A Year in the Life of William Shakespeare – James Shapiro #recensione #WilliamShakespeare

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Un anno cruciale per la carriera del bardo, una svolta decisiva legata alla costruzione del Globe e alla conseguente libertà data ad un autore che è anche socio del teatro, la libertà di potersi rivolgere ad un pubblico più scelto, di abbandonare certe forme di comicità clownesche verso un dramma più realistico, che sia lo specchio di un paese che a sua volta è in balia di una grave crisi. La regina Elisabetta sta invecchiando, ci si interroga su chi possa essere il suo successore mentre lei è alle prese con una prova di forza col suo fido Essex su come gestire le rivolte in Irlanda. La minaccia di un attacco spagnolo, la questione irlandese, la crisi dei valori cavallereschi, il popolo immiserito, la confusione tra riti cattolici e anglicani, sono tutti elementi che hanno profonda eco nei drammi che Will scrive in quest’anno, “As You Like It”, “Julius Caesar”, “Henry the Fifth” e “Hamlet”. In quest’ultima opera, attrraverso il soliloquio, Shakespeare, trova infine la sua personale via alla tragedia, che fa di questo complesso e indiscusso capolavoro lo specchio del suo tempo:
Born into a world in which the old religion had been replaced by the new and, like everybody else, living in nervous anticipation of the imminent end of Elizabeth’s reign and the Tudor dynasty, Shakespeare’s sensitivity to moments of epochal change was both extraorninary and understandable. In “Hamlet” he perfectly captures such a moment, conveying what it means to live in the bewildring space btween familiar past and murky future”.

La lettura di questo saggio non è sempre semplice e scorrevole ma è di inesauribile interesse, soprattutto perchè sfata tanti miti sulla vita del bardo, che fosse illetterato, che si fosse trasferito a Londra trascurando la famiglia lasciata a Stratford… Inoltre ha risvegliato in me un sopito interesse per la storia britannica che sta già influenzando la mia lista della spesa!

Arianna Pacini

Carolly Erickson – Elisabetta I

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Continua il mio personalissimo viaggio tra i biografi. Stavolta è toccato alla Erickson. Non so se è stata la prefazione che mi ha messo di cattivo umore “ora vivo alle Hawaii, di fronte ad un oceano color acquamarina e a una spiaggia di mare bianchissima dove sono seduta a scrivere queste righe” o le foglie milanesi che cadono da alberi milanesi che poi finiscono nelle riciclerie milanesi, fatto sta che ci ho messo un intero mese a finire questo libro. Per allievare il supplizio ho letto altri due libri ( acqua in bocca di lucarelli e camilleri e le colpe degli altri di de grassi, un po’ come trovare gustosa l’insalata scondita quando sei a dieta). Dettagliato nelle fesserie, assente negli eventi importanti. Utile se ti interessano le conseguenze di dolori intestinali e vaiolo. Voto 3 : spossante. Che poi la prefazione che parla della bella vita alle Hawaii finisce così: “è un percorso che consiglio a tutti”.. Insomma prende anche in giro! Prossima tappa ( ma fra un po’ eh) Antonia Fraser. [ma non è che sto diventando come quei tipi odiosi che criticano i grandi classici? aiuto…]

Irene Narciso