Ciò che inferno non è – Alessandro D’Avenia #AlessandroDAvenia

Don Pino sorride. Un sorriso strano, quieto, come emerso dal profondo del mare quando la superficie è in tempesta. Mi ricordo ancora la prima lezione con lui. Si era presentato con una scatola di cartone. L’aveva messa al centro dell’aula e aveva chiesto cosa ci fosse dentro. Nessuno aveva azzeccato la risposta. Poi era saltato sulla scatola e l’aveva sfondata. «Non c’è niente. Ci sono io. Che sono un rompiscatole.»

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Seconda lettura, stava sul comodino da esattamente due natali, amiche mi avevano detto che era molto bello, forse prima non era il momento, non so, comunque letto tutto d’un fiato.

C’è Palermo col suo splendido mare e poi c’è la Palermo del Brancaccio, con i suoi casermoni di cemento. Ci sono bambini a cui non è concesso essere tali, a cui non è dato di sognare, immaginare e ci sono bambini che ricevono un’attenzione nuova, un amore che dà senza chiedere in cambio. C’è il Cacciatore e Nuccio e Madre Natura che condannano a una vita oscura e poi c’è don Pino con Federico, Lucia e i coraggiosi uomini che una vita la desiderano e si ribellano. Ribellione che don Pino Puglisi pagherà molto cara ma che lascerà a chi l’ha conosciuto e ascoltato la consapevolezza che è possibile diventare eroi della propria vita e riconoscere, nel proprio quotidiano, “Ciò che inferno non è”.

Mariagrazia Aiani

DESCRIZIONE

Con l’emozione del testimone e la potenza dello scrittore, Alessandro D’Avenia narra una lunga estate in cui tutto sembra immobile eppure tutto si sta trasformando, e ridà vita a un uomo straordinario, che in queste pagine dialoga insieme a noi con la sua voce pacata e mai arresa, con quel sorriso che non si spense nemmeno di fronte al suo assassino, con il coraggio di chi nell’atto stesso di morire insegna come vivere a noi che restiamo. Un uomo semplice ma capace di generare la sola epica possibile oggi: quella quotidiana, conquistata passo dopo passo sul confine tra luce e lutto, parola e silenzio. Unendo il respiro antico di una narrazione corale e l’intensità di un’invocazione, questo romanzo ci parla di noi, della possibilità – se torniamo a guardare la vita con gli occhi dei bambini che tutti siamo stati – di riconoscere anche in mezzo alla polvere ciò che inferno non è.

Giorgio Vasta – Il tempo materiale @nellogiovane69 #GiorgioVasta

vasta

Chiusura di 2016 alla grande: un esordio – pubblicato nel 2008 – questo di Giorgio Vasta che scava nel materiale mnemonico collettivo, impasta tutto ciò che degli “anni di piombo” non abbiamo mai risolto in termini di elaborazione del conflitto e se ne serve per allestire un romanzo di formazione nero, ponderoso, doloroso. La Palermo del 1978 è il teatro in cui si muove l’inquietudine straordinariamente analitica (un artificio narrativo che mina alla base il realismo della vicenda ma non la sua credibilità) di tre ragazzini undicenni impegnati a mettere in discussione le basi dello stolido vivere civile italiano, fino a mettere in piedi una vera e propria cellula pseudo-brigatista. Tutto ovviamente sconfina nel simbolico, ma non per questo è meno bruciante, meno vivo.
Se avessi tempo di mettere in fila una classifica delle migliori letture dell’anno, saremmo sicuramente sul podio.

Stefano Solventi

Selezione Premio Strega 2009
Nel 1978, in una Palermo preistorica e selvaggia, tre ragazzini pieni di passione e ideologia si affacciano al mondo per la prima volta. Tra loro c’è Nimbo – precoce, impaziente, ferino – che attraversa il geroglifico della città convinto di essere un eletto.
Da Palermo, Nimbo e i suoi amici sentono il vento di Roma nell’annus horribilis della storia repubblicana – le Brigate Rosse e il sequestro Moro – e, disgustati dal provincialismo senza scampo dell’Italia, si scollano lentamente dalla realtà fondando una loro cellula terrorista.
Per Nimbo è l’inizio di una discesa notturna che porterà lui e il suo gruppo a progettare attentati con una disperante lucidità, riproducendo in scala tutto il peso tragico di quegli anni.

Il tempo materiale è un romanzo crudele e commovente, che fotografa il nostro paese nell’attimo in cui perse definitivamente l’innocenza; il racconto di una generazione che, nell’incessante rielaborare la propria esperienza, ha sempre rinviato il momento del dolore. Perché il tempo materiale è anche il tempo mancante, quello in cui si sarebbe dovuto amare, e non lo si è fatto.

http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Tempo%20libero%20e%20Cultura/2008/11/tempo-materiale-vasta.shtml?uuid=083ffd58-aaa6-11dd-9c6a-39fa5cb05797&DocRulesView=Libero