La Quarantasettesima – Ubaldo Bertoli #8Settembre #Partigiani

Gli eventi, i luoghi e i personaggi di questo romanzo sono reali, visti con l’occhio dello scrittore Ubaldo Bertoli che fu partigiano e che per nove mesi fu tra gli uomini della Quarantasettesima brigata, “la brigata dalla testa calda”, come la definì il maggiore inglese Charles Holland. Un libro scritto di getto quindici anni dopo gli eventi descritti, che racconta le passioni, le lotte di quegli uomini e quelle donne che vissero e morirono al limite fra regolarità ed eccessi nella guerra civile d’Italia.

Pubblicato la prima volta nel 1961, cioè quindici anni dopo la fine del conflitto mondiale, “La quarantasettesima” di Ubaldo Bertoli, giudicato dal critico letterario Franco Fortini “Bellissimo, di una semplicità veramente epica”, è un romanzo in cui l’autore racconta fatti realmente accaduti con personaggi realmente esistiti, senza forzare mai, facendo vivere e morire i suoi partigiani, e inglesi, e fascisti e tedeschi.

È un libro scritto da un partigiano sui partigiani della 47ª Garibaldi, quelli detti “dalla testa calda”, che combattevano lungo l’Appennino Emiliano, di qua dall’Enza, a ridosso della Linea Gotica. In seguito all’armistizio, la cui notizia venne annunciata alla radio l’8 settembre 1943, iniziarono a formarsi le prime bande partigiane. La Resistenza sull’Appenninio parmense fu qui narrata da Ubaldo Bertoli (Solignano 1909- Bazzano 2000), noto scrittore, illustratore e giornalista parmigiano,  uno dei libri più belli dedicati alla Resistenza”,
Sono i miei posti, i paesi che attraversavo mentre andavo in villeggiatura da bambina, le strade e i crinali disseminati di cippi e di lapidi in memoria.
È un romanzo anche molto ben scritto, asciutto e senza fronzoli dove l’assenza, o quasi, di descrizione dei personaggi, cui non conviene che il lettore si affezioni, è compensata da poetiche ma mai ridondanti descrizioni del paesaggio e della natura che fa da sfondo.
Dicono sia uno dei più bei romanzi sulla resistenza che siano mai stati scritti, insieme a “Il partigiano Jonny” di Beppe Fenoglio.

Silvia Chierici

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