Kafka on the shore, Haruki Murakami

nakata

Kafka sulla spiaggia è il primo romanzo di Murakami che ho letto, comprato nel 2008 quando un blog che seguivo espresse felicità alla notizia del ritorno di questo scrittore in Italia (il romanzo è del 2002) dopo anni di assenza. E’ anche il libro con cui l’ho fatto conoscere all’allora mini gruppo di Giocatori dei 50 libri, assicurando a tutti che mi era piaciuto tanto: non avevo capito quasi niente, ma mi era piaciuto. Dopo Kafka, ho letto molti altri suoi libri, tutti mi sono piaciuti tranne quello che è forse il suo più famoso, Norwegian wood. Quello, proprio non l’ho digerito.

Come a volte succede, anche libri che ti sono piaciuti tanto vengono dimenticati, dopo qualche tempo. Così ho deciso di rileggerlo, e questa volta l’ho trovato di una rara pesantezza, tanto che ci ho messo quasi un mese a finirlo. E non so mica perchè, tuttora non so spiegare come mai ne fossi fulminata sette anni fa e ora per macinare dieci pagine a sera mi sia dovuta scudisciare da sola. Veramente ho trovato pesantissime solo le parti centrali, l’inizio e la fine mi sono piaciuti, e anche la scrittura, chè quella è impossibile non notarla, e anche qualche singolo capitolo, e poi Mr. Nakata e i gatti e Hoshino. Però per la maggior parte una noia scostumata.

La storia si articola in differenti vicende, che si svolgono alternandosi un capitolo per una. La prima, e principale, è quella di Tamura Kafka, un ragazzo appena quindicenne, abbandonato dalla madre all’età di quattro anni, che decide di scappare di casa il giorno del suo compleanno. E’ un ragazzino molto particolare, il classico vecchio dentro intrappolato in un corpo da giovanetto. Dopo una serie di peregrinazioni arriva in una piccola biblioteca privata, dove trova rifugio.

La seconda storia è quella di Mr. Nakata, un simpatico vecchietto non troppo brillante ma per certi versi estremamente acuto, che non sa leggere ma ha la invidiabile abilità di saper parlare coi gatti.

Il messaggio del libro penso si possa riassumere in due linee di pensiero fondamentali: nella vita, puoi scappare ma solo fino a un certo punto. E ogni persona ha un suo destino da onorare, e da portare a compimento.

nakata1

Descrivere il resto della trama è un po’ difficile, rimane fermo quello che ho detto anni fa: non ci si capisce quasi niente, ma è bello. E lo penso davvero, solo a volte di una lentezza disarmante. Mr. Murakami è famoso per mischiare elementi mistici, metafisici, filosofici e storici, con altri più mondani come musica e letteratura pop, per poi virare verso la religione giapponese e la musica classica. Lo fa con mano lieve, e i due protagonisti, i comprimari e i loro viaggi, sia fisici e metafisici, sono descritti magistralmente. In effetti ancora adesso se penso a uno qualunque di loro ce l’ho stampato in mente con estrema chiarezza, impresso come un chiaroscuro. Forse è il ritmo che mi è venuto a mancare, perchè in effetti non posso trovare un difetto particolare per spiegare la mia lentezza nel proseguire. E’ vero anche che a volte con alcuni libri va così: ti accompagnano piano piano, mentre altri li porti avanti di corsa.  Sento di poterlo consigliare ancora, comunque, sempre rimanendo fedeli al mio vecchio consiglio: andate avanti senza cercare di capire, non è poi così grave, al massimo ammirate il paesaggio.

Kafkaontheshore