Mastermind – Maria Konnikova #mastermind

 

Mastermind. Pensare come Sherlock Holmes – Maria Konnikova

Traduttore: P. Formenton

Collana: Saggi

Ebbene sì, hanno fatto anche un libro che insegna a pensare come Sherlock Holmes. In libreria, dopo una veloce lettura sulla sovraccoperta, l’avevo (pre)giudicato con un certo scetticismo, pensando di trovarmi di fronte una di quelle scemenze da “self-help” che intasano le bacheche “business e marketing” delle librerie. Sfogliandolo, mi sono ricreduto e mi sono convinto dell’acquisto.
Infatti, non ha nulla a che vedere con quei manuali di “self-help” dai toni plasticosamente enfatici. Si tratta di un libro di psicologia, che prende spunto dalle avventure di Sherlock Holmes per spiegare il ragionamento del più grande Detective mai esistito. Va al di là del semplice testo per analizzare gli aspetti del ragionamento e della personalità sia di Holmes che di Watson, cercando di farci capire gli errori comuni che noi tutti commettiamo. Ovviamente le basi sono motivazioni e pratica (e lo si capirà meglio leggendo il libro), qualità essenziali in ogni lavoro e passione che si rispetti. L’ho trovato poco banale, piacevole, a tratti divertente e ricco di consigli utili, che sto cercando di mettere personalmente in pratica. Attivare la nostra modalità Holmes mettendo da parte quella Watson, colpevole di rendere troppo poco fluida la nostra “soffitta mentale”, come la chiama sul libro. Il tutto condito con esempi tratti proprio dalle opere di Sir Conan Doyle.
Consigliato sia agli amanti dei romanzi di Sherlock Holmes, sia a chi, più semplicemente, brama di migliorare le proprie capacità di ragionamento.

Alex Grigio

Lettera a D. – (Storia di un amore) – André Gorz #AndréGorz #recensione

André Gorz – Lettera a D. Storia di un amore

Traduzione di Maruzza Loria
Titolo originale: Lettre à D., histoire d’un amour
Nota di Adriano Sofri

Non si può parlare di questo libro senza riportare il suo incipit meraviglioso, poetico, immagine di quello che, universalmente, rappresenta l’amore, quello vero, che dura per tutta la vita.

“Stai per compiere ottantadue anni. Sei rimpicciolita di sei centimetri, non pesi che quarantacinque chili e sei sempre bella, elegante e desiderabile.
Sono cinquattotto anni che viviamo insieme e ti amo più che mai.
Porto di nuovo in fondo al petto un vuoto divorante che solo il calore del tuo corpo contro il mio riempie.”

Che dire… parole stupende.
Eppure questa non è semplicemente una lettera d’amore.
Questa è anche una lettera di scuse… per non aver riconosciuto prima l’importanza di questa donna, per non averla resa protagonista dei suoi scritti precedenti, quando non era ancora consapevole di amare il suo amore per lei.
È un tentativo, in extremis, di mettere Dorine, la propria donna, al centro di tutto.
Ora che sta per perderla. Quindi racconta di come, negli anni più difficili del suo lavoro di scrittore, egli fosse completamente assorbito dal suo lavoro e di come D. rappresentasse un appoggio imprescindibile. E in quegli anni, egli lasciava intendere che fosse lei quella incapace di vivere senza dare questo sostegno, una visione antiquata della figura femminile, D. appariva la classica donna che sostiene sempre il suo uomo, il quale a sua volta non sente di essere abbastanza fino a quando non ha realizzato principalmente se stesso. Ma André e D. non erano una coppia di altri tempi, anzi. La Lettera, dunque, è non solo manifestazione dell’amore dell’autore per la compagna della sua vita, ma anche atto di onestà dove ammette che D. non è una donna qualsiasi, ma è quella donna che rende l’esistenza quotidiana, con i suoi alti e bassi, degna di essere vissuta. La vita di André è D. e non può esserci altra vita senza di lei.
È come se lui volesse risarcirla di qualcosa che non è stato in grado di darle per 58 anni, un dichiarare pubblicamente che se non ci fosse stata lei, lui non sarebbe stato quello che è stato (scrittore, filosofo, giornalista, intellettuale impegnato politicamente).
Lei gli ha dato tutta se stessa per tutta la vita… lui, alla scoperta della malattia (di Dorine) decide di andare in pensione e dedicarle tutti gli anni che le restano… e che saranno ventitré.

Il libro si chiude così come è iniziato:

“Hai appena compiuto ottantadue anni….
Ciascuno di noi vorrebbe non dover sopravvivere alla morte dell’altro.
Ci siamo spesso detti che se, per assurdo, avessimo una seconda vita, vorremmo trascorrerla insieme.”

Esattamente un anno dopo questa lettera, André Gorz e sua moglie Dorine sono stati trovati uno accanto all’altro, nel loro letto, suicidio con un’iniezione letale.
Non volevano vivere l’uno senza l’altro… se l’erano promesso e hanno mantenuto fede al patto.
Perché l’amore esiste.
A volte finisce… e a volte no.

Antonella Russi