Lo schiaffo – Christos Tsiolkas

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L’idea è ottima: un gesto istintivo e non ponderato come quello di uno schiaffo dato da un adulto ad un bambino troppo viziato in piena crisi isterica, scatena una serie di reazioni contrastanti che manda in rovina uno spaccato sociale credibile, distrugge matrimoni saldi e la tranquillità di un’intera comunità borghese australiana. Incapaci di un qualsiasi genere di perdono e di ragionevole trattativa verbale, i genitori faranno causa all’adulto responsabile dello schiaffo, innescando la bomba legale che minerà, tout court, i rapporti con il loro contesto vitale. Fazioni si formano e si disgregano, si raccontano alla luce di un crepaccio ideologico che denuda debolezze e ipocrisie morali. Parenti e amici si dividono tra chi giudica lo schiaffo innocuo e persin necessario e chi invece si isterizza ciecamente per la violenza del gesto. Da qui l’affiorare di differenze di genere, culturali, razziali, religiose, di ceto sociale e chi più ne ha, ne metta. Il senso di tutto è che no, finchè anche un solo uomo crederà ciecamente in un principio portandolo alle estreme conseguenze, non ci potrà essere pace e coesistenza tra le diversità. In Australia su questo libro ci hanno già fatto una serie (che magari guarderò). Tsiolkas è uno scrittore di media bravura, molto vicino a Jonathan Franzen e con una certa ironia alla Jonathan Coe, non strabilia ma tiene il ritmo di un libro di dialoghi, e anche se il senso di tutto e fin troppo evidente e didascalico, si scovano anche interessanti sottotesti. Non un capolavoro, ma consigliato.

Nicola Gervasini

DESCRIZIONE

È un delizioso pomeriggio di fine estate a Melbourne, un tempo perfetto per i numerosi familiari, amici e colleghi accorsi al barbecue di fine settimana di Aisha e Hector. Hugo, il putto tanto bello quanto pestifero, forse perché ancora allattato dalla mamma ed educato secondo i nefasti principi della più sfrenata anarchia, con grande disgusto di Hector e dei suoi, sferra un calcione negli stinchi di Harry. E il cugino Harry platealmente, lentamente, leva in alto il braccio a fendere l’aria e poi a colpire il bambino con uno schiaffo che echeggia nell’aria e incrina il crepuscolo. Da quel momento l’esile equilibrio di quella piccola comunità, fatta di culture e mondi differenti, crolla.

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