La ballata di Iza – Magda Szabó #recensione #MagdaSzabó

“In seguito, quando avrebbe cercato di rievocare il viso di Iza la memoria gli avrebbe riportato spesso quel giovane viso senza tempo, quello sguardo da giovane soldato, quell’Iza con l’aria protettrice che accompagnava Vince con i guanti ciondolanti e le labbra troppo pallide.”

Iza è una perfezionista, maniaca del controllo del suo tempo e di quello degli altri; è intelligente e generosa ma anche fredda e calcolatrice.
Quando il padre muore lei crede di fare la cosa migliore portando sua
madre a vivere con sè a Budapest e non si accorge che, sradicandola dal
luogo in cui ha vissuto una vita intera, la rende infelice.
Sua madre comincia a sentirsi sempre più inutile e i piccoli oggetti o gesti quotidiani che la riconducono al passato e che fanno parte del suo
essere non vengono riconosciuti, nella loro importanza emotiva, dalla figlia.
Povera infelice, crede che il passato dei vecchi sia ostile, non si è
accorta che è invece la misura per spiegare e capire il presente“.
La madre rimarrà sempre più sola e si chiuderà in un mutismo assoluto, fino a quando tornerà al paese d’origine, per seguire “nell’aria” la chiamata del marito defunto.

Un romanzo intenso e toccante, una vera emozione e un insegnamento sui rapporti umani e sull’importanza dell’amore rispetto alla semplice dedizione; un’analisi dolente e impietosamente lucida ma attenta alle ragioni e alla sofferenza di ciascuno.

Etelka e Iza sono il vecchio e il nuovo, la tradizione e la modernità, il passato e il presente che non si accordano. Quando è diventata di pietra Iza?

La Szabó visse in un ambiente ricco di stimoli letterari, entrambi i genitori furono aspiranti scrittori e insegnanti. E’ di nascita ungherese ma a differenza di Marai che abbandonò definitivamente il suo paese per non tornarci mai più, e della Kristof che fuggì dall’Armata rossa nel 1956 per rifugiarsi in Svizzera, lei rimase ad
insegnare nella sua terra, rinunciando alla propria pubblicazione letteraria.
Questi dati servono ad inquadrare il periodo storico e a capire, probabilmente, il sottotesto dei suoi romanzi ( ben ventitrè) ma non serve per comprendere il suo linguaggio dell’anima, che è universale, nel rappresentare le difficoltà di due generazioni messe a confronto, del rapporto figli/ genitori, di come il sacrificio di sè corrisponda a volte a un’idea insana di amore.
Facile è schierarsi immediatamente contro Iza, una donna senza cuore, egoista, o forse intimorita dal dolore di vivere, una donna forte e determinata al punto di esser sempre certa di sapere quale sia il bene dell’altro, senza però coinvolgerlo, e soprattutto senza mettersi in discussione.
Difficile è accettare che ci sono persone che non riescono a comunicare, e difficile è accettare la diversità: da una parte una madre che pur di non averi scontri verbali e di non offendere la figlia non dice cosa prova, e dall’altra una figlia che non chiede, non ascolta, non sente.
E su questo forse ho riflettuto e mi sono riconosciuta un po’ in Iza, pur
provando rabbia per i suoi comportamenti, e compassione per la madre.
Ho riconosciuto il suo bisogno primario di avere degli spazi per sè, il suo bisogno di pianificare il tempo e, a volte, l’incapacità di mostrare la propria anima alle persone a cui si vuole bene. Credo sia una questione di fiducia. E in questo gioca grande importanza il rifiuto che Iza sentì dolorosissimo del mondo dopo esser stata rifiutata dall’università per ragioni politiche, che avevano condannato il padre all’esilio sociale.

Lo scontro/incontro generazionale non può essere dissociato dallo
storico scontro tra un modello di società “nuovo”, foriero di migliori
condizioni economiche, di riscatto individuale, e quello vecchio che
poneva le sue radici in una dimensione fortemente impregnata di spiritualità e che, ci dice la Szabó, è l’unico, lontano da false ideologie propagandistiche, a farci sperare di avvicinare l’uomo a un’idea di felicità.

Purtroppo i ricordi non si possono trasmettere in eredità a
nessuno.

Egle Spanò

DESCRIZIONE

Quando muore il marito Vince, un giudice che durante gli anni del fascismo ungherese aveva subito gravi torti, la vecchia signora Szocs si ritrova completamente sola nella modesta casa di famiglia nella campagna ungherese. È allora che la figlia Iza, una dottoressa di successo che vive sola nel rigore di Budapest, decide di portare la madre a vivere con sé. Ma nella nuova casa, perfetta e confortevole come vuole la posizione di Iza, la signora Szocs non si trova affatto a suo agio: tutto è troppo freddo e senza vita, proprio come Iza. E così, a poco a poco, la fragile donna si chiude in un mutismo impenetrabile, affievolendosi inesorabilmente fino al giorno in cui non decide di ritornare al suo villaggio per compiere un gesto inatteso e liberatorio.

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