Jim Thompson – Diavoli di donne

diavoli

Far sì che un poveraccio desideri quel che non potrà mai ottenere. Metterlo nelle condizioni di poter ottenere poco, quando vuole tutto. Sbattergli il meglio sul muso ovunque vada – belle macchine, vestiti, case di lusso. Senza mai lasciargli avere nulla, se non i suoi sogni. Farlo sentire un povero bastardo, perchè non ha ciò che comunque non potrebbe mai ottenere. Finchè finirà per odiare se stesso: e se odi te stesso, come fai ad amare chiunque altro? __________________________________________________

Sarò sincero: non mi è stato completamente chiaro questo libro. E’ narrato in prima persona ma durante il corso del romanzo ci sono tre intermezzi “tratti” da diversi volumi (inventati) che narrano la stessa storia con qualche piccola differenza. Leggendo un po’ di recensioni in giro, mi sembra di capire che tutti giudicano questi escamotage come una descrizione della follia in cui sta cadendo il protagonista/narratore. Ci sta, però non mi pare riuscitissima come scelta. Perdente da sempre, Dolly, venditore porta a porta, non è poi così furbo si come crede, e nemmeno una gran brava persona: lasciato dalla moglie, riceve la visita di un’anziana signora che gli propone di pagare in natura -nella figura di sua nipote Mona – il servizio di posate che lui sta tentando di venderle. Frequentandola, viene a sapere che la nonnina prostituisce spesso la nipote in cambio di vari favori e ha accumulato in cantina una bella sommetta, troppo bella per lasciarla marcire lì sotto. Nasce nella testa del nostro perdente il classico piano, ma il diavolo è nei dettagli, e si sa, i piani perfetti non esistono, soprattutto per i perdenti ai margini del sogno americano come Dolly. A parte i problemi di narrazione cui accennavo, è un ottimo noir, divertente e intrigante al punto giusto senza che – per me-  si arrivi al capolavoro, benchè Thompson venga considerato un mago del noir e questo Diavoli di Donne, del 1954, uno dei suoi più bei romanzi.

Massimo Arena

DESCRIZIONE

Dalla sua aveva solo una gran parlantina, tutto quel che gli restava dopo una vita costellata di fallimenti. Finché un giorno non ha bussato alla porta giusta, o forse a quella sbagliata.

In cambio di un servizio di posate, o di un cappotto, un’orribile vecchia è pronta a gettare la giovane nipote fra le braccia di Frank «Dolly» Dillon, commesso viaggiatore in una cittadina dell’America piú profonda. Lui non ci mette molto a capire che da tempo la ragazza viene utilizzata come merce di scambio e affittata al miglior offerente. Grazie ai suoi servigi, la vecchia ha già messo da parte un bel gruzzolo. L’occasione è imperdibile; si tratta di studiare un piano per impadronirsi dei soldi. Peccato che Dolly sia sposato e che sua moglie abbia una tendenza innata a ficcare il naso nelle sue faccende. Tanto piú quando sente odore di soldi facili.

 

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