Guns – Stephen King #StephenKing #Guns

“Le armi semi-automatiche hanno due soli scopi. Uno è che il legittimo proprietario le possa portare al poligono di tiro una volta ogni tanto, gridare YEEHAW!!!, ed eccitarsi tutto alla vista del fuoco a ripetizione e del vapore in fiamme che erutta dall’estremità della propria canna. Il loro altro scopo, l’unico altro loro scopo, è uccidere gente”.

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Ogni tanto, non spessissimo, rileggo Guns, di Stephen King. E’ un saggio che scrisse nel 2012 sull’argomento della diffusione delle armi in America (e delle conseguenti stragi di massa). Non è un romanzo, e non è completamente pacifista: Stephen King è americano, ammette di aver posseduto una pistola per difesa personale, e di non avere mai avuto un problema con il pensiero di doverla usare contro qualcuno che provasse a fare del male a lui o alla sua famiglia. E’ un libro che trovo molto equilibrato e sincero, perchè invita alla riflessione in modo pacato, prendendo in giro il genere di ignoranza che nel suo Paese giustifica ai privati cittadini la vendita di armi di distruzione di massa come i fucili automatici. In America le stragi come l’ultima di Orlando sono orribilmente frequenti; e le statistiche di incidenti domestici mortali che coinvolgono bambini che hanno trovato un’arma dei genitori, o sparatorie verso famigliari che durante la notte vengono scambiati per ladri e uccisi sono altissime. Eppure, la maggioranza degli americani continua a non volere leggi più restrittive sulla vendita di armi al pubblico perchè questo andrebbe a ledere il loro diritto alla libertà personale, che include anche poter comprare un’arma, volendo.

Il Re questo lo capisce, e prova a rispondere non salendo sul carro del pacifismo, ma provando a razionalizzare: Signore, signori, nessuno vuole portarvi via i vostri fucili da caccia. Nessuno vuole portarvi via i fucili a canne mozze, i vostri revolver o le vostre pistole automatiche, a meno che dette pistole non abbiano una capacità superiore a 10 colpi. Se non riuscite a uccidere un malintenzionato che si introduce a casa vostra di notte (o vostra moglie che si è alzata nel buio e sta andando in cucina per farsi uno spuntino) con dieci colpi, dovete tornare ad allenarvi al poligono di tiro.

Nel libro si parla anche di Ossessione, un libro di King uscito nel 1975 sotto lo pseudonimo di Richard Bachman, in cui un ragazzo con un padre abusivo e una quantità insalubre di rabbia adolescenziale una mattina si dirige verso la propria scuola con una borsa piena di armi del padre, si sistema sulla collinetta antistante il proprio liceo e comincia a sparare. Il libro, in originale Rage, per dieci anni fluttuò più o meno nell’oblio. Poi, dal 1988 al 1997 in cinque diversi casi di studenti arrivati a scuola con armi pronti a usarle su compagni e insegnanti (solo in un caso l’esecutore fece effettivamente fuoco, ma la differenza da nessuno a 4 morti è ovviamente altissima) risultò che tutti i colpevoli avevano letto Rage, e che molti di loro addirittura ne tenevano una copia nell’armadietto. Quindi Stephen King decise di ritirare quel libro, e chiese ai propri editori di farlo. Non perchè si sentisse colpevole, e non perchè pensasse che il suo romanzo avesse istigato quei giovani alla violenza: questi erano giovani con seri problemi psicologici, ragazzi bullati a scuola e abusati a casa, tutti con facile accesso ad armi tenute in casa dai parenti. Evidentemente Rage parlava a loro di qualcosa che potevano capire perchè erano già spezzati dentro; tuttavia, come dice King, l’ho ritirato perchè era la cosa giusta da fare, e perchè non lasci una tanica di benzina vicino a un ragazzino che ha già avuto episodi di piromania.

Il passaggio che manca agli Americani, conclude King, è capire che vendere armi così potenti a chiunque e così facilmente forse non istiga, ma sicuramente aiuta.

“La questione è, quanto paranoico vuoi essere? Di quante armi hai bisogno per sentirti veramente al sicuro? E come puoi riuscire a tenerle tutte cariche e a portata di mano, ma al tempo stesso lontanissime dai ditini inquisitivi dei tuoi bambini, o nipotini?”

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Lorenza Inquisition

22-11-1963 – Stephen King #22/11/63 #StephenKing

  “Non voltarti, non guardarti mai indietro.”

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Visto che A) domani inizia la serie TV di 22.11.1963 e B) Alessandro l’ha letto da poco e non ha trovato recensioni recenti, ri-posto la mia che era ancora sul vecchio blog.Se non avete letto molto di Stephen King, questo per me è uno dei migliori. Se non avete letto niente di King e siete un po’ paurosi, potete iniziare da questo, vi piacerà e non avrete traumi particolari. Però il meglio per iniziare rimane sempre Stagioni diverse, io ve lo dico, e li ho letti tutti ehn.

“La vita è un lancio di monetina.”

Ho cominciato questo libro durante un pomeriggio, e mi ci sono immersa nel modo che solitamente mi arriva addosso con i libri belli di Stephen King: di fiato, salutando per un paio di giorni i coinquilini, vivendo con fastidio qualsiasi interruzione, sia essa coniuge, telefono, genitori, cibo, figli o amanti, togliendo tempo a tutto quello che ho intorno perchè devo tornare a quella vita e a quei personaggi, vivere con loro ogni momento possibile, devo vedere cosa succede, devo sapere (il DEVO, come i lettori di Misery ben sanno, non è usato a caso).

Mi ha preso circa dopo dieci pagine, e mi ha agganciato a: I felt good. Until I saw Derry.
Poi mi ha un po’ perso tra Jodie e Forth Knox e lo studio di Lee Oswald, è tornato ad arpionarmi nella corteccia cerebrale dall’attentato a Kennedy fino alla fine, e mi ha lasciato con la consueta desolazione di quando chiudi un bellissimo libro e vorresti solo tornare là fra quelle pagine per un altro po’.

E’ ambientato per la quasi totalità negli anni Sessanta, il periodo d’oro della White America: Camelot alla Casa Bianca, le rivoluzioni sessuali, politiche e per i diritti civili ancora lontane, Cadillac color pastello, gonne svasate, rock’n’roll e swing, milk shakes e Norman Rockwell.

Il passato, apprendiamo, è bellissimo, certo, ma non solo. Per esempio, è ostinato; ed è anche difettoso: i neri non sono animali ma neanche propriamente persone, lo dice la Bibbia; gli ebrei vanno giusto bene per farci affari, non per essere amici; un uomo è il padrone a casa propria, anche se questo significa imporre la disciplina a suon di sberle e pugni alla moglie.

Noi vaghiamo in mezzo a tutto questo mano nella mano con il protagonista, cercando di capire cosa succederà, come e se si muoverà il futuro, perchè sia giusto alterare il corso della storia, potendo. Dato che stiamo viaggiando con il Re, ben presto scordiamo ogni cautela e ci lasciamo andare completamente, siamo Jack Epping, amiamo con tutto il cuore Sadie e i ragazzi e l’insegnamento, siamo onorati di trascorrere del tempo con Deke e Miz Mimi, viviamo e danziamo. Ci scordiamo che la Plymouth Fury in un’altra vita è stata Christine, che la vita è un lancio di monetina, che l’ultima volta che siamo usciti dalla tana del coniglio The Yellow Card Man era morto e nera era la sua carta, che il passato è ostinato per dei motivi non del tutto egoistici, e che Dunning è stato armonicamente ucciso ma a volte gli uomini cattivi ritornano. Perciò anche se sappiamo che il Re non è la Cartland, continuiamo incuranti per trequattrocento pagine a godere, finchè un bel mattino ci svegliamo e il lieto fine ha i denti, denti che azzannano e fanno male: il momento da cui poi tutto andò male non è solo l’assassinio di Kennedy, il migliore dei mondi possibili non ci sta necessariamente aspettando a braccia aperte, l’amore è importante ma a volte non può essere tutto, e soprattutto what goes around turns around.

Penso che questo sia uno dei migliori libri di King per molti motivi, perchè è una buona ricostruzione storica e un ottimo romanzo, perchè è scritto bene e ha grande capacità di emozionare, perchè è maturo ed epico, e soprattutto perchè ci lascia con il messaggio dolceamaro che a volte l’ultimo vero bacio che ti hanno dato è roba di anni e anni fa, e va bene così.

Lorenza Inquisition

“Le cose accadono per delle ragioni, ma a noi piace quella ragione? Molto di rado.”