Il tempo migliore della nostra vita – Antonio Scurati #AntonioScurati #Bompiani

 
Un libro dedicato alla resistenza, la narrazione degli anni della seconda guerra mondiale raccontati in parallelo. Da una parte Leone Ginzburg, la sua famiglia, i suoi amici, la sua sposa e il suo sacrificio, dall’altra i nonni e i genitori dell’autore tra Napoli e Milano.
Questo libro è stato concepito nel 2011, anno difficile per l’Italia, preda di una crisi economica e di un clima politico da fine impero, anno in cui avviene il ritrovamento della lettera di Leone in cui annuncia al suo preside alla facoltà di lettere di aver detto “no” a prestare giuramento di fedeltà al fascismo. L’obbligo a prestare giuramento è imposto a tutti i docenti universitari a partire dall’estate del 1933. I numeri sono impressionanti: su 1251 professori universitari sono una quindicina rinuncia a giurare fedeltà e solo due hanno meno di 30 anni. Alcuni si rifugiano all’estero, altri anticipano la pensione, la maggior parte giura fedeltà. Leone Ginzburg, che non ha ancora compiuto 25 anni, promettente libero docente di letteratura russa, rifiutandosi, si incammina verso la propria fine. Ma nello stesso tempo, pensando a quelli che non possono vivere di rendita o di pensione, agli operai delle grandi fabbriche o agli impiegati statali chiamati ad iscriversi al partito fascista, Leone rivendica il diritto alla pietà.
 
“Noi vogliamo essere vicini a questi giovani. Noi che abbiamo scelto vie più difficili e cerchiamo di lavorare per tutti, abbiamo il diritto di manifestare pietà di loro (..) e il dovere di soccorrerli per quanto possiamo. Ci occuperemo di loro con la premura che si ha per i prigionieri ed i deportati”.
 
Leone si dà un gran daffare. Un giorno un compagno di liceo si presenta a casa e gli propone di fondare una casa editrice. È il figlio di Luigi Einaudi, capofila del pensiero liberale, possidente terriero e Senatore del Regno. Giulio è mingherlino, ha gli occhi azzurri, ha modi delicati. Perciò al liceo veniva chiamato “Giulietta”. Leone accetta, ha bisogno di lavorare, di guadagnare qualcosa. Giulio si preoccuperà di cercare i fondi e l’altro socio sarà Cesare Pavese. Inizieranno con la rivista “Cultura”, che uscirà una volta al mese e se si raggiungeranno i 500 abbonati, Leone riuscirà ad avere il primo stipendio di 200-300 lire.
Nasce così una delle più importanti imprese culturali del ‘900. Einaudi, Pavese, Ginzburg e 300 lire.
Altro che “Giulietta”, aggiungo io.
Intanto Leone diventa un leader del movimento Giustizia e libertà insieme a Vittorio Foa, Sion Segre e Mario Levi, il fratello di Natalia. La storia è lunga e non priva di colpi di scena. Leone, come sappiamo, nel suo tentativo di resistenza perderà la vita a Regina Coeli, torturato a morte dai fascisti, lasciando l’amatissima moglie Natalia e 3 figli piccoli.
Contemporaneamente a queste terribili vicende, lo scrittore narra le vicende delle due famiglie dei suoi avi. Gli Scurati a Milano e i Ferrieri a Napoli. Le due famiglie si incontreranno quando il giovane Luigi Scurati, dirigente milanese della Rinascente verrà inviato a Napoli e incontrerà Rosaria, una giovane collega divenuta caporeparto nella Rinascente di via Toledo.
L’esistenza eroica di Ginzburg e le esistenze comuni dei nonni e dei genitori dello scrittore attraversano gli stessi incredibili anni. Esistenze che si illuminano a vicenda.
 
“Per tutti loro, uomini illustri e non illustri, la memoria conservata in un racconto è una forma di sopravvivenza”.
 
Natalia scriverà in un racconto intitolato “inverno in Abruzzo” in cui evoca gli anni passati al confino con Leone e i piccoli:
 
“Mio marito morì a Roma, nelle carceri di Regina Coeli, pochi mesi dopo che avevamo lasciato Pizzoli. Davanti al l’orrore della sua morte solitaria, davanti alle angosciose alternative che precedettero la sua morte, io mi chiedo se questo è accaduto a noi, a noi che compravano gli aranci da Giró e andavamo a passeggio nella neve. Allora io avevo fede in un avvenire facile e lieto, ricco di desideri appagati, di esperienze e di comuni imprese. Ma era quello il tempo migliore della mia vita e solo adesso che m’e sfuggito per sempre, solo adesso lo so”.
 
Ora noi siamo gli eredi di tutto questo. Noi siamo, nelle nostre vite agiate e pacifiche, quell’avvenire facile e lieto per cui uomini e donne si sono battuti. Perciò invece che ingrigirci sul divano, dobbiamo ringraziare ed essere lieti. Ricordare e rilanciare.

Barbara Facciotto

Descrizione

Leone Ginzburg rifiuta di giurare fedeltà al fascismo l’8 gennaio 1934. Pronunciando apertamente il suo “no”, imbocca la strada difficile che lo condurrà a diventare un eroe della Resistenza. Un combattente mite, integerrimo e irriducibile che non imbraccerà mai le armi. Mentre l’Europa è travolta dalla marcia trionfale dei fascismi, questo giovane intellettuale formidabile prende posizione contro il mondo servile che lo circonda e la follia del secolo. Fonderà la casa editrice Einaudi, organizzerà la dissidenza e creerà la sua amata famiglia a dispetto di ogni persecuzione. Questa è la sua storia vera dal giorno della sua cacciata dall’università fino a quello in cui è ucciso in carcere. Nel racconto rigoroso e appassionato con il quale Scurati le rievoca, accanto a quella di Leone e Natalia Ginzburg, scorrono però anche le vite di Antonio e Peppino, Ida e Angela, i nonni dell’autore, persone comuni nate negli stessi anni e vissute sotto la dittatura e le bombe della Seconda guerra mondiale. Dai sobborghi rurali di Milano convertiti all’industria ai vicoli miserabili del “corpo di Napoli”, di fronte ai fucili spianati, le esistenze umili di operai e contadini, artisti mancati e madri coraggiose entrano in risonanza con le vite degli uomini illustri. Accostando i singoli ai grandi eventi, attraverso documenti, fotografie e lettere, ricordi famigliari e memoria collettiva, Antonio Scurati resuscita il nostro passato.

Il tempo migliore della nostra vita – Antonio Scurati

Editore: Bompiani Collana: Romanzi Bompiani

Anno edizione: 2015

Finalista Premio Campiello 2015
Vincitore Premio Viareggio-Repaci 2015 per la Narrativa

Milanesi brava gente. Storie di nera a Milano (1946-1975). – Tommaso Bertelli, Matteo Liuzzi #Milanesibravagente #TommasoBertelli #MatteoLiuzzi #RadioPopolare #EditoreMilieu

Un consiglio veloce per una lettura leggera e intelligente (o tre: sono tre volumi in tutto):

Per chi ama Milano.

Per chi ama la storia fatta di storie. Anche minime.

Per chi ama i gialli, ma soprattutto la cronaca nera.

Per chi vuole conoscere la ligera.

Per chi vuole conoscere il mitico commissario Nardone, a cui tanti commissari “letterari” fanno un baffo sia per acume che per umanità.

Pia Drovandi

Descrizione

Milanesi brava gente solleva il tappeto sotto cui Milano ha nascosto le storie tormentate dei suoi figli dal dopoguerra a metà anni settanta. Perché la cronaca nera è spesso l’unica chiave per scoprire la vera anima di una città. Rapine, omicidi, rapimenti e regolamenti di conti: 20 storie per raccontare una Milano violenta e feroce, senza più alternative ma piena di fascino, in cui trovano spazio l’amore, la lotta di classe, le regole non scritte della mala, la ribellione al potere e persino il controspionaggio della Guerra Fredda. I protagonisti sono persone per le quali il dopoguerra, gli anni del boom e i primi Settanta non hanno rappresentato la scoperta del benessere, ma l’ingresso in un mondo in cui la povertà le ha trasformate in fuorilegge. E tra piccoli criminali e i grandi nomi della ligera milanese – Otello Onofri, Ugo Ciappina e Bruno Brancher – troviamo anche quelli che diventeranno esponenti di spicco delle forze dell’ordine – Mario Nardone e Carlo Alberto Dalla Chiesa. Sono storie di una Milano sotterranea, fitta di osterie e popolata da ladri e da banditi, da poliziotti senza pistola, da case di ringhiera con il bagno sul ballatoio, da assassini e prostitute, da spie capaci di vendere i propri amici alla polizia per qualche lira. Milanesi brava gente nasce dall’esperienza di Radiografia nera, uno dei programmi di maggior successo degli ultimi anni di Radio Popolare, la storica emittente libera milanese, e raccoglie le storie più sciagurate e poetiche che Matteo Liuzzi e Tommaso Bertelli, per tre anni, hanno inseguito negli archivi e raccontato in onda. Completano il volume le prefazioni di Piero Colaprico e di Claudio Agostoni, e le illustrazioni di Simona Eva Saponara.

Editore: Milieu