Il libro dei Baltimore – Joel Dicker

teseo

Orbene, così doveva essere. Avevo bisogno di qualcosa che si lasciasse ingurgitare, che mi togliesse di dosso l’urgenza di poltrire, chi mi portasse su una veranda, all’aperto, a respirare vita d’altri, a non pensare di me, ma a loro, si fosse trattato anche solo di chiacchiere da bar o di quei bei plot tanto cinematografici e un filino paraculi che fanno tanto bene all’intraprendenza dello spirito. Ringrazio Joel Dicker per questa full immersion, per la lucidità e la sagacia con cui è capace di rendere affascinanti anche gli anelli di cipolla o le più banali cartoline interiori. Il suo Libro dei Baltimore non è certo un capolavoro, ma come tante buone letture indovina che cosa può dare piacere a chi inforca gli occhiali e lascia il tempo per le pagine. La storia è americana fino al midollo e si sente odore di pellicola e botteghino anche a bruciare carta di eritrea a più non posso. Ma è un bel annusare, almeno per me lo è stato.
Ora, dopo aver rotto (e non con poca gioia) il mio personale (e che durava da troppo) silenzio in termini di bulimia, ossia in quantità di pagine lette tutte di filata e senza indugio, mi faccio una bella tisana energizzante e vado a scegliermi il prossimo compagno di viaggio.
A bientot, amici cari. E buona domenica sera!

Rob Pulce Molteni

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