Trouble in the Heartland: Crime Fiction Based on the Songs of Bruce Springsteen #BruceSpringsteen

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Questo è il libro che ho scelto di leggere per la sfida alla voce Un libro che parla di musica, forse un po’ barando ma in fondo non proprio.

E’ una raccolta di storie uscita in America qualche anno fa, nella quale gli scrittori scelti si sono cimentati a scriverle con due sole clausole: il racconto doveva essere un noir, e l’ispirazione doveva venire dal titolo di una canzone di Springsteen.

L’idea di partenza può avere un suo perchè, anche se già il mondo delle canzoni di Springsteen è popolato da perdenti e prostitute, ladri e a volte assassini, feccia o semplicemente ex-sognatori che si sono scontrati in modo amaro e rabbioso con la delusione di un american dream sempre più lontano e irraggiungibile.

I protagonisti di questi racconti si muovono in fattorie ipotecate e sperdute strade rurali, ghetti infestati da gang, case popolari fatiscenti e trailer sfondati; quasi nessuno di loro ha abbastanza soldi per la benzina, e comunque se ne avesse li spenderebbe in un cicchetto alcolico, e la speranza è una parola che non vive più qui.

Dal mio punto di vista di fan che conosce a memoria ognuna di queste canzoni, è stato strano, ma in genere interessante, leggere le storie e vedere dove l’estro portava lo scrittore guidandolo con il solo titolo, pur sapendo in realtà di cosa parla davvero la canzone. Ci sono stati un paio di casi in cui nonostante gli sforzi dell’autore, pure abbastanza bravo nello specifico, non sono riuscita a distaccarmi dall’originale, Born to run soprattutto. Born to run è troppo, troppi concerti, troppe volte cantata sotto quel palco, troppo tutto per poter essere una storia diversa da quello che è.

Ma a parte questo, è stato un bel viaggio, forse un po’ troppo lungo. Come in tutte le raccolte di racconti di autori vari, ce ne sono alcuni molto buoni, altri passabili, e qualcuno che razzola nel guano, non si può evitare, è la statistica. L’apripista, e specchietto per le allodole da mettere in copertina, è Dennis Lehane, l’unico nome a me conosciuto. In questa raccolta ha scritto Highway Patrolman, dove sostanzialmente racconta di nuovo la stessa storia di Springsteen, ma è Lehane, alta classe, ed è il racconto migliore di tutti, per me. L’unico altro che mi è piaciuto così tanto da segnarmi il nome dell’autore e cercare altre opere sue è Isaac Kirkman, che ha scritto Streets of fire, e che purtroppo ha scritto poco, per il momento.

Lorenza Inquisition

 

Il giardino di Virginia Woolf – Caroline Zoob – Caroline Arber #VirginiaWoolf #MonksHouse

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Il giardino di Virginia Woolf – La storia del giardino di Monk’s House – Caroline Zoob – Fotografie di Caroline Arber

“Il giardino di Virginia Woolf” è un meraviglioso libro fotografico sulla casa e sul giardino di Monk’s House, presso Rodmell, nel Sussex, che Leonard e Virginia occuparono dal 1919, dapprima come piacevole rifugio rurale e appartato, in alternativa al loro indirizzo londinese, poi continuativamente, negli anni della guerra fino al giorno in cui Virginia, in preda alla nevrosi, si allontanò da casa verso il fiume. Leonard occupò la casa anche in seguito alla morte di Virginia. In effetti il giardino è il giardino di Leonard, è lui che lo coltivava con dedizione, venendo spesso bonariamente canzonato dalla moglie per la sua ossessione. Virginia discuteva con lui sui progetti ma non prendeva parte attivamente alla cura di fiori e piante e, anzi, la sua conoscenza botanica era piuttosto scarsa, come appare da certe inesattezze presenti nei suoi romanzi. Eppure amava il giardino, respirava la sua quiete, passeggiando sui vialetti, era orgogliosa di potervi ricevere i suoi (illustrissimi) ospiti e di poter offrire mele e marmellate e, soprattutto, traeva grande ispirazione dalla splendida vista di cui godeva dal suo studio.

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Insieme a suggestivi scorci del giardino e ad alcune foto d’epoca di Virginia, il libro racconta la vita degli Woolf nella casa: parallelamente alle continue migliorie apportate alla struttura e al giardino da Leonard, seguiamo Virginia nella stesura dei suoi romanzi e apprendiamo, attraverso stralci di diari e lettere, le emozioni che le donava lo spettacolo di vitalità e irrequietezza della natura che si offriva ai suoi occhi nutrendo la sua ispirazione.

“Le api scagliano ronzii, come fossero frecce di desiderio: violente, erotiche; intrecciano figure nell’aria; ognuna ronzando da un filo; l’aria tutta una vibrazione”.

“Il giardino di Leonard è stato un vero miracolo: immensi gigli bianchi e un tale incendio di dalie che ancora oggi ce ne sentiamo ravvivati”.

Arianna P.

DESCRIZIONE

Il bellissimo giardino di Monk’s House, la casa nel Sussex ai piedi delle Downs, fu una grande fonte di ispirazione per Virginia Woolf, che scrisse qui, nello studio in fondo alla proprietà, la maggior parte dei suoi romanzi. Leonard e Virginia apportarono cambiamenti notevoli al giardino, ma dal 1969, anno della morte di Leonard, il suo assetto è rimasto immutato. Finora era stato scritto ben poco della sua storia e nessuno lo aveva visto in fotografia. Questo volume presenta una raccolta unica dei commenti di Virginia e racconta in che modo il giardino è stato conservato negli anni. Una donna alla ricerca di una altra donna. Caroline Zoob ha vissuto 10 anni insieme al marito a Monk’s House, come affittuaria del National Trust, l’ente che possiede e gestisce la proprietà dal 1980. Per 10 anni ha curato il giardino, aperto la casa al pubblico e mantenuto quotidianamente l’identità immutata del luogo. Caroline si tuffa allora nei diari di Virginia e Leonard e ricostituisce la storia della casa e del giardino di Monk’s House. Il suo racconto e le fotografie di Caroline Arber ci svelano un giardino intimo dall’atmosfera unica, curato con amore come fu ai tempi di Leonard e Virginia.