Io e Mabel (ovvero l’arte della falconeria) – Helen Macdonald #HelenMacdonald

io-e-mabel-einaudi1

Ciao amici, come va l’estate? Le mie vacanze stanno già per finire, e le ho passate in gran parte in compagnia di un libro bello ma pesante: Io e Mabel di Helen Macdonald.
È la storia vera e autobiografica dell’autrice che per superare la morte del padre decide di addestrare un astore, cioè un uccello rapace particolarmente imprevedibile e sanguinario.
Tutto il libro si basa sul racconto della vita simbiotica tra lei e Mabel, sulla progressiva trasformazione della donna in un essere selvatico e, parallelamente, sulla proiezione di caratteri umani che Helen attribuisce al suo astore.
È un libro che scava molto in profondità nell’analisi dei comportamenti umani e animali e delle motivazioni che ci sono dietro. È un libro che affronta la depressione in maniera lucida e convincente, ma insieme originale – perché questo modo di affrontare un lutto, ne converrete, è quanto mai bizzarro.
Tutto avviene nei dintorni di Cambridge (dove la donna insegna) – la cui natura è un personaggio fondamentale della storia – e sullo sfondo della vita di uno scrittore famoso in Inghilterra, che scrisse un libro sul suo rapporto con un astore che è unanimemente considerato l’anti-trattato di falconeria per eccellenza, dato che sbagliò ogni singola mossa dell’addestramento. Si tratta di T. W. White, da cui Disney adattò La spada nella roccia.
Ho faticato molto a proseguire e a finirlo, ma mi rendo conto del valore di questo libro, e ve lo consiglio se siete molto felici o se vi piace sapere nel dettaglio il nome di tutte le specie animali e vegetali che popolano l’Inghilterra nonché se dovete addestrare il vostro rapace domestico.

Daniela Q.

DESCRIZIONE

Nelle prime pagine del libro Helen Macdonald riceve una telefonata: il padre, celebre fotoreporter, è morto all’improvviso d’infarto. Priva di legami e di un lavoro stabile (è ricercatrice associata part-time all’università di Cambridge), Helen si accorge bruscamente di non avere nulla che possa distrarla dal lutto e sprofonda in una violenta depressione. Passano i mesi: instaura una relazione sentimentale e poi la sabota, legge testi sul lutto, si isola, si trascina. Poi, d’improvviso, un sogno ricorrente sui falchi fa scattare in lei una sorta di epifania: per uscire dal gorgo che la soffoca addestrerà un falco, ma non un falco qualsiasi, piuttosto un astore, uno dei piú grossi e feroci rapaci che esistano, un animale del sottobosco, sanguinario e predatore. Cosí entra in scena Mabel, «un rettile. Un angelo caduto. Un grifone uscito dalle pagine miniate di un bestiario». Helen si ritira dalla comunità per dedicarsi esclusivamente all’addestramento dell’animale, in un isolamento ossessivo. Il racconto dell’addestramento, dell’osservazione del comportamento della giovane Mabel, della paura, della fascinazione e della strana tenerezza che prova per l’animale, s’intreccia con la rilettura del libro The Goshawk di T. H. White e quindi con la rievocazione della biografia di questo scrittore, autore tra le altre cose di un libro su Artú poi ripreso dalla Disney in La spada nella roccia. Mentre segue il suo astore che caccia, Helen si accorge con sgomento della propria metamorfosi in puro istinto, della propria trasformazione progressiva in qualcosa di selvatico. Scopre, a mano a mano, la natura selvaggia del lutto stesso e del fatto di esservi immersa al punto da perdere la propria identità umana nel tentativo di diventare distaccata e invulnerabile come il suo astore. La sua identificazione con il rapace che uccide fagiani e conigli, ma anche con le vittime di quella ferinità, rappresenta una contraddizione talmente faticosa che rompe in qualche modo il sortilegio perverso che si era tirata addosso. A poco a poco Helen comprende che «le mani umane sono fatte per tenere altre mani», non solo per indossare un guantone e portare un falco. Capisce il suo bisogno di comunità, l’idiozia dell’isolamento esasperato e in qualche modo comincia a rientrare nella società, anche accettando di curare la sua depressione. Cosí Mabel smette di essere forzatamente un simbolo e il suo falconiere può finalmente permettersi di guardare (e rispettare) l’animale per quello che è. E tornare alla vita.

ioem

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...