Le streghe. La graphic novel – Roald Dahl, ill. Pénélope Bagieu

Questa non è una fiaba. Le streghe che la popolano non indossano strambi cappelli a punta e non cavalcano manici di scopa. Le streghe, quelle vere, sono in mezzo a noi, e nascondono gli artigli aguzzi e le teste calve come uova sotto guanti di seta ed eleganti parrucche. Anche se sembrano donne qualunque, una cosa le accomuna: l’odio per i bambini. Ecco perché, quando il protagonista di questa storia e sua nonna si troveranno faccia a faccia con la più temibile tra le streghe, la Strega Suprema, dovranno far leva su tutto il loro coraggio per cercare di sventare il suo piano e mettere così in salvo tutti i bambini d’Inghilterra. Dal classico di Roald Dahl, una graphic novel adattata e illustrata dalla premiata artista Pénélope Bagieu.

Le streghe di Dahl è un classico per ragazzi, e non si può aggiungere molto, a questo particolare classico: è una storia tenera, un po’ triste, un po’ dolorosa, divertente e avventurosa. Questa trasposizione in graphic novel è fedele, e le piccole differenze che si trovano sono in realtà lievi tocchi, aggiunte che ho trovato godibilissime, in particolare per la figura della nonna, resa in modo eccentrico, disarmante e stravagante al punto giusto: sembra una trasposizione grafica di Yetta Rosenberg, della Tata. Impossibile non amarla.

Complimenti all’illustratrice, Pénélope Bagieu, pubblicata in Italia per altre sue opere da BAO publishing.

Le streghe. La graphic novel

di Pénélope Bagieu (Autore)

Roald Dahl (Autore)

Magazzini Salani, 2021

La strada – Cormac McCarthy #CormacMcCarthy

“Nessuna lista di cose da fare. Ogni giornata sufficiente a se stessa. Ogni ora. Non c’è un dopo. Il dopo è già qui. Tutte le cose piene di grazia e bellezza che ci portiamo nel cuore hanno un’origine comune nel dolore. Nascono dal cordoglio e dalle ceneri. Ecco, sussurrò al bambino addormentato. Io ho te”.
Un padre e un figlio, senza nome, senza niente che non sia il legame indissolubile che li unisce. Non esiste più nient’altro: non esiste più il mondo, la storia, il tempo, la civiltà, non esistono più le città, le case, le famiglie, non esiste più neanche il cielo – perennemente oscurato, plumbeo “come l’inizio di un freddo glaucoma che offusca il mondo”. Esiste solo la strada lungo cui spingono i loro scarsi averi – qualche coperta, il poco cibo in scatola rimasto – dentro il carrello arrugginito di un supermercato. Si spostano verso sud, verso il mare, dal cuore dell’America al Golfo del Messico, in cerca della speranza di un po’ di calore, di luce. Ma ciò che gli si apre di fronte è un oceano vasto e freddo che ha “la desolazione di un qualche mare alieno che bagna le coste di un pianeta sconosciuto. Più a largo, sulle secche create dalla marea, una nave cisterna arenata”.

In questi giorni di tensione internazionale – che personalmente mi creano davvero non pochi momenti di ansia – ieri sera verso le 23 ho avuto la (pessima) idea di prendere dalla pila dei libri sul comodino “La strada”. L’avevo acquistato, sostanzialmente alla cieca, nel corso di uno dei miei periodici rifornimenti on line, ai quali ricorro per alimentare la succitata pila.

Nel giro di due pagine sono entrato, o per meglio dire precipitato, nei panni del protagonista: ho iniziato a provare le sue paure, a condividere i suoi pensieri, le sue ansie, il suo sconforto, quindi mi sono scoperto a proiettare qusti sentimenti sul mio mondo di questi giorni, sulla mia realtà, sui miei affetti. Una cosa straziante.

Insomma ho capito come sarebbe andata a finire. Ho dovuto arrivare in fondo alle 218 pagine, ben sapendo che non sarei comunque riuscito a chiudere occhio. Alle 4.30, terminata la lettura, mi sono fatto una mezz’oretta di parole crociate per riuscire a rilassarmi un po’…

Mi sentirei un po’ ridicolo a recensire un libro già così tanto noto e apprezzato, quindi non lo faccio. Rilevo solo che nella mia vita di lettore pochi testi mi hanno preso in maniera così viscerale.

“Una volta nei torrenti di montagna c’erano i salmerini. Li potevi vedere fermi nell’acqua ambrata con la punta ambrata delle pinne che ondeggiavano piano nella corrente. Sul dorso avevano dei disegni a vermicelli che erano le mappe del mondo in divenire. Mappe e labirinti. Di una cosa che non si poteva rimettere a posto. Che non si poteva riaggiustare. Nelle forre dove vivevano ogni cosa era più antica dell’uomo, e vibrava di mistero”.

Stefano Martinella

Autore: Cormac McCarthy Traduttore: Martina Testa

Editore: Einaudi Collana: Supercoralli