Jules Verne, Il raggio verde

raggio

Era un «personaggio» di ventotto anni, che non era mai stato
giovane e probabilmente non sarebbe mai stato vecchio.
Evidentemente era nato nell’età che doveva dimostrare di avere per
tutta la vita. Di fisico, né bene né male; di viso, estremamente
insignificante, con capelli troppo biondi per un uomo; di sotto gli
occhiali, gli occhi senza sguardo del miope; un naso corto, che non
sembrava il naso della sua faccia. Dei centotrentamila capelli che
dovrebbe portare ogni testa umana, stando alle ultime statistiche,
gliene restavano al massimo sessantamila. Una barba a collare
incorniciava le sue guance e il suo mento, il che gli dava un aspetto
piuttosto scimmiesco. Se fosse stato una scimmia, sarebbe stato una
bella scimmia, forse quella che manca alla scala dei Darwinisti per
collegare gli animali all’uomo.
Aristobulus Ursiclos era ricco di danaro e ancor più ricco di idee.
Troppo istruito per un giovane scienziato che sa solo annoiare gli
altri con la sua erudizione universale, laureato alle Università di
Oxford e di Edimburgo, egli sapeva più di fisica, chimica,
astronomia e matematica, che di letteratura. In fondo molto
pretenzioso, mancava poco, quasi nulla, che fosse uno stupido. La
sua mania principale, o la sua monomania, come preferite, era di
dare, a dritto e a rovescio, la spiegazione di tutto quanto rientrava nei
fenomeni naturali; insomma una specie di pedante, fastidiosissimo.
Non si rideva di lui, perché non era risibile, ma se ne rideva perché
era ridicolo. Nessuno sarebbe stato meno degno di quel falso giovane
dì far proprio il motto dei massoni inglesi: Audi, vide, tace. Egli non
ascoltava, non vedeva e non taceva mai.

Jules Verne – Il Raggio Verde

_______________________________________________________

Mi serviva un libro per eliminare la cinquantesima voce della disfida e ho scelto “Il raggio verde” di Verne, uno dei 4-5 libri che ricordo di non avere finito. Non ricordo nemmeno perchè lasciai a metà questa lettura da ragazzino, perchè mi aveva sempre lasciato un piacevole ricordo (seppur incompleto).
In questo romanzo breve, Verne ci racconta la storia della scozzese Helena e del suo fidanzamento combinato, allo scoccare del diciottesimo compleanno, con uno studioso terribilmente antipatico dall’improbabile e fantastico nome di Aristobulus Ursiclus (e oltretutto viene dalla Scozia del Sud, come sottolineato dai servitori).
Gli autori del misfatto sono gli zii e tutori di Helena, i facoltosi fratelli Sib e Sam, due simpatici pasticcioni. Tuttavia, la giovinetta non accetta a testa bassa questa situazione ma esige di vedere, prima di sposarsi, il raggio verde, che sarebbe l’ultimo raggio che il sole lancia prima di nascondersi definitivamente dietro il mare. Inizia così un viaggio per le isole Ebridi alla ricerca di un tramonto sgombero di nuvole che la porterà ad incontrare un giovane e figaccione pittore e poeta.
E questo viaggio è un pretesto per farci conoscere alcune bellezze della terra di Scozia, insieme alla sua storia, ai suoi poeti (con le continue citazioni di classici scozzesi declamati dagli zii) e alla conformazione geologica.
Di avventura, al contrario dei più noti romanzi di Verne, ce n’è ben poca, è piuttosto una commedia romantica in versione ottocentesca.
Divertente e consigliato a tutti.

Massimo Arena