Esche vive – Fabio Genovesi #recensione #FabioGenovesi

Un premio Strega (giovani)

“Avviatissima band heavy metal cerca chitarrista minimo 18 anni massimo 21, pronto a viaggiare per concerti anche internazionali, dotato di tecnica ma soprattutto serio e incazzato. No perditempo, no persone fisicamente troppo belle”.

Un libro che punta tutto sul finale, scritto come lo vivono i suoi personaggi, puntando tutto sullo sprint alla dirittura di arrivo delle ultime pagine. Metafore ciclistiche soprattutto per capire il senso delle vicende presenti, metafore della pesca sportiva come corollari che spiegano retrospettivamente gli avvenimenti collocandoli in griglie più accessibili in un’età successiva a quella che si sta vivendo. Le età sono solo due: adolescenza e età adulta.
È bello partire dalla metafore ciclistiche, anche se il libro parla molto più di pesca: leggere questo libro è come pedalare in salita, le persone normali fanno fatica e si devono mettere in piedi sui pedali. Si arranca per alcuni tratti nei primi capitoli e a metà del libro, ma ci sono anche degli aiuti inaspettati, avvenimenti improbabili che aiutano la trama ad avanzare in condizioni di fatica fisiologica. Poi c’è la discesa veloce fatta senza frenare in cui Genovesi da tutto se stesso e fa capire perché è un buon romanziere e decide di non descrivere sensazioni ma di scrivere per provocarle come colpi di scena nella mente del lettore. Mettendosi nei panni dell’autore bisognerebbe dire che il libro non vale solo per questi momenti di velocità e pathos intensi, ma è valutato anche per lo sforzo e la fatica che si fa per raggiungere la vetta. Mirko direbbe che si impara a vincere solo dopo che si è imparato a perdere. Lo stesso vale nella lettura di Esche vive: Genovesi pesca nel sottosuolo e lo fa con una firma unica. Consigliato.

Ci sono cose che sono proprio giuste, cose che semplicemente devono succedere per quanto sono belle, anche se poi non succedono. Ma non c’è problema, perché magari succedono domani, o il giorno dopo domani o quando gli pare a loro.

Stefano Lillium

Noli me tangere – Andrea Camilleri #AndreaCamilleri

noli

Forse voglio dare interpretazioni personali a questo libro, ma non è questo il bello di essere lettori?
Libro breve, delicato e sfuggente come solo Camilleri sa essere, tratta del percorso di una donna impossibile, pericolosa, molto amata, una donna che rincorre la propria vita che le sfugge dalle mani, vita basata sull’amore, sul sesso, sull’arte, sulla religione.
La personalissima interpretazione che ne ho dato riguarda il ritratto della vita stessa. La vita nel suo essere così volubile, capricciosa, incoerente, a volte insensibile e dolorosa, ma nel contempo così intrigante, affascinante, piena di perché e domande. Vita dove ogni tanto si riesce a trovare anche qualche risposta.
Il centinaio di pagine circa che compone questo libro, l’ho bevuto in una sera.
Non è impegnativo ma genera molti spunti di riflessione.

Carlotta Morini

Descrizione

Laura è giovane, bella e molto amata. Ha sposato un famoso scrittore che la venera, lei stessa scrive, va a teatro, è un’esperta storica dell’arte. E’ capace di concedersi emozioni intense con altri uomini, senza farsi travolgere dal senso di colpa. E’ generosa di sé e delle proprie ricchezze. Ma, in certi momenti, su di lei cala un cono d’ombra. “Ho il ghibli” dice, secondo l’immagine evocata da uno dei suoi amanti: perché davvero è come se si alzasse nel suo cuore il temibile vento del deserto, che la prostra e la costringe a giorni di reclusione durante i quali nessuno deve azzardarsi a toccarla. Poi torna la bonaccia, e Laura è di nuovo la donna volubile ma anche luminosa che tutti ammirano. Fino a che, una notte, Laura scompare. Incontrando chi l’ha conosciuta, presto il commissario Maurizi – incaricato delle indagini sulla sua sparizione – capirà che di Laura, come di una divinità antica, ognuno ricorda un volto diverso. Al primo sguardo sembra una donna facile, che non vuole perdere una sola occasione. E invece le tracce che portano a lei sono quelle invisibili lasciate dalle domande che si è posta senza tregua, dalla tensione bruciante nascosta in ogni suo gesto. Proprio come nel movimento dei corpi al centro dell’affresco del Beato Angelico che Laura stessa aveva saputo interpretare con una intuizione straordinaria, quello dedicato alle parole che Gesù dice a Maria Maddalena dopo essere risorto: Noli me tangere, Non toccarmi…