The social dilemma #Netflix

Sull’onda di The social dilemma su Netflix, consiglio due saggi che ho letto in questi ultimi anni sull’argomento. Il primo è I signori del silicio, di Evgeny Morozov, uno dei massimi studiosi di riferimento sugli effetti sociali e politici dello sviluppo della tecnologia e del suo impatto sulle nostre vite (virtuali e materiali). In questo libro descrive il passaggio dalle grandi infinite possibilità incarnate dalla prima era Internet – quella della condivisione, dell’open source, eccetera – al brusco risveglio degli ultimi anni: la privatizzazione spietata dello spazio virtuale e, soprattutto, la trasformazione dei liberi consumatori in liberi prodotti.

Lungi dal rappresentare la panacea a tutti i malanni del presente, Internet si è ben presto trasformata in un colossale panopticon, una macchina (privata) per la sorveglianza dei consumi e per i consumi, che usa i big data come carburante, mentre noi utenti assistevamo con espressione tra l’ebete e il rapito alla metamorfosi, stringendo nelle mani sudate la biografia di Steve Jobs.

L. Clausi, L’Espresso

Il secondo libro è un saggio svelto e leggero, Egophonia di Monica Bormetti, che si pone come obiettivo di insegnare un uso (più) consapevole dello smartphone, una riflessione su ciò che siamo e come usiamo quello che dovrebbe essere un utile accessorio e invece è diventato un padrone esigente delle nostre vite.

È molto diffusa l’idea della tecnologia neutra, semplice mezzo che non porta in sé né colpe né meriti, ma che ha effetti positivi o negativi solo a seconda di come l’uomo lo utilizza. Si tratta di un mito da sfatare, perché il modo in cui un mezzo di comunicazione viene costruito e progettato porta con sé delle intenzioni e dei valori che plasmeranno il comportamento dell’utente finale.

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Certamente non parlano di argomenti nuovi, ma sono due libri che cercano di spiegare in modo onesto dei concetti di realtà ormai genuinamente allarmanti che tendiamo a sottovalutare pensandoli lontani o esagerati o astratti, fornendo degli spunti di riflessione davvero interessanti. E per chi ha figli, secondo me assolutamente necessari.

#Egophonia. Gli smartphone fra noi e la vita – Monica Bormetti

Curatore: Paolo Iabichino

Editore: Hoepli Collana: Tracce Anno edizione: 2019

I signori del silicioEvgeny Morozov

Traduttore: Fabio Chiusi, Teresa Albanese

Editore: Codice

Collana: Tempi moderni Anno edizione: 2017

La rete di protezione – Andrea Camilleri #AndreaCamilleri #Montalbano #recensione

La rete di protezione – Andrea Camilleri

Andrea Camilleri ci propone un altro libro con il commissario Montalbano, e nella nota finale ci confessa che è il primo che non ha potuto scrivere direttamente, considerata la veneranda età di 92 anni, ma è stato costretto a dettare ad una sua collaboratrice. Questo purtroppo mi fa pensare che non ce ne saranno molti altri e per chi, come me, lo ha seguito sin dall’inizio, è come ricevere un cazzotto nello stomaco.
Per quanto riguarda questo romanzo, Camilleri applica tutti i suoi classici: l’avversione di Montalbano per ogni cosa che possa turbare l’equilibrio della sua vita a Vigata; il suo amore per la cucina siciliana, ai piaceri della quale non rinuncia neanche nei momenti più difficili; le sue litigate (“sciarriatine”) con l’eterna fidanzata Livia, seguite dall’immancabile riappacificazione; il suo amore per la giustizia e la difesa dei più deboli, anche a scapito del suo successo personale. In particolare questa volta Montalbano risolve a modo suo due casi contemporaneamente: un “cold case” che risale al 1958 ed una situazione molto attuale di bullismo fra studenti. E’ vero che i suoi romanzi seguono un po’ lo stesso cliché ma in questo ho trovato una particolare empatia coi personaggi, una capacità dell’ autore di descrivere l’animo umano che le due indagini passano quasi in secondo piano.
Come si fa a non leggerlo?

«Salvuzzo si misi alla scrivania, addrumò lo schermo del PC e con ’na vilocità ’mpressionanti per Montalbano che l’osservava ’nfatato, raprì icone come finestre, le chiuì, scrissi, arrispunnì, addimannò, mentri che liggiva i messaggini sul tilefono e ne componiva la risposta, arrivaro soni, rumori, parole mentre che smanettava sui tanti apparecchi diversi che tiniva sul tavolo. Faceva cento cose tutte ’nzemmula, adoperando le dita con la stissa liggirizza delle gamme di un ballerino».

Paolo Messina