Ora che è Novembre – Josephine Johnson #JosephineJohnson #Pulitzer #Bompiani

*Premio Pulitzer 1935

“Ora che è novembre riesco a vedere gli anni come una cosa sola. Questo autunno è come la fine e insieme l’inizio della nostra vita, e i giorni che sembravano confusi nella macchia di tutte le cose troppo vicine e troppo familiari ora sono nitidi e strani.”

Che questa scrittrice sia stata una poetessa è evidente in ogni pagina di questo bellissimo romanzo, il suo primo, con cui vinse il Pulitzer nel 1934, così doloroso e drammatico, ma altrettanto carico di bellezza e poesia. Come riesce una ragazza di solo 24 anni ad analizzare e spiegare con tale chiarezza e semplicità, profonde riflessioni sulla psicologia umana? Come fa a descrivere con tanta ricchezza natura, eventi, sensazioni e persone?

“Ma sono i sentimenti più forti i più difficili da esprimere a parole. È sempre più facile parlare dell’odio che dell’amore. Come faccio a far passare l’amore dal setaccio delle parole e ricavarne qualcosa che non sia poltiglia?”

Un racconto denso e pesante, che provoca angoscia e attesa ansiosa, che ti fa vivere la paura e l’amore di cui parla, come fossero tue. L’uso della parola è maestoso, non una sola riga è eccessiva o ridondante. Un meraviglioso romanzo che mi ha ricordato Steinbeck, per stile, temi, ambientazione e per quella maestria di dipingere con le parole! La vita contadina, la povertà la durezza delle persone, nella strenua lotta per l’esistenza, attraverso il racconto della spietata quotidianità di una famiglia dell’America rurale.

“Meno male che un uomo nuovo non arriva tutti i giorni, borbottò Merle. Questo barattolo basterà appena a riempirgli i piedi. Gli uomini così alti dovrebbero imparare a mangiare cose più a buon mercato, roba che si compra a tonnellate o a sacchi, come i torsoli o il fieno. Dio avrebbe dovuto essere più avaro quando gli ha fatto le ossa, ma adesso è troppo tardi.”

Ho già recuperato un altro suo romanzo, bravissima!

Carla Putzu

di Josephine W. Johnson (Autore) Beatrice Masini (Traduttore) Bompiani, 2016

Sono passati dieci anni da quando gli Haldmarne hanno lasciato i modesti agi della vita di città per tornare alla terra di famiglia. Kerrin, Merle e Marget sono diventate grandi in campagna, divise tra i doveri pesantissimi del lavoro quotidiano (“quella confusione che è la nostra vita e che ci impedisce di essere davvero vivi”) e l’incanto dell’infanzia passata all’aria aperta, respirando paesaggi che mutano di ora in ora. Mentre per Marget e Merle la natura è fame e cibo insieme, e riesce a placare le loro ansie di crescita, Kerrin è selvatica e strana, rosa da un’inquietudine feroce che nemmeno la salda presenza della madre riesce a contenere. La terra è gravata da un’ipoteca che pesa come un macigno sull’anima già inasprita del padre e sparge insicurezza in famiglia. Mentre una siccità senza tregua devasta i raccolti, ad alleviare le fatiche degli Haldmarne arriva un giovane uomo assoldato come bracciante. Grant ha studiato, è stato in città; riesce a far sorridere le ragazze, a distrarle, ma anche a dividerle. E intanto la pioggia non arriva, e le stravaganze di Kerrin sfociano in una vena di follia. È Marget, ora che è novembre e tutto si è concluso, a raccontarci la storia di una famiglia che si sgretola, del mondo agreste che là fuori si sfalda sotto un sole impietoso, delle disgrazie che si abbattono una dopo l’altra sugli Haldmarne e sui loro vicini, senza risparmiare nessuno.

Agostino – Alberto Moravia #AlbertoMoravia #Bompiani

“Il ragazzo che ne è protagonista ha la rivelazione, durante un’estate in Versilia, dell’esistenza del male: il male come non-purezza, come debolezza, corruzione e abbandono alla insidiosa potenza degli impulsi vitali (in primo luogo il sesso). La primitiva ispirazione rigoristica, che è all’origine del libro, si risolve in una sorta di languore, che lo scrittore identifica con grande maestria nella spossatezza sfibrante di un’estate assolata lungo la spiaggia…”

Geno Pampaloni

Quando nel 1944 Alberto Moravia tornò a Roma, al seguito delle truppe alleate, era praticamente un autore che ricominciava, anzi cominciava in quello stesso momento. Il romanzo breve Agostino fu il capolavoro che gli consentì di conquistare i riconoscimenti della critica e del pubblico. Agostino è la storia di un’iniziazione sessuale. Da una parte, un ragazzo di tredici anni che è ancora un bambino; dall’altra la madre, vedova, ma ancora fiorente e desiderosa di vivere. Durante una vacanza al mare i rapporti tra il figlio e la madre si guastano, si corrompono d’inquietudine. Per il ragazzo sarà necessario approdare a un’autentica crisi, una lacerazione che gli consentirà di ripartire poi a ricomporre il mondo, a farsi una ragione della vita. Con testi di Umberto Saba e Carlo Emilio Gadda.

Agostino e il complesso di Edipo. Agostino e la maturazione sessuale che stenta a definirsi e lo lascia nel limbo di un bambino che sta diventando ragazzino, un ragazzo che si vergogna delle sue pulsioni e che ha come riferimento femminile sua madre, cosa che lo turba e lo fa sentire a disagio. Moravia dimostra grande coraggio affrontando negli anni ‘40 un argomento tabù (mi ha ricordato Pasolini) senza girarci attorno e con una schiettezza disarmante tanto che Umberto Saba commenterà sdegnato che Agostino pur essendo ben scritto è un cattivo libro perché “insudicia amore”.

“Egli avvertiva che l’affetto di un tempo stava cambiandosi in un sentimento tutto diverso, insieme obbiettino e crudele; e gli pareva che quelle ironie pesanti, per il solo fatto di affrettare questo cambiamento, andassero ricercate e coltivate. Perché poi desiderasse tanto non amare più sua madre, perché odiasse questo suo amore, non avrebbe saputo dirlo. Forse per il risentimento di essere stato tratto in inganno e di averla creduta così diversa da quella che era bella realtà; forse perché, non avendo potuto amarla senza difficoltà e offesa, preferiva non amarla affatto e non vedere più in Lei che una donna”.

Agostino inizia a percepire sua madre come una donna, come un essere sessuato e ne resta profondamente sconvolto per due motivi e cioè perché avverte in sua madre una attrazione sessuale verso un conoscente che la lacera e la sconquassa e sia perché è lo stesso Agostino ad essere turbato dalla prima donna di cui vede o intravede la nudità. Racconto bellissimo ma aspro, beffardo, pungente come sono tutti i romanzi di Moravia.

Barbara Gatti

Il libro venne scritto nel 1942 ad Anacapri nel mese di agosto, da cui deriva il titolo, ma non fu pubblicato a causa del veto della censura fascista per l’argomento considerato troppo scabroso. Dopo la prima edizione del 1943 presso la casa editrice «Documento» dell’amico Federico Valli in tiratura limitata di 500 copie a Roma, perché l’autorizzazione era stata appunto negata, il libro fu ripubblicato nel 1945.

All’edizione provvide Valentino Bompiani con due diverse sovracoperte – la prima con un ritratto di Moravia e la seconda con un’illustrazione a colori de “La Spiaggia ” di Georges Braque – e due illustrazioni di Renato Guttuso, vincendo il premio istituito dal Corriere Lombardo, il primo premio dopo la caduta del fascismo. Unanimemente considerato una delle più perfette opere narrative di Moravia, il romanzo fu incluso nel volume Opere 1927-1947, curato da Geno Pampaloni.