Antonino Caponnetto, I miei giorni a Palermo

caponnetto

(Se l’influenza si ostina a non passare quest’anno arrivare ai 50 libri sarà uno scherzo.)

I quattro anni e mezzo trascorsi da Caponnetto a Palermo: la nascita del pool antimafia, il maxi processo, un gruppo di lavoro che dette risultati mai visti e che si volle, coscientemente, smantellare. La sofferenza indiretta attraverso le umiliazioni subite dai suoi collaboratori più stretti (tutte le attese di Falcone, sistematicamente deluse), gli attacchi da dentro e fuori il palazzo di Giustizia, su tutti quello più sofferto e incomprensibile da parte di Sciascia. Fino al dolore più grande e più straziante, la perdita di Falcone e Borsellino nel modo atroce che conosciamo.
Un ricordo dignitoso e ricco di emozione di un momento storico che, se non si presta attenzione, rischia di sbiadire piano piano nella memoria collettiva inghiottito dai decenni e dagli eventi.
Su tutto il libro la frustrante e rabbiosa impotenza del lettore che legge una storia della quale conosce il finale.

Anna LittleMax Massimino

Alice Sebold, Amabili resti

“Mi chiamavo Salmon, come il pesce. Nome di battesimo: Susie. Avevo quattordici anni quando fui uccisa, il 6 dicembre del 1973”.

Amabili-resti

E da dove si trova ora, in un qualche Cielo, Susie continua a osservare la vita dei suoi genitori, dei suoi fratelli, dei suoi amici e dell’uomo che l’ha uccisa. Non è ancora pronta a lasciarli andare così come loro non sono pronti a lasciare andare lei. Diventa un soffio, quel soffio leggero che a volte ti accarezza la nuca e non sai da dove arrivi. Una mano che sfiora, un alito di vento, un’ombra appena percettibile, un momento: lì, forse, stanno le persone che abbiamo amato e che se ne sono andate. Impercettibili ma presenti.
E’ un giallo insolito perché il colpevole ci viene svelato a pagina 3.
E’ il rimpianto di ciò che non sarà più possibile, il dolore di un figlio strappato brutalmente, un futuro che non esisterà mai: come si può sopravvivere?
La Sebold ha un modo molto personale di parlare di violenza e di distacco, avendo vissute queste esperienze in prima persona, raccontandole in modo magistrale, brutale e senza filtri nel libro “Lucky”.
Di questo libro ho apprezzato molto la prima parte, meno la seconda con una conclusione che mi è sembrata un po’ forzata.
Uno dei rari casi in cui posso dire: mi è piaciuto di più il film.

Anna LittleMax Massimino