La voce di George si fece più cupa. Ripeteva le parole, cadenzate, come le avesse pronunciate tante volte. «Gente come noi, che lavora nei ranches, è la gente più abbandonata del mondo. Non hanno famiglia. Non sono di nessun paese. Arrivano nel ranch e raccolgono una paga, poi vanno in città e gettano via la paga, e l’indomani sono già in cammino alla ricerca di lavoro e d’un altro ranch. Non hanno niente da pensare per l’indomani».
Lennie era felice. «È così, è così. E adesso dimmi com’è per noi».
George riprese. «Per noi è diverso. Noi abbiamo un avvenire. Noi abbiamo qualcuno a cui parlare, a cui importa qualcosa di noi. Non ci tocca di sederci all’osteria e gettar via i nostri soldi, solamente perché non c’è un altro posto dove andare. Ma se quegli altri li mettono in prigione, possono crepare perché a nessuno gliene importa. Noi invece è diverso».
Lennie interruppe: «Noi invece è diverso! E perché? Perché… perché ci sei tu che pensi a me e ci sono io che penso a te, ecco perché».
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Gunter Grass – Il tamburo di latta
Non è che qua dentro possiamo mettere le stellette ai premi Nobel… parte due.
Però qualche nota pratica di lettura si può anche dare… così per condividere l’esperienza.
Ho letto in meno tempo Infine Jest con tutte le note e con tutte le pause.
Questo è bello ma molto difficile da leggere, a parte le allegorie
che cominciano con le gonne della nonna (saranno allegoriche?), c’è tutto il substrato (erano anni che volevo utilizzare questa parola) storico che dovrebbe essere conosciuto, altrimenti temo che alcune cose non si comprendano… infatti essendo una capra in storia molte cose me le sono dovute andare a cercare almeno su wikipedia.
E’ una fatica che premia, però … ci sono pagine e personaggi duri ma memorabili, ma che fatica leggerne.
Francesco M. Landolfi
