Stefano Benni – La bottiglia magica #StefanoBenni #DavidBowie

Ovvero: invece di recensirvi un libro, vi recensisco un’epoca.

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Premessa: Benni non è più quello di una volta. I suoi libri in fin dei conti non mi piacciono, e tendo a leggerli per abitudine, per fedeltà. Non mi aspetto più nulla del calibro di Margherita Dolcevita o del Bar sotto il mare.
E questo librino non è da meno. Una storiellina così. Si nota il passo del tempo per il nostro Stefano. O forse il motivo è un altro: Benni incorpora elementi contemporaneissimi, poppissimi, nei suoi racconti. Solo che oggi questo contemporaneo si fa fatica a starci dietro, cambia troppo in fretta… e pensare di riprodurlo su una piattaforma “lenta” (dalla scrittura alla distribuzione) come un libro… beh, si ottiene un risultato abbastanza pietoso, come quando ti viene raccontata una barzelletta fin troppo vecchia. Dico bene? Mi sono spiegata?
Il buon Stefano si sta perdendo. Ha scritto questa storiellina, qualcosa di carino, qualcosa di no.
Poi però, verso la metà del libro ho trovato un motivo per emozionarmi: il nuovo personaggio annuncia “Io ero il Duca, una volta…”

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Un piccolo omaggio che mi ha lasciata senza parole, una piccolezza che mi è andata a colpire in pieno. Il povero Duca… E in quel momento mi sentivo legata con un laccio rosso a Stefano, a David, e a tutti quelli come lui che ci hanno abbandonato per lasciarci alla mercé degli Scannamusica. Non potete capire la saudade che provo io per quel periodo che non ho mai potuto vivere! Mi si rivolta tra le interiora e mi scappa la lacrimuccia.
E poi sommateci il film che sono andata a vedere al cinema, la sera stessa… Eat that question: Frank Zappa in his own words.

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Questo invece è un documentarione che vi consiglio assolutamente. Emozionante, divertente, folgorante. Di Zappa non avevo mai visto filmati o immagini… Beh, davanti ai giornalisti è serio, pacato, persino compassato! Un’immagine totalmente inaspettata. Ma soprattutto, ho scoperto che era abbastanza visionario (a.k.a. scemo) di suo, senza doversi neanche ddrogare – e questo gli ha fatto guadagnare un sacco di punti. Fino ad arrivare all’ultima intervista… Grigio e sofferente… Dio che pena… E anche qui, la lacrimuccia, ma anche due… Ed eccomi di nuovo lì tra i non-ricordi di un non-passato (baratterei google per i Beatles senza pensarci un attimo).

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E infatti, a proposito dei Beatles, non è passata neanche una settimana che ho ceduto alla tentazione di arraffare pure un libro di foto dei Beatles.
Eight Days A Week: Inside the Beatles’ Final World Tour (Dopo aver visto anche il documentario, sia chiaro). L’emozione neanche ve la sto a descrivere, penso l’abbiate già capito quanto sto fusa.
E la settimana è giunta al termine così… Piena di malinconia.
Vi lascio con una citazione di mio padre:
“Il giorno in cui è morto John Lennon ho avuto i miei sospetti, ma quando è morto Frank Zappa ho avuto la certezza che Dio non esiste”
E aveva proprio ragione.

Martta Loves

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AAVV, The Beatles Illustrated Lyrics by Alan Aldridge

Dovendo cercare per la Disfida di quest’anno 2015 un Libro uscito nell’anno in cui sono nata, ho comprato -modestamende -un capolavoro (ah ah!). Il capopopolavooooro in questione è The Beatles Illustrated Lyrics (Gattone and Co, sì, lo sappiamo che non vi piacciono i Beatles, l’abbiamo capito, andate da qualche altra parte e lasciateci discorrere in pace, grazie :-D) di Alan Aldridge.

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Aldridge è un artista inglese che iniziò come illustratore di libri di fantascienza per la Penguin per poi fondare un proprio studio grafico, e collaborò per diversi anni con i Beatles e la Apple, John Lennon lo definì in un’intervista His Royal Master of Images to Their Majesties The Beatles, e lui stesso amava soprannominarsi “The Man with the Kaleidoscope Eyes” da una frase di Lucy in the Sky With Diamonds.

Il libro uscì originariamente in due volumi, poi riuniti nelle successive edizioni, una per il 1969 e una per il 1971, e contiene quasi tutte le canzoni dei Fab Four (ne mancano una manciata di George Harrison e due di Ringo Starr, ma in compenso ci sono tutte quelle di Lennon/McCartney e anche canzoni che regalarono ad altri artisti ai tempi, per esempio Bad To Me e Come and Get It, e i due primi singoli di Lennon: Give Peace a Chance and Cold Turkey, quindi tanta tanta roba, 187 canzoni per essere precisi precisi) con i testi e qualche breve commento di uno dei 4 a introdurre la canzone di cui si sta parlando. E’ un libro magnifico, ricchissimo, come il mondo che descrive.

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Alan Aldridge ebbe l’idea di dipingere i testi, forse anche per celebrare -e dire addio- agli anni di Peace, Love, Understanding & Psychedelia, e illustrò molta parte del materiale, ma non tutto: scrisse a diversi artisti dell’epoca spiegando che gli serviva un’immagine per il tal pezzo, lasciando carta bianca sulla composizione e sul mezzo espressivo, per cui ci sono dipinti ma anche fotografie, colore, bianco nero, un po’ di tutto. Spesso non sono poi effettivamente “illustrazioni” del testo: molti artisti si limitarono evidentemente solo a leggere il titolo, e dipinsero ciò che quella frase ispirava. L’arte di tutto ciò è, ovviamente, straordinaria: ci sono illustrazioni che potresti stare a guardare per ore, e continuare a trovarci qualcosa di nuovo e bello. A me è piaciuto tutto, ma è innegabile che gli anni del Magical Mystery Tour, di Sgt Pepper’s e Yellow submarine siano inarrivabili: l’illustrazione di Penny Lane, con tutti i personaggi del testo in un pannello, è solo da godere. Vabbene, forse non sarà Picasso, ma Tolstoj diceva che La vera arte deve suscitare un positivo contagio, un sentimento di gioia nell’unione spirituale con l’autore e con chi contempla (ascoltatori o spettatori), e tutto ciò a me quest’opera l’ha suscitato.

I commenti dei Fab Four sono tutti da leggere; un fan lamentava che non sono in ordine cronologico, e che scorrendo le loro frasi così sparse nel tempo tutte di fila sembra quasi che siano rimasti per sempre sospesi in un favoloso tramonto dorato tra il 1963 e il 1969, cosa che, in un certo senso, trovo verissima.

Lorenza Inquisition

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