e inutilizzabili, i tendini recisi, e la sensazione di non farcela. Ma il vero dolore Simone lo prova quando non può più sperare nella salvezza dei suoi due compagni. Il suo racconto è però un inno alla montagna e a quell’amico che sarà sempre vivo nel suo cuore.

All’improvviso, è arrivato qualcosa di completamente nuovo nella mia esperienza di lettore. Dopo aver letto il saggio di Byung Chul-Han, “La società senza dolore” cercavo qualcosa di estremo che mi aiutasse a filettare le pieghe dei concetti del filosofo coreano. Tra i tanti consigli ricevuti su libri di scalate mi ha incuriosito più di altri la storia di un’altra spedizione, sul Nanga Parbat, di un altro alpinista italiano, Daniele Nardi, finita nel peggiore dei modi. Documentandomi su questa vicenda ho “incontrato” tra le tante informazioni, un’ intervista a Simone Moro che dava la sua opinione sui fatti. Mi sono innamorato. È stato amore a prima vista tra me e questo cinquantenne bergamasco che parlava e trasmetteva con tanta enfasi le sue emozioni al mio impianto sinaptico. Erano anni, almeno 10, da quando scoprii Paul Auster, che non mi capitava di innamorarmi (da un punto di vista intellettuale) di qualcuno in questo modo, di qualcuno che non fa neanche lo scrittore. Fulminato.

Considerando poi che negli anni ho sviluppato una forma piuttosto grave di Kenofobia, doveva esserci qualcosa che non vedevo ma che mi ha portato a lui. Platone lo chiamava Daimon, io so romano e lo chiamo MECOJONI. Ma veniamo al libro: non voglio dire molto perché raccontando il reportage non posso evitare di spoilerare informazioni che non è giusto che vengano riportate qua, ma possiamo dire (io e la scimmietta che ho nella testa) che questo è un libro bellissimo. È bellissimo per una serie di ragioni che non hanno niente a che vedere la bellezza dei romanzi contemporanei, anche perché non è un romanzo, è un reportage.

È la storia della spedizione sull’Annapurna (e altre storie che hanno il fine di preparare il lettore alle notizie della successiva impresa) di uno dei più bravi alpinisti del mondo. Ed è lui stesso a raccontarcela e a scriverla. Simone Moro non è Nabokov, non ha talento letterario nè una prosa avvincente come Stephen King, ma ha una cosa che probabilmente manca a molti degli scrittori contemporanei, ha passione, e la passione che ha, conseguenza del suo “lavoro” di alpinista, si respira in ogni pagina di questo breve ma ricchissimo reportage. La passione si sente quando parla di amicizia, quando racconta la montagna, quando descrive le sue emozioni, in maniera semplice ma immediata c’è ancora di più quando parla della perdita…

Mi sono rotto le balle di scrivere, potrei andare avanti 16 ore ma si sta freddando l’acqua nella vasca ed io, non essendo acclimatato alle temperature dell’Annapurna rischio di morire di freddo. Leggete questo reportage bellissimo solo per il piacere di leggere una bella storia in cui c’è tutto quello di cui ha bisogno un uomo per sopravvivere.

Daniele Bartolucci

Cometa sull’Annapurna – Simone Moro

Editore: Corbaccio Collana: Exploits Anno edizione: 2003