Il simpatizzante – Viet Thanh Nguyen #recensione #VTNguyen

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Un libro che parla di un periodo di guerra

Bisogna andarci con calma con Nguyen perché ama le contraddizioni (che si addicono a una mente forte secondo Emerson*, citato nel romanzo) e il rischio è di fraintendere e perdersi nella narrazione.

*La coerenza è lo spauracchio delle piccole menti.
È la confessione di una mente scissa in due, non di due metà di qualcosa in antitesi (come gli ripete la madre quando gli altri lo chiamano “bastardo”), ma due interi che codominano: francese ma anche vietnamita, repubblicano eppure rivoluzionario, carnefice torturatore e vittima torturata.
Ce n’è di richiami a Marx e Hegel e alla dialettica di tesi e antitesi che generano una sintesi suprema: questa è senz’altro una chiave di lettura data dall’autore, possibile, ma non passionale. È riduttivo dire che il protagonista soffre di una scissione profonda e pervasiva della soggettività che lo divide in un conflitto perenne nell’azione: è vero piuttosto che è un soggetto duale, è una pluralità che non sa e non vuole scegliere da quale parte della guerra schierarsi, che è rigettato da entrambe, ma è chiamato a schierarsi da uno dei due lati di sè a cui non vuole rinunciare. Mi è piaciuta la metafora che usa per spiegarlo attraverso il colore rosso e quello che significa per il protagonista.
È un libro sulla ricerca di sè e su tutto quello che si è disposti a fare per non perdere la propria identità di fronte a un mondo che, a destra o a sinistra, in America o in Vietnam, ci vuole conformisti, identici e nullità. Per essere fedele a se stesso il nostro protagonista scende nell’inferno della sua epoca (nel suo caso: del conflitto del Vietnam) e torna vincitore con un unico mantra: “Noi sopravviveremo“.
Meritato il Pulitzer, ma si presenta a tratti come un libro di non facile scorrimento: per lettori pazienti, come Renato Graziano grazie al quale l’ho letto.

Stefano Lillium

Il simpatizzante – Viet Thanh Nguyen

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Eletto negli States miglior romanzo dell’anno, vincitore del Pulitzer 2016, questo “Il simpatizzante” del profugo vietnamita Nguyen, professore di letteratura Inglese e Americana e Etnicità alla Southern University della California, gli elogi se li merita tutti. Dimostra, come sottolineato da Domenico Quirico in una recensione su Tuttolibri, come l’integrazione fra etnie e culture diverse possa dare frutti splendidi se accompagnate dalla voglia di capire e accettare la diversità.

Il libro inizia con il racconto della caduta di Saigon invasa dai nordvietnamiti di Ho Ci Minh: gli americani in fuga si trascinano i sud-vietnamiti contrari alla rivoluzione comunista e noi seguiamo le vicende di un importante Generale di polizia e del suo numeroso seguito, assistito dal fedele Capitano, che sarà il protagonista del romanzo. A bordo di un C-130, con un volo coperto, il Generale si appresta a raggiungere gli Stati Uniti con la famiglia e parte dei suoi uomini; il Generale crede in Dio, nella moglie, nei figli, nei francesi, negli americani e… nell’assoluta fedeltà del suo uomo di fiducia, il solo tra i suoi sottoposti ad abitare a casa sua: il Capitano. Non sa che il Capitano è, in realtà, una spia, un dormiente, un uomo con due facce che fotografa in gran segreto ogni rapporto e dispaccio e li invia a Man, suo addestratore tra le fila Vietcong.  Figlio di un prete cattolico e di una vietnamita porta in sé i cromosomi della doppia origine, avendo anche studiato negli States. Tornato in Sud Vietnam ma in realtà fervente comunista, solidamente legato ai due amici di infanzia Bon e Man, inizia a trasferire a quest’ultimo , combattente comunista, informazioni riservate ottenute dal suo punto di osservazione privilegiato all’interno dei quartieri americani e vietnamiti di Saigon.

Il racconto, in forma di confessione di cui nelle ultime 100 pagine si capirà la genesi e il significato, si sviluppa nella comunità vietnamita che si costituisce a Los Angeles  con il protagonista che recupera privilegi e agi della società americana ma mantiene il suo impegno a trasmettere informazioni all’amico Man rimasto in Vietnam. Ma per sviare i sospetti del Generale sarà costretto a scelte impegnative che coinvolgeranno anche l’ignaro amico Bon per proteggere il quale tornerà in patria al seguito di una disperata impresa organizzata dal Generale per riprendere Saigon.
Lo sviluppo molto denso di vicende del romanzo porta anche a nuclei narrativi assai riusciti e divertenti per la satira sulla società americana (vedi la sua collaborazione al Grande Autore cinematografico che gira un film sulla guerra americana in Vietnam, chiaro riferimento al Coppola di Apocalypse Now ) per poi sfociare nell’ultima parte che si legge con un senso di crescente suspense e angoscia per la riproposizione della brutalità di quelle vicende che hanno segnato così pesantemente gli anni ’60 e sono stati la grande anticipazione dell’interventismo americano in Medio Oriente.
Da leggere assolutamente per chi ama comprendere meglio la complessità delle relazioni fra mondo occidentale e orientale e per l’omaggio, evidente, che l’autore rende con la sua storia e la sua scrittura ad autori come Graham Green, Conrad, Le Carrè.

Renato Graziano