Leviathan: Il Risveglio – James S. A. Corey #JamesSACorey #Leviathan #TheExpanse

Leviathan – Il risveglio (Leviathan Wakes) è un romanzo fantascientifico del 2011 firmato da James S. A. Corey, pseudonimo del collettivo formato dagli scrittori Daniel Abraham e Ty Franck. È il primo libro della serie The Expanse. Nel 2012 è stato candidato al Premio Hugo e al Premio Locus. Il romanzo è stato adattato nel 2015 nella prima stagione della serie TV The Expanse di Syfy.

Primo, avvincente volume del ciclo “The Expanse”, una poderosa space opera dalle tinte dark e thriller, che promette di tenere incollato il lettore alle pagine. Una storia complessa, senza essere complicata: il lettore viene gettato senza troppe cerimonie direttamente nel quadro generale, che si arricchisce nel fluido e ben centellinato scorrere degli eventi, senza bisogno di soffocarlo con flashbacks-spiegoni (affidati perlopiù agli spin-offs); ed è una sorpresa più che positiva, visto che gli eventi sono prevalentemente legati a lotte di potere e tensioni politiche tra fazioni rivali (Terra, Marte e La Cintura degli Asteroidi), narrazioni che, in genere, vivono di trame intricate. Due personaggi muovono gli eventi: il detective Miller, compassato ed “hard-boiled”, e l’ex-marine idealista Holden, trovatosi suo malgrado al comando di un equipaggio con rappresentanti di ogni fazione, ma sorprendentemente non disfunzionale. Entrambi sono portati a scelte difficili, entrambi hanno motivazioni forti, entrambi hanno bussole morali differenti, quasi opposte. Scelte che porteranno conseguenze/incidenti diplomatici in una schermaglia politica che aleggia come uno spettro.
La dimensione politica si riflette anche nei conflitti spaziali: nessun florilegio di esplosioni o navi in pezzi sotto i colpi dei missili (pochine, forse). Solo un pizzicarsi a vicenda tra mosse deterrenti, che se possibile fanno percepire ancora di più la tensione di tre entità sull’orlo di una guerra. È più un clima da guerra fredda spaziale, se vogliamo.

La traduzione forse non è sempre perfetta, ma in compenso le premesse pseudoscientifiche sono accattivanti.
Consigliato a tutti quelli che non si sono mai stancati di storie spaziali infinite (9 libri totali, 7 pubblicati in Italia) e vogliono confrontarsi con un universo narrativo coerente e plausibile, e amano la fantascienza classica, una buona storia con colpi di scena e moltissimo tempo per congetturare su quello che stia realmente accadendo e dove si andrà a parare, visto che inizialmente è tutto completamente assurdo e ci vuol pazienza per dipanare le varie trame.

Leviathan: Il Risveglio – James S. A. Corey

Editore: Fanucci
Anno edizione: 2015
Descrizione

L’umanità ha colonizzato l’intero sistema solare, spingendosi fino all’orbita di Nettuno grazie alla scoperta di un avveniristico motore a fusione. Jim Holden presta servizio sulla Canterbury, un cargo che trasporta ghiaccio attraverso gli infiniti spazi tra gli anelli di Saturno e la Fascia, l’arcipelago di asteroidi che si estende tra Marte e Giove. Incaricato di ispezionare il relitto di una nave spaziale, la Scopuli, sopravvivrà alla distruzione della Canterbury in seguito a un proditorio attacco nemico. Un fatto inaudito che porta la Terra, Marte e la Fascia sull’orlo della catastrofe planetaria. Nel frattempo, sull’asteroide Ceres, il detective Miller è impegnato nelle ricerche di Julie Mao, una giovane ribelle che ha rinnegato la sua famiglia sulla Terra e si è rifugiata nella Fascia. La ragazza sembra scomparsa nel nulla, ma le sue tracce portano dritto al relitto della Scopuli e a una vicenda di orribili esperimenti che qualcuno sta tentando di insabbiare, anche a costo di scatenare una guerra senza precedenti.

Ma gli androidi sognano pecore elettriche? – Philip K. Dick #BladeRunner #recensione

« Il romanzo vive di un altro grande contrasto, quello religioso e gnoseologico. La lotta tra Mercer e Buster Friendly è un traslato della lotta tra Deckard e gli androidi. Quando Deckard applica il test a un individuo, non sa chi ha di fronte, chi si celi dentro un corpo che sembra perfettamente umano, chi sia artificiale se neppure sa di esserlo. Solo Mercer può realmente distinguere, ma anche Mercer sembra una truffa. È il dramma religioso moderno che vuole un bene e male sempre più coesistenti, indistinguibili, incoscienti. Se neppure un androide sa di essere un androide, o quando un uomo, come Resch, è disposto a morire perché teme di non essere un uomo, come si può distinguere il bene dal male? Dick risponde che non si può.» Domenico Gallo

Ma gli androidi sognano pecore elettriche? – Philip K. Dick
Traduttore: R. Duranti
Curatore: C. Pagetti
Editore: Fanucci

Letto finalmente poichè era una lacuna che ci tenevo a colmare.
Il film, come moltissimi di voi, lo conosco quasi a memoria, ma il romanzo breve a cui era liberamente ispirato non l’avevo mai letto, pur avendo letto altre cose di Dick.
Appunto: “liberamente”. Il film è un cult, per carità. Ha segnato uno spartiacque nella science-fiction cinematografica portando al successo planetario una fantascienza matura, psicologica, addirittura filosofica. Ma mai avrei pensato che il romanzo a cui si ispirò fosse addirittura meglio. Ovunque avevo sentito parlare di uno di quei pochissimi casi in cui il film è migliore del libro: e invece no, eccheccazzo.
Ma gli androidi sognano pecore elettriche? è un’allucinazione lunga 300 pagine: i temi sono sì quelli del doppio o della natura umana, di cosa è reale e cosa non lo è, cosa è umano e cosa no, le droghe, la repressione poliziesca, ma anche quelli della religione, del capitalismo, della libertà. Uno splendore di frenesia e corto circuiti mentali inseriti in una distopia fatta di “kipple”, di polvere, rifiuti, abbandono, oscurità e vecchie e nuovi classi sociali.
Poi di colpo molto dell’hype per il nuovo Blade Runner in uscita sembrerà solo una marea di cazzate! 

Dovunque tu vada, ti sarà richiesto di fare cose che ritieni sbagliate. È una condizione costante della vita quella di essere costretti a violare la propria identità. Una volta o l’altra, ogni creatura vivente si trova costretta ad agire così. È l’ultima ombra, la disfatta della creazione. Questa è una maledizione che alimenta tutta la vita. Dappertutto nell’universo.

Alessandro Dalla Cort