Tutto quel nero – Cristiana Astori

Tutto quel nero – Cristiana Astori.
Ho inserito questo libro alla voce “Primo libro di un autore famoso” perchè dopo tre pubblicazioni per Mondadori ritengo che Cristiana possa essere ritenuta famosa, il che mi fa un certo effetto pensando che ci conosciamo da un bel po’ di anni. Per recensire questo libro devo farmi una serie di domande. Mi piace com’è scritto? Sì mi piace molto. L’autrice scrive maledettamente bene, ha un ritmo veloce come piace a me, periodi brevi, personaggi ritratti come tra palbebre socchiuse senza smancerie, senza dettagli inutili, fatti crudi esattamente come accadono o meglio, come vengono percepiti… E’ il mio genere di libro? Assolutamente no. Amo i thriller e i cattivi per me possono essere dei grandissimi bastardi, ma laddove c’è in ballo il soprannaturale come ho già avuto modo di scrivere, c’è quel brivido che non mi abbandona a partire dalla copertina fino alla fine provocandomi una sensazione di disagio che, se da un lato credo che sia il risultato di una buona scrittura da parte dell’autore, dall’altro lato incontra un mio limite oggettivo. Ho letto quindi nell’insieme un buon libro che mi ha però chiuso un po’ lo stomaco in tutte le sue pagine. A voi lettori di questa pagina dico però qualcosa che vi piacerà un bel po’ di questo libro: la stessa sensazione me la lascia Stephen King ergo Lorenza Inquisition, mi sa che questo libro deve entrare nella tua wishlist.
Il libro prende a prestito la vita e la morte di una serie di personaggi esistiti realmente Soledad MIranda attrice di horror ad alta carica sessuale e Jess Franco, regista, che nel libro di Cristiana diventa ossessionato da lei a tal punto da cercare di ricrearne la vita e, soprattutto la morte. Come non ve lo dico perchè altrimenti tanto vale che il vi faccia il bignami… Leggetelo perchè, peli dritti a parte ne vale davvero la pena. Il libro fa parte di una trilogia, a tutto quel nero sono seguiti tutto quel rosso (che è già sul mio comodino in una oramai rara copia cartacea) e tutto quel blu. BUONA LETTURA!

Agata Pagani

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Il bacio della bielorussa, Antonio Pagliaro

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Ho preso questo libro inquantocchè suggeritomi da Amazon, guardo le recensioni, il 90peccento da’ 5 stelle. Da consolidata esperienza, statisticamente so che alle recensioni di amazon così entusiaste devo subito applicare una rivalutazione al ribasso, cioè per capirci per me 5 stelle le puoi dare solo a Tolstoj and Co.  Se c’è gente che unanimemente le da’ a un giallo italiano, e non è neanche Sciascia o Scerbanenco, qualcosa che non va ci deve essere, la faccenda puzza. Comunque  ho deciso di buttarmi, e ho fatto male, già mi vedevo a fare la splendida con voi che ho trovato il giallo dell’anno ma che dico DEL MILLENNIO e così imparo a fare la vanitosa. L’ho finito stanotte e l’ho trovato brutto assai, cominciamo subito col dare un voto, tanto per rimanere in tema con l’introduzione pagellara, e si becca un bel (o brutt) due su cinque stelle, perchè la trama sarebbe in effetti avvincente, è una storia che scritta meglio avrebbe avuto numeri belli assai, ma per il resto, un grosso GROSSO bah.

A me, prima cosa, non piace come scrive. Va bene, lo stile è anche una cosa che al lettore può parlare o meno, non siamo tutti uguali, ma per me è scritto male, punto.

Poi, l’ambientazione. Per le prime 100, 150 pagine la storia si dipana in Olanda, dove un investigatore abbozzato con l’accetta che ha le solite caratteristiche di tutti gli investigatori da Marlowe in su (sociopatico, sciupafemmene, il lavoro prima di tutto ma ha i sensi di colpa per il figlio che non vede mai, fumatore, goloso di un qualche tipo di dolciume o in fissa con un qualche tipo di abbigliamento) incappa in un caso che vede coinvolti due italiani ritrovati in un canale, forse mafiosi.

Il personaggio in sè al di là della noia di aver già letto migliaia di volte di uno così, non è vivo, non esce dalle pagine, metà delle volte non ti ricordi che faccia abbia. Comunque il  primo grosso problema è proprio qua, l’ambientazione di questa prima parte. Se sei italiano, e scrivi di un detective olandese che vive in Olanda, mi spiace, ma devi essere proprio proprio molto bravo a scrivere, per renderlo vivo, questo personaggio, e credibile il suo mondo. Altrimenti se ne esce con quello che per me è stato insopportabile, la sensazione di un italiano che parla di un mondo non suo, e si sente, non trovo altro modo di spiegarlo,

Proseguendo con la storia, la vicenda si sposta in Sicilia, dove elementi noir di mafia e massoneria escono allo scoperto e si intrecciano all’indagine olandese. Qui il romanzo migliora nettamente, sia per l’introduzione di un nuovo personaggio, un killer mafioso, ben caratterizzato e ben scritto, con un ritorno del linguaggio siciliano alla Camilleri che è mi sa ormai imprescindibile per questo tipo di gialli, sia per l’ambientazione in una Palermo viva, sporca, credibile. Se non ci fosse stata la prima parte, per questo pezzo avrei dato tre stelle. Purtroppo la prima parte c’è, e non solo, investigatore e vicenda olandese vengono messi da parte come due calzini sporchi, così, buttati in un angolo in mezza riga, e addio.

Questo è il secondo grande problema del romanzo: vengono chiamati in causa una serie molto vasta di personaggi minori e storie marginali, e l’impressione netta è che l’autore abbia provato a maneggiare un romanzo corale che gli si è sgretolato tra le mani a tratti. Non sempre, lo ammetto, alcune storie funzionano. Ma per esempio, tornando all’uscita di scena dell’investigatore olandese in mezza pagina, questo gestire rapidamente in tono distaccato una vicenda nera e allucinata con tratto amaro e crudo il giusto lo può fare McCarthy, o Ellroy. Altri, scusate, non tanti, no, non ci siamo. La storia in sè, ripeto, mi è piaciuta, ha un certo cinismo e un’amarezza di fondo che ho apprezzato, e la parte siculo-mafiosa cammina per bene. Però l’ho trovato scritto male, gestito peggio, troppa carne al fuoco, sono una voce fuori dal coro rispetto ai 5 stelle di amazon, ma per me non ci siamo proprio, e sono anche abbastanza stanca di gente che inneggia al nuovo romanzo noir italiano quando siamo sempre impantanati al primo Carlotto, e da lì non si muove neanche lui da anni, trallaltro. Per darvi un’idea, c’è questa recensione che lo osanna, e io già a leggerla mi addormento, per dire, e mi domando se veramente questo pensa le cose che scrive perchè io non le direi quasi per Wambaugh o Hammett.

http://www.satisfiction.me/il-bacio-della-bielorussa/

Comunque ho deciso che ne compro un altro del Pagliaro, ha un qualcosa. Non me la sento di liquidarlo così, come l’ispettore olandese.

Lorenza Inquisition