Antonio Manzini – Sull’orlo del precipizio

orlo

brevissimo divertissement di antonio manzini, che abbandona la saga del vicequestore schiavone a favore di un racconto apocalittico sul mondo dell’editoria.

qualche velato riferimento all’attualità (la fusione mondadori-rizzoli) e molti paradossi su un grande fratello che per ragioni di marketing costringe gli autori di successo a riscrivere i grandi classici con un linguaggio e trame più in linea con i gusti di un pubblico televisivo.

in realtà questo racconto ci avrebbe fatto felici in piena epoca berlusconiana e non avrebbe sfigurato fra le pagine di uno speciale di micromega.

oggi, in tempi di normalizzazione, appare come un mero esercizio di stile simpatico, ma che difficilmente giustifica la pubblicazione come volume a sè.

andrea sartorati

Una grande fusione tra case editrici concentra il potere di pubblicare libri nelle mani di pochi potentissimi manager. Il grande scrittore deve rassegnarsi a mutilare il suo capolavoro per vederlo pubblicato. Questo libro di Manzini, che prefigura un futuro catastrofico, forse voleva essere un testo di denuncia, ma come racconto è esagerato, con personaggi grotteschi, che mancano di qualsiasi credibilità e profondità: in questo modo anche le pretese di denuncia falliscono perchè tutto è la realtà prefigurata è troppo poco plausibile per essere inquietante. L’ho letto in meno di un’ora e solo per questo sono arrivato in fondo. Il librettino è scritto di fretta e con intenti moralistici ma, e qui la morale cede un pochino, viene fatto pagare per buono, sfruttando il nome famoso dello scrittore ed è fatto uscire sotto Natale, approfittando del fatto che un regalo da 8 € non si nega a nessuno. Operazione non nobilissima.

descrizione

Cosa succederebbe se tutte le principali case editrici italiane si trovassero raggruppate sotto un’unica sigla? Giorgio Volpe è il più grande scrittore italiano, una potenza nel campo delle lettere. Alla consegna del nuovo romanzo “Sull’orlo del precipizio”, scopre che una cordata di investitori ha inghiottito la sua casa editrice. Ora al comando sono caricature in completo scuro che odiano le metafore e “amano le saponette se il pubblico vuole saponette”. Cercando una via di fuga editoriale come un uomo che annega cerca l’aria, Giorgio affonda nel grottesco e nell’angoscia di chi vede messa in discussione la propria libertà di espressione. Antonio Manzini ha scritto una satira spietata ed esilarante. Una distopia alla Fahrenheit 451, dove è il mondo dei libri a bruciare se stesso e non un potere esterno.

 

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