Qualcosa sui Lehman – Stefano Massini #StefanoMassini

Un romanzo omerico (800 pagine) del drammaturgo Stefano Massini che al tempo stesso è ballata, poesia narrativa, graphic novel.

qualcosa

Ricordate Lehman Brothers? Chi non ricorda il nome della banca che, fallendo nel 2008 ha iniziato la drammatica stagione in cui lo scoppio della bolla della finanza speculativa è diventata poi una crisi economica industriale e sociale di cui portiamo ancora pesantissime conseguenze, soprattutto in un’Europa senza rotta e senza nocchiero? Ma se volete sapere “Qualcosa sui Lehman” ve lo racconta Stefano Massini, che dopo avere scritto un magnifico lavoro teatrale (Lehman’s Trilogy, ultima regia di Luca Ronconi e prossima regia di Sam Mendes a Londra) ci regala questo capolavoro di quasi 800 pagine. L’autore lo definisce romanzo/ballata, ma certo è che in quasi ottocento pagine ogni genere di scrittura è toccato, sfiorato, avvicinato: a colpo d’occhio, sembra poesia, una poesia narrativa, con un suo misterioso ritmo, con ripetizioni, riprese, squarci lirici. Non è un romanzo, non è una biografia, non è un saggio, ma tutto questo insieme, una ballata epica che scorre meravigliosamente fluido e leggero per oltre 700 pagine (ma non allarmatevi! sono pagine di versi molto brevi), raccontando una vicenda davvero unica di 160 anni a partire da un settembre 1844 in cui l’ebreo tedesco Heyum Lehmann (con due enne, poi americanizzato in Henry Lehman) arriva a New York, fino alla crisi fatale dei primi anni 2000 quando un manipolo di speculatori sale al vertice per portarla al fallimento.
In mezzo c’è di tutto: la trasformazione della prima bottega di stoffe aperta da Henry, poi raggiunto da altri due fratelli, e la crescita progressiva e tumultuosa da laboratorio artigiano a negozio, per poi inventarsi mediatori d’affari, finanziatori dell’industria e poi in qualcosa che sembra sempre di più una banca, e lo diventa. Il tutto attraversando la storia americana con la Guerra di Secessione, l’industrializzazione, il proibizionismo, la crisi del 1929 a Wall Street, le due guerre mondiali, il maccartismo e l’era dei computer. Ma ci sono anche decine di personaggi della famiglia e protagonisti descritti con inventiva, gusto e ironia che rendono la lettura piacevolissima. Inoltre laudo la capacità dell’autore di rendere semplici e comprensibili i meccanismi elementari di macro economia e della finanza che accompagnano ascesa e caduta di una dinastia economia creata dal nulla (nella migliore tradizione americana del self-made
Man). E di rendere brillantemente umori, stili di vita, ambizioni, sentimenti di una intera nazione rendendola attualissima e godibile aldilà dello specifico interesse che ciascuno può avere sulla vicenda
Massini lo fa con una scrittura lieve e nello stesso tempo di grande intensità affabulatoria usando anche metafore e modalità eterogenee (ad un certo punto anche uno stralcio di fumetto di Superman!) e mescolando fra loro materiali narrativi di ogni tipo, a testimonianza di un enorme lavoro di ricerca e approfondimento che si intuisce alle spalle di questo lavoro veramente singolare e, a mio parere, imperdibile.
Si è capito che mi è piaciuto proprio tanto ? Io spero che possa piacere anche a voi. Consigliatissimo.

Renato Graziano

Vasco Pratolini – Il quartiere #SantaCroce

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Ambientato nel periodo che va dal 1932 al 1939, il romanzo narra le peripezie amorose di un gruppo di ragazzi appartenenti al quartiere popolare di Firenze  Santa Croce, colti nel passaggio dall’adolescenza alla prima giovinezza, cogliendo lo sviluppo della loro educazione sentimentale e la formazione di una coscienza politica.

La vita in un quartiere, gli amici che ti seguono per l’infanzia e l’adolescenza, gli amori (obbligati) del vicinato, quelli che diventano matrimoni, e poi l’avvento del fascismo e i diversi destini, anche tragici. Si parte tutti dallo stesso quartiere povero, poi è la vita e sono le diverse indoli che definiscono il futuro di tutti.

Un romanzo corale, un intreccio continuo di vicende personali ed affettive nelle quali si muovono i vari personaggi, senza che qualcuno emerga o si riconosca particolarmente, neppure nella figura di Valerio, la voce narrante che si identifica con l’autore.

Un bel libro di formazione, moderno pur raccontando di un mondo che non c’è più (il quartiere viene poi distrutto per la nuova riurbanizzazione voluta dal Duce). Scritto quando la guerra volgeva al termine (1944), è un bell’esempio di quel modo italiano di raccontare la realtà in letteratura e anche al cinema in quei tempi che sembra ormai perduta a parte rari casi. Ogni tanto dobbiamo ricordarci dei classici italiani, di lui avevo letto solo Cronaca Familiare (al liceo ce lo fece leggere il prof di italiano). voto: 8

Nicola Gervasini